martedì , 20 febbraio 2018
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Cipro ottiene il bailout: stangate sui patrimoni per coprire il deficit

Si apre una settimana difficilissima per la piccola Repubblica di Cipro. I rappresentanti del governo di centrodestra di Nicos Anastasiades hanno trattato fino all’ultimo con l’Unione Europea per ottenere il prezioso piano di salvataggio che potesse salvare l’isola dalla bancarotta. Alla fine l’accordo è stato raggiunto e Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale verseranno presto i 10 miliardi di importantissimi aiuti, pari al 55% del Pil cipriota. Una cifra quasi insignificante se suddivisa tra tutti i Paesi dell’Unione, ma fondamentale per spegnere il focolaio del contagio che potrebbe innescare una nuova crisi dei debiti sovrani.

Cipro non riceverà tuttavia aiuti senza mostrare un impegno verso il risanamento dei conti pubblici. Il governo cipriota è stato così costretto a varare una manovra molto pesante: poiché il bilancio statale necessita di una cifra pari a 17,5 miliardi di euro, e solo 10 verranno erogati da Ue e Fmi, gli altri andranno ricavati tramite una legge di bilancio straordinaria.

Ciò che stupisce e va un po’ controcorrente alle classiche direttrici del rientro del deficit, è che Cipro non varerà alcuna riforma strutturale. Il governo si è vantato davanti alle telecamere del fatto che non vi sarà riforma delle pensioni e non verranno toccati gli stipendi. In compenso, se domani il parlamento darà il via libera, l’esecutivo varerà una delle più pesanti patrimoniali della storia. Un prelievo forzoso una tantum del 9,9% sui conti correnti che contengono più di 100.000 euro e del 6,5% su quelli che ne contengono meno. I cittadini non potranno sottrarsi al pagamento poichè tutti i conti sull’isola sono stati bloccati per due giorni. Una mossa disperata e forse un po’ brusca che rischia di provocare numerosi effetti collaterali.

Innanzitutto la scelta di colpire i depositi sotto i 100.000 euro con un’aliquota così elevata creerà un crollo immediato dei consumi che potrà trascinare la debole economia cipriota verso una recessione più grave e rischierà di far aumentare la disoccupazione (già vicina al 15%). Inoltre la tassa che prosciuga i conti bancari farà crollare improvvisamente il totale della raccolta bancaria, provocando un indebolimento notevole del rapporto passività/attività ed una futura stretta del credito verso cittadini e imprese.

Questa tassa fulminea, infine, che va di pari passo al congelamento temporaneo dei conti, potrebbe creare un’insanabile frattura tra governo e cittadini. Questi ultimi, sentendosi traditi e temendo nuovi prelievi sui propri conti, potrebbero essere tentati dal prelevare gli ultimi risparmi e conservarli sotto forma di contante. In questo modo si innescherebbe un circolo vizioso in grado di danneggiare ancora più gravemente gli istituti di credito ciprioti. Forse non è ancora tutto perduto e l’Unione Europea potrebbe avere ancora numerosi margini di manovra. Potrebbe aumentare la dotazione degli aiuti in cambio di vere riforme strutturali e non pesantissimi interventi una tantum dai benefici dubbi. Serviranno scelte giuste in tempi adeguati per far sì che Cipro sia l’ultimo degli Stati europei colpiti dall’effetto domino propagatosi dalla crisi delle finanze greche.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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