domenica , 18 febbraio 2018
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Cipro: accordo a spese di investitori e sistema bancario

Guardando alla crisi dei debiti sovrani europea come ad una guerra cominciata in Grecia e propagatasi ad Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e, infine, a Cipro, occorrerebbe trovare vincitori e vinti della battaglia che ha deciso le sorti di questa piccola ma influente isola che ha tenuto l’intera Europa con il fiato sospeso.

Cominciamo dai vincitori: su tutti, il governo del presidente Anastasiades ed il Parlamento Cipriota.

Governo e Parlamento hanno collaborato per trattare fino all’ultimo con le istituzioni europee e con il Fondo Monetario Internazionale, strappando l’accordo più vantaggioso possibile. Innanzitutto si sono assicurati i 10 miliardi di euro di aiuti internazionali che salveranno il Paese dalla bancarotta e riporteranno per qualche tempo la calma sui mercati. L’ultima versione dell’accordo, inoltre, salvaguarda i correntisti sotto i 100.000 euro, rispettando la normativa dell’Unione Europea  che garantisce i depositi al di sotto di tale ammontare. Anastasiades poi, grazie all’emergenza, è riuscito ad approvare delle misure molto importanti per la stabilità a lungo termine, ossia il controllo dei capitali in uscita, una maggiore trasparenza del sistema bancario ed una limitazione dell’uso del denaro contante che avvicina l’isola agli standard europei.

Infine la lotta del governo cipriota è stata fondamentale per sottolineare in modo indelebile due aspetti che l’Unione Europea ha rischiato di smarrire. Il primo è che nessuna decisione deve essere imposta a quegli Stati che mostrano la buona volontà di risanare la propria economia e che nei giusti limiti questi ultimi debbano avere margini di manovra nel cercare il giusto mix tra austerità e salvaguardia dall’autodistruzione economica. Il secondo aspetto è che l’azzardo morale delle banche non deve essere per forza pagato dai cittadini.

L’ultima bozza dell’accordo prevede che pagheranno le perdite coloro che hanno investito in attività finanziarie rischiose quali obbligazioni, fondi e depositi delle dissestate banche cipriote. In un’economia di mercato esiste il rischio di investimento e questo non deve essere trasferito sulla collettività, per quanto possibile. Il principio “too big to fail” continuerà ad esistere, ma d’ora in poi non sarà generalizzato o prioritario rispetto a tutti gli altri stakeholder.

Tra gli sconfitti, i grandi investitori (anche internazionali) che dovranno subire haircuts fino al 30% – 40% e banche cipriote dissestate che dovranno ricevere una pesante cura dimagrante. L’ipertrofico sistema finanziario dell’isola dovrà ridimensionarsi agli standard europei entro il 2018. Le istituzioni internazionali come Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea hanno vinto e allo stesso tempo, perso credibilità. Sono riuscite ad assicurarsi la stabilità finanziaria dell’Area Euro, ma in principio hanno commesso degli errori madornali proponendo manovre economiche affrettate e controproducenti. A quel punto non hanno potuto far altro che farsi dettare l’agenda dal piccolo ma coraggioso e battagliero azionista di minoranza.

Il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy si dice soddisfatto ed ipotizza nuove misure per la crescita per rimettere in moto l’occupazione giovanile a Cipro. Sharon Bowles, capo della commissione affari economici e monetari del parlamento europeo si dimostra un’intelligente stratega ed un’ottima analista. Davanti ai giornalisti, Bowles si mostra fiera dell’impegno europeo nel riaffermare la possiblità che le banche siano soggette a fallimento, fatta salva la garanzia dei piccoli depositi. Una dovuta nota di umiltà ed autocritica la caratterizza quando afferma che i leader europei hanno troppo improvvisato nel risolvere l’emergenza e che è insostenibile che l’Unione debba vivere in uno stato di costante pericolo.

L’istituzione che esce meglio dall’affaire Cipro è forse la Bce. Ha insistito per un accordo fino all’ultimo, minacciando di interrompere la liquidità d’emergenza alle banche cipriote se entro oggi non si fosse trovata una soluzione. Ed ora garantirà la solvibilità dell’intero sistema bancario cipriota, sostituendo ai conti correnti e alle obbligazioni le sue speciali linee di credito al tasso europeo di sconto. Inoltre ha ottenuto la liquidazione della disastrata Banca Laiki, che smetterà di essere un incubo per Francoforte. La preoccupazione maggiore per Draghi tornerà presto ad essere Bankia ed il suo azionista principale: il governo spagnolo. Nel giorno in cui Cipro è stata salvata e le borse europee sono tornate a respirare, la banca spagnola è stata declassata ed il suo valore azionario crollata del 44% sul listino di Madrid. Il tormento dell’Eurozona pare non finire più.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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