martedì , 14 agosto 2018
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C’è l’accordo su Basilea III, ma Londra strappa un rinvio

Il 4 marzo si è riunito a Bruxelles il vertice dell’Eurogruppo, seguito come di consueto dalla riunione del Consiglio ECOFIN. I ministri dell’economia dell’eurozona hanno fatto il punto sulla situazione economica nell’area dell’euro e hanno proseguito il dibattito su alcune questioni inerenti lo European Stability Mechanism (ESM), soffermandosi in modo particolare sullo strumento di ricapitalizzazione diretta delle banche in difficoltà.

Per quanto riguarda Cipro, l’Eurogruppo ha accolto con favore l’impegno del neoeletto Presidente Nicos Anastiades a collaborare attivamente con i partner europei per raggiungere, possibilmente entro la fine di marzo, un accordo sul prestito dai creditori internazionali. L’isola necessita infatti di circa 17 miliardi di euro per salvare il proprio sistema bancario. Il Commissario per gli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn, ha aggiunto che la definizione dei termini dell’accordo terrà in considerazione i risultati della valutazione indipendente, commissionata dal governo di Nicosia, per l’introduzione di misure anti-riciclaggio all’interno delle istituzioni bancarie cipriote.

Per quanto riguarda la Grecia, i ministri dell’eurozona hanno infine notato «con soddisfazione» che la scadenza di febbraio del Memorandum di intesa tra Atene e la Troika è stata rispettata. Il rispetto di ulteriori scadenze per il mese di marzo è la precondizione per il saldo di un’ulteriore tranche da 2,8 miliardi di euro. Nella riunione non si è parlato invece dell’attuale situazione politica italiana, sebbene il ministro Vittorio Grilli abbia provveduto a «informare» i colleghi di quanto sta accadendo attualmente a Roma.

La mattina successiva, il vertice ECOFIN ha aperto alla possibilità che Irlanda e Portogallo possano beneficiare di tempi più lunghi per rimborsare i prestiti ricevuti. Olli Rehn ha accolto con favore la decisione dei ministri di chiedere alla Troika, composta da Commissione, BCE e FMI, di «proporre le migliori opzioni possibili per un potenziale aggiustamento delle scadenze dei prestiti dell’EFSF e dell’ESM al Portogallo e all’Irlanda, in modo da favorire il ritorno dei due Paesi a un pieno accesso ai mercati finanziari» e, indirettamente, rassicurare le opinioni pubbliche europee che l’Unione Europea non è (solo) sinonimo di austerità.

L’ECOFIN ha inoltre raggiunto un accordo di massima sul controverso pacchetto legislativo noto come CRD 4, che recepisce gli accordi Basilea III prevedendo nuovi criteri patrimoniali e limiti alle remunerazioni nelle banche. Tuttavia, la presidenza irlandese ha preferito delegare al COREPER (Comitato dei Rappresentanti Permanenti degli Stati membri) il compito di portare a termine il negoziato con il Parlamento Europeo in merito ai limiti sui bonus dei banchieri. Questa decisone risponde non soltanto all’esigenza di precisare alcuni dettagli tecnici, ma anche (e soprattutto) alla volontà di evitare un voto che avrebbe messo a nudo le divergenze esistenti in seno all’ECOFIN.

“Basilea III” è un complesso insieme di provvedimenti varati dal Comitato di Basilea nel 2010 in risposta alla crisi finanziaria globale, per rafforzare la regolamentazione, la vigilanza e la gestione del rischio del settore bancario che fissano in particolare standard per la sicurezza patrimoniale delle banche e nuovi vincoli di liquidità. Scheda sintetica: http://www.bis.org/bcbs/basel3/b3summarytable_it.pdf

Come scrive Beda Romano sul Sole 24 Ore, il Regno Unito già nei giorni precedenti aveva dato voce a numerose critiche circa l’obiettivo di limitare le remunerazioni dei banchieri al doppio dello stipendio fisso. Ieri mattina, il Cancelliere dello Scacchiere britannico George Osborne è stato l’unico dei 27 a opporsi in maniera risoluta al bonus cap, in nome degli interessi della City di Londra. La presidenza irlandese ha poi fatto capire che, nonostante l’opposizione della Gran Bretagna, le regole sulle remunerazione dei banchieri non sono in discussione e solo alcuni limitati dettagli tecnici potranno subire modifiche. Come nota Alex Barker sul Financial Times, l’unica consolazione per Osborne è stata di essere riuscito a strappare l’appoggio di Roma e Berlino. Sia il ministro tedesco Wolfgang Schaeuble sia il ministro italiano Vittorio Grilli hanno infatti espresso l’auspicio di arrivare nei prossimi negoziati tecnici ad un consenso più ampio, che vada oltre la semplice maggioranza qualificata e che possa dunque includere anche la Gran Bretagna. Lo spazio di manovra per ridurre il divario con Londra sul tema dei bonus sembra però alquanto ridotto.

Il Commissario per il Mercato Interno e i Servizi, Michel Barnier, ha infatti chiarito durante la conferenza stampa che i principali elementi del testo legislativo non cambieranno e che non c’è alcuna possibilità che la clausola in base alla quale i bonus dei dirigenti bancari non possono superare il livello dello stipendio annuale venga modificata, dal momento che i ministri hanno ormai dato il via libera “politico” al testo.

Anche i parlamentari europei non sembrano disposti a far concessioni di sorta: il relatore per il Parlamento Othmar Karas ha avvertito di «non vedere alcuna ragione per riaprire il compromesso raggiunto la settimana scorsa» a causa di trascurabili «divergenze interne» tra gli Stati membri. Ancora una volta, Londra si è trovata più che mai isolata e incapace di imporre il proprio punto di vista sul “continente”: il massimo che Osborne è riuscito a strappare ai suoi colleghi europei è stato niente più che un rinvio.

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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