lunedì , 26 febbraio 2018
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I costi dell’uscita dall’euro

Nel 2011 UBS paragonava l’euro all’Hotel California, in cui  come cantavano gli Eagles “ you can check out, but you can never leave”: puoi entrarci senza farne ritorno. Se è vero che i Trattati non prevedono meccanismi per l’abbandono della moneta unica e il conseguente ritorno alla moneta nazionale, il Trattato di Lisbona contempla la possibilità per uno Stato membro di lasciare l’Unione Europea e, di conseguenza, l’unione monetaria. La possibilità di espulsione è sicuramente la più irrealistica, perché non viene in alcun caso contemplata dai Trattati europei, obbligando gli Stati membri e la commissione al perseguimento di una soluzione politica, come citato dall’articolo 126 del Tfue; è invece permesso l’abbandono volontario, anche ingiustificato, come atto di sovranità di un singolo Paese qualora questo sia conforme alle sue regole costituzionali interne. I pareri di esperti e analisti divergono quando si tratta di capire se sia possibile il ritorno alla moneta nazionale senza necessariamente doversi congedare dall’UE.

La complessità dei meccanismi di uscita sottintende la necessità di dover affrontare un lungo iter procedurale, passando per negoziazioni condotte tra Stati membri e spiegando la vela con tutta probabilità verso una terra sconosciuta, con mercati turbolenti a rendere ancora più ardua la navigazione. Il ruolo svolto dalla trattativa privata tra i vari Paesi non dev’essere sfuggita a Merril Lynch, che in un’analisi suggerì ai PIIGS di mostrarsi intenzionati a lasciare l’eurozona per stimolare la Germania a pagare per la loro permanenza. La principale tesi di chi sostiene che l’uscita dall’euro sia una via indispensabile per i paesi più deboli dell’eurozona, consiste nell’evidenziare i benefici che porterebbe l’utilizzo di una moneta sovrana e la piena autonomia in fatto di politiche monetarie. In particolare, sarebbero le svalutazioni competitive a ridare all’economia in recessione il colpo di reni in grado di rimetterla in piedi. Il ritorno ad una moneta nazionale porterebbe infatti ad un regime di cambi flessibili, in cui è il mercato, nell’incontro tra domanda e offerta di moneta, a determinare il valore di una valuta. Essendo questa proposta dedicata ai Paesi più in difficoltà all’interno dell’area euro, si verificherebbe un’immediata svalutazione della nuova moneta che, secondo gli analisti, si assesterebbe tra il 40 e il 50% nel brevissimo periodo.

Tutti i debiti e crediti dei privati e del settore pubblico verrebbero convertiti al valore di conversione nominale iniziale, bruciando, di fatto, gran parte del loro valore, e portando così un beneficio ai debitori, in particolare al debito pubblico; gli Stati “secessionisti” si ritroverebbero a dover restituire un importo reale minore di quanto pattuito in euro, alleggerendo il fardello che pesa sulle casse pubbliche. Il beneficio finanziario si accompagnerebbe a quello economico, prodotto dalla forza competitiva degli esportatori nazionali che porterebbero sul mercato internazionale i propri beni e servizi ad un prezzo minore, nonostante il valore reale ai loro occhi non sia mutato,  creando così un boom di domanda tale da rilanciare le imprese nazionali, il lavoro, e di conseguenza i consumi interni.

Chi, per sostenere tale soluzione, prende ad esempio i casi storici di svalutazione competitiva avvenuti nel passato, si limita ad osservare solo il breve termine. Ad ogni fase di politica monetaria espansiva, segue un ciclo economico conosciuto e temuto, il cosiddetto “boom and bust” (espansione e crisi). L’aumento di offerta monetaria creerebbe dapprima le condizioni di un rilancio dell’esportazione, seguita tuttavia da bolle speculative per nulla trascurabili e causate dalla distorsione del mercato ad opera della politica monetaria artificiosa, incentivando i malinvestimenti nati dall’improvviso accumulo di ricchezza fittizia. Una ripresa economica dunque ben lontana dall’essere sostenibile e duratura, come hanno dimostrato Argentina e Russia, illustri esempi di svalutazione competitiva degli ultimi anni.

L' Autore - Riccardo Barbotti

Webmaster e Redattore - Dottore in Ingegneria dell'Organizzazione d'Impresa al Politecnico di Torino, laureando magistrale in Ingegneria Gestionale. Nutro passioni variegate: tra le citabili, politica, tecnologia e letteratura. Per interesse personale e per formazione scrivo principalmente di economia e finanza; inoltre - per gli stessi motivi - curo il sito web di questa rivista.

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54 comments

  1. Io non capirò mai come sia stato possibile che tanta gente in questi anni abbia discusso di “uscita dall’euro”. Ma quando c’era la lira qualcuno a Firenze ha mai proposto il ritorno al fiorino del Granducato di Toscana ? O allo scudo pontificio a Roma ? O al ducato nel Regno delle Due Sicilie ? In Germania e in Italia si usa la stessa moneta. Stop. Come in Oklahoma e in California si usa sempre il dollaro. E nessuno negli USA, in presenza di deficit statali, ha mai pensato a uscire dal dollaro e a spericolate svalutazioni. Se si fallisce si fallisce. Le istituzioni licenziano decine di migliaia di lavoratori pubblici (che non si capisce perché in Italia debbano essere illicenziabili) e si ricomincia.

    Perché perdere tempo a discutere di questioni inutili ? Discutete delle politiche fiscali, del fatto che il bilancio della UE è solo l’1% del PIL mentre quello USA è di circa il 20. Parliamo delle politiche del lavoro, ad esempio. Io sono d’accordo con Barbotti sul riscatto del demonizzato “precariato”, secondo me la tipologia di contratto è un falso problema, molto meglio essere precario in un’azienda dinamica e che valorizza il merito che avere il tempo indeterminato in un’azienda-elefante senza alcuna possibilità di carriera.

    Aggiungo un’ultima considerazione. E’ possibile che rimpiangeremo questi anni di crisi. Ora, forse, un minimo gli sprechi inverecondi delle amministrazioni centrali e periferiche che ci hanno trascinato al disastro sembrano arginati. Tremo al pensiero delle decisioni che possano prendere ministeri e giunte comunali e regionali con un PIL finalmente positivo.

    • Mettere sullo stesso piano i rapporti Germania/Italia con quelli Oklahoma/California è quanto di + intellettualmente disonesto si possa pensare.
      Ci sono delle differenze enormi come una casa a partire dalla lingua e poi dagli interessi economici che nel primo caso sono contrapposti e nel secondo sono simili.
      La letteratura scientifica lo dice da decenni: dare una moneta unica ad economie strutturalmente diverse e in concorrenza tra loro crea solo squilibri commerciali che si amplificano progressivamente creando crisi prima finanziarie, poi economiche, poi sociali ed infine politiche ( con il rischio addirittura di conflitti armati ).

  2. Ciao scusa, perchè in caso di uscita, quel 34 mila euro che so..usate l’ignoranza

  3. Barbotti dimentica 1 cosetta.

    Bolle inflazionistiche e crisi fanno parte della vita dell’uomo. Sono naturali. Negarle significa negare la natura dell’uomo.

  4. Il thread è un po’ vecchio ma quanto mai attuale.
    Io non sono un esperto di economia e non mi piacciono demagogia e populismo. Ma devo ammettere che chiunque mi dia motivazioni per uscire dall’euro mi risulta convincente, al contrario chi vuole convincermi che sia un errore è sempre vago, con pochi argomenti, senza fonti e/o dimostrazioni scientifiche (formule di economia, s’intende).
    Oggi questa corrente per la riconquista della sovranità monetaria sta uscendo allo scoperto, non è più relegata alla sola Internet, ed infatti alcune trasmissioni televisive iniziano a dar spazio a questa voce. Purtroppo però il format sui media è sempre quello della spettacolarizzazione, degli slogan.
    I vari Barnard, Bagnai, i vari movimenti come MMT, ARS, sono tutte voci che hanno centrato l’obiettivo di portare al cospetto delle masse questo tema, e la modalità è dovuta necessariamente essere quella “senzazionalistica”. Ma ora è venuto il momento in cui si può e si deve essere presi sul serio. C’è bisogno di qualcuno che sviluppi un “Piano di Uscita dall’Euro”, nei dettagli, con previsioni a breve, medio e lungo termine. Qualcuno che ci indichi la modalità: come si fa praticamente a uscire dall’Euro? Basta un decreto legge? E che succederebbe subito dopo l’approvazione? Quale sarà il tasso di cambio Euro/Nuova Lira?
    Grazie.

    • over-the-counter

      Ma l’hai letto questo articolo qui sopra? Spiega le conseguenze disastrose delle svalutazioni infinite che ci aspetterebbero. ******************

      Per un paese debole il costo di lasciare l’euro è significativo. Le conseguenze includono: default dello stato, fallimento delle imprese, collasso del sistema bancario e collasso del commercio internazionale. Ci sono poche possibilità che la svalutazione aiuti. Noi stimiamo che un paese debole che lasci l’euro incorra in un costo di circa 9500 – 11500 euro pro capite durante il primo anno. Il costo potrebbe poi ammontare a 3000 – 4000 euro pro capite all’anno negli anni successivi. Questo equivale a un intervallo dal 40% al 50% del PIL nel primo anno.

      • Scusa, dici “Noi stimiamo”… Chi siete “voi”?
        Da dove li avete presi quei dati di cui parli (circa 9500-11500 euro all’anno).
        Forse il “noi” si riferisce a chi ha fatto quello studio che tu citi?
        (per chi non lo sapesse è uno studio dell’UBS) che, attenzione attenzione, si conclude in questo modo : “L’unica copertura contro uno scenario di rottura dell’Euro è di non possedere alcun asset in Euro”.
        Traduzione per chi non avesse capito:”Prendete i vostri soldi e portateli in Svizzera” firmato Unione Banche Svizzere.

  5. Se i politici in tv dicono che uscendo dall’EURO l’ITALIA si ridurrà come i Paesi del Terzo Mondo, allora state tranquilli che sarà l’esatto opposto: loro sono pagati per dire queste bufale.
    Riprendere la nostra SOVRANITA’ MONETARIA sarà la nostra salvezza, così potremo stampare moneta come fa il Giappone o gli USA, e non dipenderemo più dalla BCE e dalla Germania.

    • over-the-counter

      Ci ridurremmo come un’Argentina senza materie prime.

      • Mettere sullo stesso piano i rapporti Germania/Italia con quelli Oklahoma/California è quanto di + intellettualmente disonesto si possa pensare.
        Ci sono delle differenze enormi come una casa a partire dalla lingua e poi dagli interessi economici che nel primo caso sono contrapposti e nel secondo sono simili.
        La letteratura scientifica lo dice da decenni: dare una moneta unica ad economie strutturalmente diverse e in concorrenza tra loro crea solo squilibri commerciali che si amplificano progressivamente creando crisi prima finanziarie, poi economiche, poi sociali ed infine politiche ( con il rischio addirittura di conflitti armati ).

      • Veramente l’Argentina è andata in default perchè aveva agganciato la sua moneta col Dollaro, in modo simile a quello che abbiamo fatto noi col Marco tedesco attraverso la moneta unica. Lei è un esperto di macroeconomia monetaria come il mio cane è esperto di fisica nucleare.

  6. Secondo me voi di Europae prendete finanziamenti pesanti dall’UE o da qualche organismo collegato alla UE. Siete, in pratica, pagati per fare propaganda. Ditemi che non è vero, che vivete della pubblicità sul sito. Ditemi questo. Ditemi che siete in buona fede e non invece, come sospetto (e non solo io) l’ennesimo progetto propagandistico finanziato dal regime dittatoriale UE.

    • Simone Belladonna

      Caro Carlo1968,

      Mi spiace deluderla ma “Europae-Rivista di Affari Europei” non prende finanziamenti da nessuno, e nemmeno l’associazione culturale editrice della stessa “Osare Europa”. La verità è che non viviamo nemmeno di pubblicità sul sito perchè, come può ben vedere, pubblicità non ce n’è.
      Posso dirLe però cosa ci fa vivere e andare avanti: la passione per i temi che trattiamo e la voglia di fare informazione puntuale e approfondita attraverso la competenza di tutti i nostri redattori. Siamo perlopiù ragazzi giovani che hanno qualcosa da dire e lo fanno meglio di molti altri in Italia. Ribadisco che non siamo finanziati da alcuno, proprio perchè riteniamo l’indipendenza e la libertà di esprimere le proprie idee valori irrinunciabili. Tant’è vero che, se Lei avesse voglia di dare un’occhiata più approfondita al sito, scoprirebbe che non risparmiamo grosse critiche alle istituzioni europee.
      Probabilmente io e Lei partiamo da posizioni molto distanti ma non per questo io immagino che Lei sia finanziato da un qualche fronte “Anti-UE”.

      Grazie dell’attenzione,

      Simone

      • Grande Simone! In Italia imperversa il grillismo e il becerume leghista i quali poggiano le loro sgangherate e deliranti tesi sul malcontento e sulla disperazione di parte della popolazione per prendere voti, e quindi quel consenso, che ( vedi Lega Nord) ha portato il Paese al disastro con conseguente emergenza dei conti economici del Paese. Gente ignorante di tutto votata da gente ancora più ignorante ( tranne essere dei geni nello sperperare denaro pubblico ) non può che portare a dove oggi siamo. L’italiano,o Italiota,come ben lo definiva Carmelo Bene, è fatto così. Il primo che risulta essere più bravo a urlare contro lo Stato è quello che in Italia prende subito più voti. C’è un rifiuto dell’intelligenza che, come diceva Camus, se la rifiuti costa assai cara. L’italiano non ha ancora capito che dopo il crollo del muro di Berlino è finita la “trippa”,come dicono a Roma. Ora è meglio darsi da fare e smetterla di chiaggnere e fottere.

        • Solite frasette ad effetto che non vogliono dire nulla, se non la solita retorica autorazzista in stile Scalfari secondo cui gli italiani sono un popolo di scimmie che meritano di essere governati dai tedeschi. Lei è chiaramente un troll.
          Lo ha detto persino la BCE che la nostra non è una crisi derivata dalla finanza PUBBLICA ma da quella PRIVATA determinata dall’aggancio valutario tra economie diverse. Di conseguenza lei sta parlando di ARIA FRITTA perchè smentito dai DATI: i primi paesi ad andare in crisi ci sono stati Spagna e Irlanda che avevano le finanze pubbliche + “virtuose” di Germania e Francia.
          Tra l’altro i DATI ci dicono che anche il debito pubblico che si è creato negli anni ’80 non c’entra nulla con la spesa clientelare, bensì ha a che fare con l’adesione al Sistema Monetario Europeo, guarda caso l’antenato dell’odierna moneta unica.
          Lei è un emerito ignorante! Si apra un libro di storia dell’economia e cominci a studiare.

      • Caro Simone,
        lei parla di informazione, in realtà in questo articolo sovrana è la disinformazione.
        Si parla di svalutazione come se si parlasse di peste, denotando un’assoluta ignoranza persino delle più elementari nozioni di macroeconomia.
        L’euro in questo momento ha già svalutato di ca. il 18% (contro il dollaro USA) e i devastanti effetti vaticinati dall’autore dell’articolo non si sono affatto verificati (anzi dobbiamo registrate, come conseguenza, la sopravvenuta insostenibilità del cambio fisso con l’euro da parte della Svizzera (e quindi una sorta di uscita dall’euro da parte della Svizzera stessa, la quale si avvantaggiava di una moneta artificialmente svalutata, in quanto non allineata ai fondamentali della sua economia, ponendosi in una posizione non molto dissimile da quella che caratterizza la Germania)).
        Inoltre si profila un intervento della BCE (con il famigerato QE) che porterà l’euro, molto presumibilmente, sotto la parità con il dollaro, fatto che determinerà quindi una ulteriore svalutazione dell’euro stesso.
        Ma allora non si vergogna di patrocinare un articolo così scientificamente sconclusionato e addirittura di parlare di competenza da parte del redattore dell’articolo in discorso?
        Oppure non sarebbe meglio specificare chiaramente ai lettori che le congetture esposte nell’articolo, costituiscono mera esternazione di elucubrazioni dell’autore?

    • over-the-counter

      Certo, la solita frasetta del “chi ti paga?”. Il grillino si riconosce tipicamente da questo e dalla assoluta incapacità di sostenere una discussione argomentata nel merito economico.

  7. Questo, anche se ben scritto, o forse soprattutto per questo, è un articolo molto pericoloso, perché in tempi di enorme svalutazione dei redditi (nell’euro) e di depressione della domanda imponente, la disinformazione è eticamente ancor più riprovevole.

    Non so se sia scarsa preparazione economica o volontà di disinformare, ma in fondo cambia poco ora come ora. So, però, che questo articolo è il solito minestrone di falsità e terrorismo psicologico ostile a chi tenta di riconquistare una sovranità valutaria, e quindi economica, e quini fiscale e quindi parlamentare, e liberarsi da trattati che hanno reso Keynes incostituzionale.

    Lasciando perdere castronerie come la svalutazione del 50% (fra l’altro si dice in tempi brevissimi, castroneria nella castroneria), che ormai nessun commentatore serio riesce a sostenere senza conseguenze deleterie di audience, identificare la percentuale di svalutazione con quella di inflazione (come implicitamente si fa per tutto l’articolo) e quindi il legame fra svalutazione e riproposizione della crisi, è come al solito l’architrave delle menzogne euriste.

    Lascio la parola a qualcuno più competente e bravo di me sul tema, ad esempio, della benzina, citato con prevedibilità nel solito trito e ritrito afflato europeista (senza capire che chi vuole la sovranità delle nazioni europee è il più europeista di tutti, mentre i cosiddetti europeisti dell’euro sono quelli da ringraziare per Alba Dorata nel parlamento greco): http://goofynomics.blogspot.it/2013/08/de-benza-italica-anteprima-non-tecnica.html

    • Antonio Scarazzini

      Caro Simone,

      non è disinformazione, si chiama diversità di opinioni. In quanto a Keynes incostituzionale, ti chiederei di verificare il trend nell’ultimo decennio della spesa pubblica italiana, francese e olandese (!) per confutare la tua tesi.

      Cordialmente,
      Antonio Scarazzini

  8. Si può uscire tranquillamente dall’euro cosa che accadrà il prossimo anno, visto che la maggioranza dei paesi non ne vuole più sapere. Quindi la Germania, che vive sulle esportazioni nei paese ex euro..si adeguerà se vorrà continuare a galleggiare..per la BCE potrebbe esserci pure la ghigliottina come la storia insegna 🙂

    • Gentile Alfio,

      Al di là dei riferimenti alla ghigliottina, sui quali mi permetto di glissare, i Paesi che “non ne vogliono più sapere” quali sarebbero?
      Come sa l’eurozona si sta estendendo al diciottesimo Paese, la Lettonia, e la Grecia che molti davano per sicura uscita sta facendo di tutto per mantenere la moneta unica.

      • Infatti in Grecia i risultati di voler mantenere la moneta unica si stanno vedendo…
        La moneta unica si romperà, così come a suo tempo si ruppe lo SME, per un unico motivo: è insostenibile…

        • Gentile Antonio,

          La moneta unica doveva rompersi all’incirca un anno fa. E invece siamo ancora qui. Diciotto invece che diciassette. Aspettiamo con ansia che la Sua previsione si realizzi, a quel punto potremo darLe ragione.

          • Veramente non è una MIA previsione, ma di diversi Nobel… Io non posso che condividerla guardando questa l’Europa…

  9. come non detto… è riapparso. 🙂 Forse è stato solo un problema di aggiornamento della pagina. Mi scusi.

  10. Che strano, il mio commento non è più in “fase di moderazione”…
    …come se fosse stato cancellato.

    • Caro Antonio, rispondo a questo tuo messaggio anziché all’altro (troppi commenti nidificati).
      Il tuo commento come hai notato non è stato cancellato: noi cancelliamo solamente gli interventi offensivi, lo spam e i turpiloqui, tutto il resto viene ovviamente tenuto com’è ed è anzi gradito perché stimola il dibattito. Quindi, per quanto mi riguarda, non stiamo guerreggiando personalmente io e te su chi abbia ragione, ma stiamo invece confrontando punti di vista chiaramente diversi trovando infine, magari, una sintesi comune. E cerco sempre di confrontarmi in modo rispettoso con chi la pensa diversamente da me non per perbenismo o per policy aziendale, ma perché non sto conducendo alcuna una crociata verso gli euroscettici e, in realtà, venire smentito non mi addolorerebbe poi più di tanto.

      Tornando al punto in questione ti dico brevemente come la penso. Io non ho mai creduto che il rapporto Debito/Pil fosse l’unica variabile su cui si gioca l’andamento di un’economia: dici giusto, la Germania ha un rapporto molto più elevato rispetto all’Irlanda, eppure non c’è paragone tra le economie dei due Paesi. Nell’articolo ho fatto notare invece come sia invece più doloroso il pagamento di un debito: la Germania ha goduto e gode di tassi di interesse irrisori, mentre l’Irlanda l’opposto. Quale causa? La sfiducia degli investitori nel Paese in questione; evidentemente questi investitori non valutano solo il debito/pil accumulato finora, ma si basano su previsioni sull’andamento economico futuro. Uscire dall’Euro per un Paese debole come l’Italia significherebbe certamente un rialzo vertiginoso dei tassi sul debito, rialzo accentuato anche a causa dello stock che già abbiamo da pagare e che genera dunque sfiducia. Per capirci: se io sono un banchiere e devo decidere a chi prestare del denaro, lo presterò a chi sarà in grado di restituirmelo; se tu hai già un gran debito ma sei perfettamente solvente, allora posso prestarti senza problemi; se invece tu hai debito più piccolo, ma la tua solvenza scricchiola, allora ci penserei due volte.

      Per quanto riguarda la precarizzazione del lavoro. La mia è una posizione scomoda e criticabile, lo riconosco, ma io credo che il mondo vada verso il precariato e non possiamo sottrarci a questo fatto. La Germania ha un sacco di precari, è vero, ma stanno così male? Non fraintendermi, non dico che il precariato sia bello; dico, se grazie al precariato riusciamo bene o male a lavorare tutti e a star mediamente bene, siamo sicuri che sia meglio costringere al posto fisso generando un mare di disoccupazione che non riesce a venire riassorbita? Se vogliamo competere con economie liberali, non possiamo continuare a giocare con le nostre regole e pretendere di vincere. E la speranza di poter evitare il boccone amaro uscendo dall’Unione Monetaria e svalutando ad ogni soffio di vento, beh, è una speranza vana. Lasciando da parte tutte le conseguenze politiche, geopolitiche e commerciali, e discutendo solo di economia: davvero crediamo che la scelta di svalutare all’infinito per poter essere sempre i più competitivi sia sostenibile? Non è una vittoria un po’ facile?

      • Buongiorno, volevo intanto scusarmi ancora per aver pensato che il mio commento fosse stato rimosso. Come ti ho anche scritto sopra ho avuto un problema con il refresh della pagina ed il commento non risultava più in “fase di moderazione”. Non è per te, ma, purtroppo, mi capita spesso che i commenti “non graditi” non vengano pubblicati. Comunque, errore mio. 😉

        Per venire al punto…

        Tu dici : “la Germania ha un rapporto molto più elevato rispetto all’Irlanda, eppure non c’è paragone tra le economie dei due Paesi”

        Sono d’accordo, ma allora come si può pensare che la stessa moneta vada bene per entrambi i paesi?
        Il valore della moneta ha SEMPRE indicato il valore dell’economia.
        Quando uno stato è in surplus commerciale (vende molto all’estero quindi la sua moneta è molto richiesta) questa si apprezza (si rivaluta), quando invece uno stato è in deficit commerciale (non vende all’estero quindi la sua moneta è poco richiesta) questa si svaluta e rimanda in pareggio la bilancia dei pagamenti.
        E’ sempre stato il mercato a decidere il valore della moneta.

        Tu dici : ” se io sono un banchiere e devo decidere a chi prestare del denaro, lo presterò a chi sarà in grado di restituirmelo”
        Senza ombra di dubbio, ma c’è un piccolo problema. Chi controlla la moneta?
        Noi oggi abbiamo l’Euro, ma di chi è l’Euro? Di certo non è “nostro”. L’euro è una moneta straniera per noi. Ci viene prestata, e va restituita con gli interessi. Dove si prendono questi interessi da restituire? Boh!!!
        Ti faccio un esempio che ho letto tempo fa da qualche parte e fa capire velocemente quello che intendo.
        Decidiamo di colonizzare Marte. 1000 uomini partono e fondano l’unica città di Marte.
        …io mi metto a fare il pane, e sono l’UNICO SULL’INTERO PIANETA CHE PUO’ FARLO. Nessun’altro, solo io.
        Arrivi tu, che sei il cliente, e vuoi 1 Kg di pane, e mi chiedi : “Quanto costa?”
        Ed io : “Costa 1 Kg e mezzo di pane”!
        Potrai mai pagarmi quel debito?

        Ecco con l’euro (che è una moneta straniera di cui lo stato non ha il controllo) è la stessa cosa.
        Lo spread di un’Italia fuori dall’Euro non sarebbe “vertiginoso” come tu affermi in quanto l’Italia tornerebbe padrona della propria valuta e potrebbe SEMPRE ripagare il proprio debito. Intendo che la Banca d’Italia DEVE tornare ad essere una vera banca centrale, sotto il controllo diretto del ministero del tesoro e di certo non privata. Così com’era prima del 1981!
        Prima del divorzio i tassi di interesse erano contenuti, in quanto la banca d’Italia (quindi il ministero del tesoro) era compratore di ultima istanza ed era lo stato che decideva, in base al tasso d’interesse, se fare espansione monetaria o no. Bastava giocare con il tasso maggiore o minore dell’inflazione. Se l’interesse promesso è maggiore dell’inflazione stai arricchendo chi compra il tuo titolo, se l’interesse è inferiore lo stai “impoverendo”.
        http://www.olympuslabs.org/wp-content/grafico-relazione-rapporto-debito-pubblico-su-pil-e-governi.png
        Il “problema” debito in Italia nasce nel 1981, ovvero quando avviene il divorzio. Da quel giorno la Banca d’Italia(divenuta privata) non è più obbligata ad acquistare i titoli di stato, quindi il tasso di interesse sale(per normale logica del profitto degli azionisti della banca d’Italia), e, senza addentrarci troppo nello specifico, poi arriva lo SME che peggiora ancora di più la situazione. Nel 1992 i tassi di interesse Italiani erano molto alti per il semplice motivo che dovevamo mantenere la stabilità del cambio con l’ECU. Quando ci rendemmo conto che la cosa non era sostenibile uscimmo dallo SME, svalutammo del 20% e i tassi di interesse SCESERO!!! Scesero perché l’economia era ripartita e, come hai detto tu prima, “se un’economia va bene gli investitori si fidano”.
        Questa è la bilancia dei pagamenti Italiana.
        http://it.wikipedia.org/wiki/File:Italian_current_account_balance.jpg
        Guada la differenza fra quando siamo in un regime di cambio fisso (SME fino al 1992 e dal 1997 al 1999 ed EURO dal 1999 in avanti), e quando invece siamo in un periodo di “libertà monetaria”.

        Ancora, tu dici: “La mia è una posizione scomoda e criticabile, lo riconosco, ma io credo che il mondo vada verso il precariato e non possiamo sottrarci a questo fatto.”
        Io penso che il mondo vada nella direzione in cui la politica vuole mandarlo.
        In Germania nel 2003 sono state fatte le riforme che hanno precarizzato il lavoro. E’ chiaro come queste riforme siano state fatte a danno dei lavoratori ed a vantaggio delle aziende con il benestare del governo e dei sindacati.
        Bisogna ricordarsi chi è l’autore di quella legge. Peter Hartz. Quest’uomo era l’amministratore delegato della Volkswagen (un po’ come se in Italia la riforma del lavoro la facesse Marchionne, io non mi fiderei più di tanto), ed aveva quindi tutto l’interesse ad abbassare il costo del lavoro(leggi : “caro dipendente ti abbasso lo stpendio”) per aumentare i profitti delle aziende(Infatti in Germania, dall’entrata in vigore della legge, le disuguaglianze sociali sono aumentate molto più che nel resto dell’Europa, i lavoratori sono più poveri e le aziende e i grandi manager sono più ricchi).
        Ma come ha fatto Peter Hartz a convincere i sindacati ad accettare una cosa del genere?
        http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/01/Hartz_Volkswagen_18gen.shtml?uuid=d465bdd0-a6cc-11db-a363-00000e25108c&DocRulesView=Libero

        Mi sto dilungando troppo?

        • Fabio Cassanelli

          Caro Antonio scusa se mi intrometto. Volevo portare il mio personale parere.
          Secondo me dipende molto dalla gestione dei governi delle finanze statali.
          Vedi il Giappone. Ha una moneta sovrano ed un debito che si sta avvicinando al 250% del PIL.

          Ti consiglio questo articolo: http://www.rivistaeuropae.eu/economia/crolla-la-borsa-giapponese-labenomics-e-gia-in-difficolta/

          p.s. continua a seguirci che oggi dovrebbe arrivare un aggiornamento sull’Abenomics! 🙂

          • Fabio Cassanelli

            p.s. ti ricordo che in Italia nel 1980 c’era un tasso di inflazione media del 19,8%. Tassi bassi ok, ma ka stangata ce la prendevamo per vie traverse.

          • Grazie per il tuo parere. E’ sempre un piacere poter ascoltare le idee altrui.

            A me risulta che il debito del Giappone non sia un problema per nessuno.
            Mi sembra di ricordare che il G20 ha dato il suo assenso ad una politica di espansione monetaria del Giappone (espansione monetaria = nuovo debito).
            Mi sembra di ricordare che i titoli di stato Giapponesi, nonostante il debito pubblico al 240%) rendano molto poco (mi pare siano tutti sotto l’1%).
            Tutto questo per un solo motivo. Il Giappone non ha e non avrà mai problemi nel ripagare i titoli emessi per il semplice fatto di avere il controllo della moneta (cosa che noi abbiamo e quindi trovare i soldi è un problema).
            Ti consiglio questi 2 minuti di video. Parlando di USA ma per il Giappone il discorso è lo stesso. Purtroppo non lo è per noi con la BCE.
            http://www.youtube.com/watch?v=XliLR4WLavM

            Per quanto riguarda il link che hai postato sull’Abenomics, è vero che la borsa sta calando, ma c’è anche da considerare che cosa è successo prima!!!
            La borsa ha perso l’8% ma era salita dell’ 80%. Forse il grafico sull’andamento rende meglio l’idea.
            http://it.finance.yahoo.com/q/bc?s=%5EN225
            C’è da chiedersi perché sta scendendo…
            A parte il fatto che uno stop c’era da aspettarselo, c’è chi ritiene (Paul Krugman, sole 24 ore di oggi) che i mercati abbiano il sospetto che “l’espansione monetaria praticata dal Giappone non sia sufficiente e che ce ne voglia ancora”.
            Cmq… la Borsa non è economia reale. Il fatto è che il PIL del Giappone sta crescendo e la disoccupazione sta scendendo (succede anche in USA che da anni stampano 85 milardi di dollari al mese per sotenere l’economia). Mi sembrano dati più importanti rispetto al Nikkei.

            Per quanto riguarda l’inflazione a doppia cifra degli anni ’70 (perché negli anni 80 scese), bisogna considerare diversi aspetti di quel periodo.
            Primo punto sono le lotte sindacali e popolari di fine anni 60/inizio anni 70, ovvero la gente si era rotta di lavorare per una miseria e riuscì ad ottenere aumenti di stipendio e di diritti. La “salita” dell’inflazione parte da li(da ricordare che nel 1971, mentre la lira RIVALUTAVA l’inflazione stava già salendo).
            Arriviamo al primo shock inflattivo(1974). Inflazione al 20%.
            Cos’era successo nel 1973? Niente di che, solo un piccolo shock petrolifero. Il prezzo del petrolio era quasi QUADRUPLICATO (260% in più). Nel 1975 l’economia Italiana va in recessione (-2%) e nel 1976 (quindi due anni dopo il picco di inflazione) la lira svaluta arrivando a “perdere” un 20%. Nel 1979 ci fu un secondo shock petrolifero e la situazione si è ripetuta. Le grosse svalutazioni in Italia sono SEMPRE state difensive. Sono sempre state usate per recuperare competitività che avevamo perso per “politiche errate” o shock esterni.
            Altro esempio è il 1992, quando svalutammo del 20% a seguito dell’uscita dallo SME. Anche in quel caso, a seguito di una svalutazione, non ci fu nessuna inflazione, anzi nel 1993 l’inflazione scese dal 5% al 4%.
            le consiglio questo post.
            http://goofynomics.blogspot.it/2012/04/svalutazione-e-salari-ad-usum-piddini.html

            Comunque fra un 20% di inflazione ed un 20% di disoccupazione io preferirei la prima. Tu?

          • Fabio Cassanelli

            Guarda non posso darti torto perchè sai bene di cosa parli. 🙂
            Tuttavia come hai detto tu credo che a questo punto si scenda dritti nel campo delle opinioni.
            Ossia Banca centrale indipendente vs Banca centrale governativa.

            Guarda anche io in un mondo ideale lascerei che la banca centrale fosse direttamente sotto il controllo di politici assennati, capaci di usare quell’enorme potere con parsimonia senza creare danni.
            Ciò avviene in Paesi come Canada ed Australia.
            Poichè il potere di creare moneta lo vedo influente quasi come quello legislativo o giudiziario, toglierei tale controllo ai politici.

            Per quanto riguarda l’Europa secondo il mio punto di vista basterebbe solamente cambiare una minuscola parte dello statuto della BCE in modo che uno dei suoi obiettivi diventi anche la piena occupazione (un po’ come la FED) ed il benessere generale della nazione (come in Canada).

            Tuttavia temo che i politici, avendo l’appoggio di una banca centrale che fa troppo lavoro, dimentichino di fare le riforme e di tenere sotto controllo sprechi e spesa pubblica inutile. Il credito illimitato a uno Stato credo sia un’arma a doppio taglio. Non c’è nessuna garanzia che uno Stato, avendo credito infinito ed a bassi costi, usi tale denaro per gli scopi ottimali.

          • No guarda, la mia era una domanda retorica…
            20% di inflazione è molto meglio di 20% di disoccupazione…
            Se hai letto per intero l’ultimo link che ti ho segnalato (http://goofynomics.blogspot.it/2012/04/svalutazione-e-salari-ad-usum-piddini.html) te ne rendi conto immediatamente.
            Sono dati non sono opinioni.
            L’interesse della BCE per la piena occupazione è un miraggio!!!
            L’unica cosa da considerare è la struttura Europea.
            L’europa NON è un’ area valutaria ottimale (penso tu sappia di cosa parlo, in caso contrario dimmelo che lo spiego) e NON può avere una moneta comune. A meno che…
            Ci sono altri esempi di Aree valutarie non ottimali che però riescono ad avere una moneta comune…
            Gli USA. Per il semplice fatto che gli stati più ricchi (per esempio California, Florida etc.) pagano le tasse al governo centrale (Washington) che rigira parte di questi soldi ai paesi più poveri in modo da sostenere la loro economia.
            In pratica, riportando l’esempio all’Europa, e considerando solo il lato economico dell’OCA (Optimum Currency Area), ogni anno i paesi ricchi (leggi Germania, Olanda(?) Belgio(?), etc…) dovrebbero REGALARCI parte dei loro surplus per sostenere la nostra economia. Non credo che la Germania abbia intenzione di applicare, ne ora ne mai, una politica del genere…
            L’unica cosa che “potrebbe” fare la BCE è utilizzare gli Eurobond.
            Gli Eurobond sono di fatto una condivisione dei debiti, quindi in pratica la Germania, l’Olanda, il Belgio etc. dovrebbero “accollarsi” parte dei nostri debiti e dividere con noi parte dei propri profitti. Come sopra non credo che la Germania sia minimamente interessata…
            In più gli Eurobond, per quanto risolverebbero IN PARTE i nostri problemi economici, non risolverebbero affatto gli squilibri della bilancia dei pagamenti.
            In pratica Eurobond non sono soluzione!!!

            Per quanto riguarda il “dare il potere della moneta a questa classe politica” sono d’accordo con te.
            Non credo saprebbero farne buon uso, ma sono anche convinto che non può questo essere il motivo per cui centinaia di Italiani si ammazzano. Non può essere questo il motivo per cui migliaia di aziende chiudono. Non può essere questo il motivo per cui milioni di cittadini vivono sulla soglia (quando sono fortunati) della povertà.
            Il politico che non è in grado di governare va cacciato dal parlamento.
            I politici di oggi non hanno interesse, voglia e non hanno le palle per dire come stanno realmente le cose.
            Ovvero che l’euro non è una moneta, ma è un metodo di governo.
            In Italia (e anche nel resto d’Europa) tutte le politiche vengono giustificate con “Ce lo chiede l’Europa”.
            Mi sembra troppo facile.
            Io non penso che un’uscita dell’Italia dall’Euro sia una passeggiata, ma ritengo sia l’unica cosa che ci permetterebbe di tornare a crescere.
            Poi pensiamo a tutte le riforme che ci sono da fare. Cerchiamo di eliminare l’evasione fiscale, cerchiamo di combattere la corruzione e via dicendo.
            Claudio Borghi Aquilini fa, per spiegare questo concetto, un esempio molto pratico.
            Siamo su una barca che ha bisogno di essere tinteggiata, ristrutturata e via dicendo. Se si apre un buco sul fondo ed iniziamo ad andare giù, sarebbe il caso, prima di annegare tutti, di chiudere prima il buco ed una volta rimessa in sicurezza la barca possiamo dedicarci a farla diventare anche bella.

          • Fabio Cassanelli

            quindi secondo te è impossibile nel modo più assoluto che si facciano passi avanti? Se ci ritroviamo fra una decina d’anni e scopriamo che la UE esiste ancora e piano piano sta risolvendo tutti i suoi problemi? 🙂

            Quello che sto cercando di dire: “perchè farsi mille viaggi mentali premendo per una nostra uscita dall’euro invece che impegnarsi al massimo per farla funzionare questa unione monetaria?”

          • Ti ho già spiegato perché non si possono fare passi avanti.
            In Germania esistono trasferimenti interni, il sud è molto più ricco del nord e dell’est e quindi lo stato manda dei soldi (presi dalle tasse) dal sud al nord. Dovresti sapere che i Tedeschi del sud si sono rotti e non vogliono più dare soldi a quelli del Nord (un po come succede in Italia a posizioni invertite. La lega che non vuole più mandare i soldi in Calabria). Figurati quindi se un tedesco vorrà mai pagare il debito di un Greco o di un Italiano. Non ci saranno mai trasferimenti fiscali europei, e quindi, tu Italiano, per recuperare la competitività che oggi ti manca (circa un 20%), dovrai per forza di cosa effettuare una svalutazione interna. “Se non puoi svalutare la moneta devi svalutare il salario”. Quindi basta tagliare tutti i salari Italiani del 20% in modo da poter tagliare il prezzo dei prodotti e renderli competitivi all’estero. Ammazzeresti la domanda interna, ma l’export andrebbe da paura. Del resto è proprio quello che ha fatto la Germania a casa sua(naturalmente a danno dei lavoratori tedeschi).

            Fra una decina di anni (come dici tu) in Italia non ci sarà più nemmeno un’azienda.(forse ti sfugge il numero di aziende che ogni giorno chiude). Più tardi si esce e peggiore sarà “la cura”.
            Possibile che sia così difficile capire che non è possibile per economie diverse fissare il proprio cambio?
            http://it.wikipedia.org/wiki/File:Italian_current_account_balance.jpg
            Fino al 1992 eravamo nello SME (cambi praticamente fissi), poi usciamo fino al 1996, quando rientriamo (mi sembra verso novembre), e dal 1999 c’è l’Euro.
            Giudica tu.

            Chiudo con una provocazione…
            Quello che sto cercando di dire: “perché farsi mille viaggi mentali, ignorando i dati, per cercare di restare nell’euro invece di ammettere che tornare alle proprie valute potrebbe far funzionare in maniera molto più democratica l’Unione Europea?”

          • P.s. non confondere UE con Euro. Ti ricordo che l’UE è a 27 stati e di questi solo 17 hanno l’euro… 😉

      • Maurizio Gustinicchi

        Scusi, come il mondo va verso il precariato ma non possiamo opporci!…Sarebbe così gentile da spiegarsi?…Francamente la ritengo una frase inquietante!

        • Se il precariato significa flessibilità per le imprese e se, al contempo, ci fossero sufficienti garanzie di trovare un altro posto di lavoro, perché preoccuparsi? Nei paesi Baltici, ossia i più virtuosi e benestanti tra i nostri “vicini”, è questo il modello che si sta affermando. E’ un problema solamente quando il precariato significa posto traballante, senza alcuna certezza di poter portare un piatto di pasta in tavola quando si perde il posto: questo è inquietante, certo.
          Ecco perché secondo me, essendo questo il modello del futuro, il precariato andrebbe assecondato, reso efficiente e sicuro. Opporci tout court significherebbe combattere contro l’inevitabile.

  11. Mi permetto di farvi notare che l’uscita dall’euro la si pagherebbe probabilmente con un conflitto bellico.

    L’Italia ha debiti enormi con alcuni paesi europei (Germania in primis), e se si decidesse di uscire senza pagare questi debiti si andrebbe probabilmente incontro ad un rischio bellico, rischio peraltro paventato dalla stessa Merkel con una dichiarazione alla stampa 2 anni fa quando la crisi era solo all’inizio. La Merkel disse: “Nessuno dia per scontata la pace”, a buon intenditore..

    Il problema dell’Italia non si risolve uscendo dall’europa, anche se sotto alcuni aspetti probabilmente potrebbe aiutare non poco, ma va risolto cambiando radicalmente la classe politica.
    Uscire dall’europa con la stessa classe politica attuale non porterebbe nessuna miglioria, uno dei più grossi problemi dell’Italia infatti è la fama di poca affidabilità della nostra classe politica che viene vista all’estero come una grande cosca mafiosa.
    Lavoro per una società tedesca e vi posso assicurare che nei tedeschi c’è una grande perplessità su tutto quello che politicamente succede nel nostro paese. Per loro è inaccettabile che dentro il parlamento lavorino persone indagate o addirittura condannate, non hanno gradito il governo Monti e sono molto preoccupati per la rielezione di Napolitano che vedono come un ombra sulla voglia di cambiamento e legalità che era emersa alle ultime elezioni.
    Non avere credibilità politica spaventa gli investitori esteri che vedono nell’Italia un paese immobile di fronte ai propri problemi e in pieno dissesto sociale.

    • Maurizio Gustinicchi

      In che senso si pagherebbe l’uscita con una guerra?….Cosa c’entra con il debito? Sarebbe così gentile da spiegarsi?

  12. Intanto non e stato fatto un referendum x entrare e poi un svalutazione del 30-40% x il nostro tipo di economia ci farebbe bene non male visti i tempi vedi svalutazione dellaro vs euro dicuramente voluta dalla fed che ha toccato 1,60e poi abbiamo rinunciato al nuckeare con alti costi energetici

    • Giuseppe, sono d’accordo in parte: se non è una corsa a chi svaluta di più contro USA e Giappone, si può approfondire il discorso. Ma consideriamo che il problema in Italia è la domanda interna, non l’export, visto che le imprese che lavorano con l’estero stanno (mediamente) bene. Quindi io continuo a sostenere che il problema della crisi in Italia si possa e si debba risolvere in casa: meno tasse e meno burocrazia.

      • le stime di svalutazione sono assai esagerate anche secondo gli studi recenti che danno al massimo una svalutazione del 20/30% e in più devo ammettere che nel momento in cui ci si riappropria della sovranità monetaria e si azzera il ricatto spread sul debito pubblico nostrano (che prima della cessione di sovranità e della privatizzazione della banca d’Italia era un fattore d’investimento che lo stato aveva fatto nell’economia reale e come in ogni bilancio veniva posto al passivo) si può manovrare a nostro piacimento la svalutazione monetaria. per quanto riguarda la bilancia commerciale l’Italia sta cercando di riportare l’export in positivo ma è ancora molto distante da quando era fuori dal euro. Per comprendere quanto può farci bene ciò dovreste riguardarvi il periodo di distacco dallo Sme. I paragoni dell’Argentina e della Russia non sono paragonabili alla nostra situazione che non è come la Grecia. Il nostro stato non è in bancarotta ma vogliono mandarcelo con l’austerity e la pressione fiscale che non si potrà abbassare per via dei target europei. quindi o si svolta o ci si schianta nell’euro-pa. forse sarà la fine di un sogno di unità monetaria ma di sicuro risorgeremo … poi però potrebbero nascere delle invidie e dei boicottaggi commerciali. Infatti questa crisi nasce e continua a seguito di una bolla speculativa che si è trasformata in una guerra monetaria

  13. Vien da chiedersi come mai nessuno enumeri con I costi dell’entrata nell’euro.

  14. L’uscita dall’euro è l’unica soluzione!!cosa può accadere a un Paese peggio di quello che è successo a Cipro? Importanti economisti tipo Zingales affermano che l’euro e basato su un principio criminale e io gli credo visto che è dai frutti che si riconosce l’albero.

    • Caro Fabrizio,
      ti do la mia opinione: Cipro sicuramente non se la passa bene, ed è inutile nascondere che anche Grecia, Spagna e Italia non navigano in acque tranquille; tuttavia io sono fermamente convinto che, in questo momento, uscire dall’euro sarebbe ancor più tragico per qualsiasi paese dell’eurozona per i motivi esposti nell’articolo.

      Zingales ha ragione, concordo con lui, molti dei Paesi oggi in crisi non avrebbero dovuto in passato aderire ad una moneta unica così costruita; ma la soluzione non è certamente tornare indietro e lasciare l’UE. Le colpe (perché ce ne sono) della crisi dei PIGS sono quasi esclusivamente dei PIGS stessi, con politiche passate e presenti totalmente fuori controllo. La soluzione è rimettersi in sesto, ripulirsi, fare delle riforme serie che ammodernino il Paese (non voglio dire Austerity a tutti i costi, neanche io approvo quest’idea) senza sperare di uscire dall’Europa per poter perpetuare, grazie ad una politica monetaria accomodante, il ricorso al paradigma “più spesa e più debito” già visto negli ultimi anni.

      • Potrebbe spiegarmi quali sarebbero queste colpe dei pigs? In spagna irlanda e cipro il debito pubblico era bassissimo prima della crisi, in Italia era in diminuizione dal 1992, le nazioni avevano le mani legate per via delle regole europee . anche la crisi in Francia, Olanda e slovenia è causata dai fannulloni e dagli evasori fiscali? Basta balle , siamo stufi di farci prendere in giro

        • Caro Vonchamisso,

          Purtroppo quello che dici è falso: il debito pubblico italiano non era affatto in diminuzione ( http://www.soldionline.it/pictures/20121217/debito-pubblico-storia_1.gif ), ma è aumentato. Considerando che il PIL fino a pochi anni fa è sempre, seppur debolmente, cresciuto, significa che il debito non ha fatto altro che crescere. E dico questo senza considerare il fatto che gli interessi sul debito non sono rimasti sempre gli stessi, ma anzi sono fortemente diminuiti da quando siamo entrati in UE, rendendo quindi il ricorso al debito più facile e più irresponsabile.

          Ma a parte questo io non ho mai detto che le colpe dei PIGS vertono unicamente sull’accensione di facile debito pubblico, anzi, la colpa maggiore di questi Paesi è di essersi rifiutati di aver fatto le riforme che invece i paesi virtuosi dell’UE han fatto anni addietro. I Pigs hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità, principalmente a causa di una classe politica (e guardo il caso italiano) che, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza, negli anni ha sempre preferito attuare la soluzione più facile, più miope e più allettante per guadagnare consensi nel breve periodo.

          Con questo io non ho intenzione di mostrare mancanza di sensibilità nei confronti di Spagnoli, Greci, Irlandesi, ecc… Riconosco che (sebbene debba chiudere un occhio sul fatto che la classe politica viene scelta e non imposta) i cittadini sono le vere vittime di un’austerity imposta da un’Europa che non ha altre soluzioni in tasca se non chiedere maggior rigore; proprio quel rigore che è così mancato negli anni in cui avremmo potuto invece riformare, soffrendo un po’ forse, ma sicuramente meno di quanto stiamo pagando ora. E’ la storia della cicala e della formica, se proprio vogliamo farla semplice.

          Il tuo “siamo stufi di farci prendere in giro” è la stessa cosa che dicono i tedeschi e i paesi nordici, convinti (e in parte a ragione) di essere loro a pagare per la nostra irresponsabilità. Per citare il titolo di un libro, “anche le formiche nel loro piccolo si incazzano”.

          Saluti.

          • non comprendo per quale ragione i “paesi virtuosi” debbano aver ragione se in tutta questa crisi hanno potuto strozzare con tassi d’interesse e acquisizioni (anche future) degli stati in difficoltà? non solo non hanno pagato nulla ma hanno pure straguadagnato. non prendo nemmeno in considerazione il fatto che l’Italia sia pure il contribuente nell’unione che meno ha ricevuto in rapporto a quanto dato.
            Ultima cosa … ma di quali riforme si parla? quali dovrebbero essere esattamente che si continuano a tirare in ballo ma mai si entra nel dettaglio? non mi risulta che stati come la Francia o l’olanda abbaino fatto riforme e mi risulta che l’Irlanda sia stata prima della crisi uno stato considerato anche dalla troika “Modello da seguire”. Ma non è che si continua a dare questa spiegazione ma il vero problema è la voragine finanziaria che hanno voluto far ripagare ai cittadini e che dietro a questi titoli tossici ci siano banche franco-tedesche che solo nel caso in cui gli stati “piigs” non decidano di rimborsare tali somme agli istituti finanziari “nazionali” si vedrebbero bruciare miliardi devastandoli? e tutto questo viene difficile quando già le imposte sono elevate e le pretese di deficit rigorose. e ancor più difficile se ciò avviene in una congiuntura globale. e ancor peggio se con una moneta inflessibile e con problematiche di liquidità. può forse essere una risposta più onesta che asserire che non abbiamo fatto le riforme?!

          • Purtroppo quello che dici è falso!!!
            Parliamo di cose serie. Il rapporto debito/pil Italiano era in diminuzione fino al 2007 (anno in cui salta lehman brothers) e da tutta Europa non facevano altro che dirci che “eravamo bravissimi! I nostri conti erano fantastici!”.
            Ma andiamo oltre l’Italia. L’Irlanda è stato il primo paese a saltare. Andiamo a vedere il debito/pil dell’Irlanda…
            https://www.google.it/publicdata/explore?ds=ds22a34krhq5p_&met_y=gd_pc_gdp&idim=country:ie&dl=it&hl=it&q=irlanda%20debito%20pubblico
            Oh. Che strano!!! L’Irlanda praticamente non ce lo aveva il debito…
            Andiamo a vedere il debito/pil della Spagna…
            https://www.google.it/publicdata/explore?ds=ds22a34krhq5p_&met_y=gd_pc_gdp&idim=country:ie&dl=it&hl=it&q=irlanda%20debito%20pubblico#!ctype=l&strail=false&bcs=d&nselm=h&met_y=gd_pc_gdp&scale_y=lin&ind_y=false&rdim=country_group&idim=country:es&ifdim=country_group&hl=it&dl=it&ind=false
            Oh, scendeva dal 67% del 1996 al 36% del 2007! Che cattivi, ma loro mica facevano le riforme!?!?!
            Andiamo a guardare il debito/pil di chi invece le riforme le faceva.
            LA GERMANIA:
            https://www.google.it/publicdata/explore?ds=ds22a34krhq5p_&met_y=gd_pc_gdp&idim=country:ie&dl=it&hl=it&q=irlanda%20debito%20pubblico#!ctype=l&strail=false&bcs=d&nselm=h&met_y=gd_pc_gdp&scale_y=lin&ind_y=false&rdim=country_group&idim=country:de&ifdim=country_group&hl=it&dl=it&ind=false
            Oh. Il debito saliva!!! E continua a salire!!! Ma non avevano fatto le riforme?

            L’unica cosa che va detta sul debito è che in tutti i PIIGS i rapporti debito/pil erano in diminuzione mentre crescevano in modo spropositato i debiti PRIVATI.
            Il debito nasce privato e muore pubblico. Perchè quando arriva la crisi, e lo stato, al grido di “CE LO CHIEDE L’EUROPA”, taglia le spese, i CITTADINI non hanno più soldi per ripagare i propri debiti, le banche vanno in sofferenza, ed essendo “too big to fail”, i soldi ce li mette lo stato!!!

            Le “famose riforme tedesche” non hanno fatto altro che precarizzare il lavoro. Oggi ci sono circa 8 milioni di persone in Germania che vivono con i Minijobs.
            http://www.germanitalia-job.com/it/a/il-minijob-in-germania-come-possibilita-di-ingresso-nel-mondo-del-lavoro

            La Germania è (secondo Eurostat) il paese dell’Europa Occidentale con il più alto numero di “Bassi Salari”
            http://vocidallagermania.blogspot.it/2012_12_01_archive.html

            Parlare di svalutazione del 40/50% vuol dire non sapere di cosa si sta parlando. La svalutazione sarà dettata dal differenziale di inflazione che si è accumulato in questi anni. Una forchetta tra il 15% e 25%.
            Non ci sarò nessun tipo di iper-inflazione ed i casi storici lo dimostrano (ultimo fra tutti il Regno Unito che ha svalutato di circa il 30% rispetto all’Euro e la sua inflazione… https://twitter.com/borghi_claudio/status/332605757977657344/photo/1).

            Su una cosa sono d’accordo con lei, il problema per l’Italia è la domanda Interna.
            Grazie al c…o (non ho trovato sinonimi per esprimere il concetto), abbiamo una moneta che non fa altro che apprezzarsi!!! Comprare all’estero, avendo una moneta forte, ci conviene (a scapito di tutte le aziende Italiane che hanno quindi un problema di DOMANDA!!!). Il Dollaro e lo Yen vanno giu, quindi perchè comprare da noi quando il prodotto americano è più conveniente. Fossimo un paese normale proveremmo a svalutare anche noi, ma alla Germania non interessa in quanto i suoi “affari” li fa in Europa. Se non sono stato chiaro ve lo rispiego, LA GERMANIA I SUOI PRODOTTI LI VENDE A NOI NON AL RESTO DEL MONDO!!!
            https://twitter.com/etventadv/status/340221215467794432/photo/1
            Noi, invece, abbiamo sempre venduto MOOOOLTO nel mondo (vi dice nulla “MADE IN ITALY”?), ma adesso i nostri prodotti costano TROPPO perchè la Germania non ha interesse a svalutare. Per la loro economia, l’Euro, è già svalutato. Economisti Tedeschi sostengono che se la Germania uscisse adesso dall’euro la sua moneta si rivaluterebbe del 50%. Questo vuol dire che oggi è “svalutata” del 50%, del resto con il surplus della bilancia dei pagamenti che ha…

            C’è qualcos’altro che vuole sapere?

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