giovedì , 22 febbraio 2018
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Crimea, la crisi spaventa i mercati. Rublo e Borsa di Mosca in caduta libera

L’occupazione militare russa della Crimea ha terrorizzato gli investitori di tutto il mondo. Gli effetti di questo terrore si stanno manifestando nelle borse mondiali attraverso il crollo dei listini e una serie di rapide e ingenti fughe di capitali. La più colpita è ovviamente la Borsa di Mosca, arrivata a perdere in mattinata quasi il 12% della sua capitalizzazione. I primi a innescare le vendite sulla piazza russa sono stati gli investitori giapponesi, che hanno un problema in più rispetto alle controparti occidentali.

La politica estremamente espansiva della Bank of Japan (BOJ) da un anno a questa parte sta costringendo i fondi di investimento e pensionistici nipponici a depositare il proprio denaro in strumenti denominati in valute stabili. La BOJ ha operato una svalutazione dello Yen e prevede di raddoppiare la base monetaria del Paese. Per salvaguardare il proprio capitale, l’investitore giapponese depositerebbe la propria liquidità anche su un bond a rendimento zero denominato in Euro. Considerando però che il Rublo ha perso quasi il 15% del proprio valore nei confronti dello Yen (già in corso di svalutazione), è evidente che la Russia non sia più considerata un luogo sicuro.

Anche gli europei hanno liquidato i titoli denominati in rubli, ma questa tendenza è in atto già da un anno a questa parte. Basti pensare che, nel marzo 2013, con un euro si potevano acquistare 40 rubli mentre oggi se ne possono comprare addirittura 50. Si tratta di una soglia mai raggiunta da quando esiste la moneta unica europea. Stesso discorso per il cambio con il Dollaro. Un anno fa con un dollaro si potevano avere 30 rubli, mentre da oggi si possono comprare ben 36 rubli.

Per cercare di arginare la deriva, la Banca Centrale Russa ha alzato i tassi di interesse dal 5,5% al 7% e venduto il 2% delle proprie riserve in oro (10 miliardi di dollari). È molto facile comprendere quale sarebbe stata la portata del crollo senza questi interventi disperati e di breve respiro. Per quanto se l’istituto centrale stia cercando di porre un freno alla fuga di capitali, questa dovrà sacrificare sull’altare del Rublo la spinta verso l’alto dell’economia russa. Con tassi più alti e una politica monetaria restrittiva, i maggiori e più rapidi effetti saranno in capo agli istituti bancari locali, che taglieranno il credito alle imprese russe.

Il crollo dei mercati in Russia ha innescato le vendite anche in Europa, dove i listini stanno soffrendo pesantemente. Milano perde il 2,5%, Francoforte il 3%, Londra il 2% e lo spread Btp-Bund ha toccato nuovamente i 190 punti base. Si attende l’apertura di Wall Street per capire se i listini limiteranno o amplieranno le perdite.

In una giornata di crolli generalizzati, a salire sono i prezzi delle materie prime, come sempre accade nei periodi di crisi. Il prezzo del petrolio (Brent) è salito del 2%, toccando i 111 dollari al barile. Stesso discorso per il gas naturale, salito dell’1,5% fino a 4,68 dollari a MMBtu (milioni di British Thermal Unit). Si inflaziona parecchio anche il prezzo del grano, salendo in una sola giornata del 5,31%. I prezzi dei generi alimentari sono per altro un forte campanello di allarme per le instabilità nei Paesi emergenti. All’inizio del 2011, l’inizio della Primavera Araba coincise infatti con un’impennata nel prezzo dei generi alimentari di base.

La questione della Crimea sta fungendo da detonatore non solamente diplomatico, ma anche economico e finanziario. I suoi nefasti influssi potrebbero scaricarsi ancora per molti mesi sulla già fragile economia globale ed europea. Giovedì 6 marzo vedremo come risponderà il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea, che potrebbe adottare misure straordinarie di immissione di liquidità nel caso i crolli sui mercati continuino o peggio si allarghino nel corso della settimana.

(Foto Wikicommons, Matsunaga, 2007)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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