venerdì , 17 agosto 2018
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Crolla la borsa giapponese: l’Abenomics è già in difficoltà ?

Si può dare la colpa ai dati macroeconomici cinesi meno brillanti del solito o alle voci secondo le quali la Federal Reserve sia in procinto di rallentare il suo programma di Quantitative Easing. Ma il tracollo della Borsa di Tokyo nella giornata di oggi, -7,32% in una sola seduta, hanno ragioni ben definite: la fuga di capitali giapponesi dai mercati locali ed il target d’inflazione fissato dalla Banca Centrale Giapponese (Boj) al 2% annuo. Un tracollo del genere non capitava dai tempi del disastro di Fukushima ed è impossibile parlare di un “incidente tecnico”. Occorre quindi analizzare attentamente i due motivi sopra citati, che rischiano di minare profondamente la buona riuscita della politica monetaria giapponese inaugurata dal neo governatore Kuroda.

Occorre distinguere due fasi ben precise e molto ravvicinate nel tempo per comprendere i motivi delle nascenti instabilità.

La prima fase, intercorsa da inizio aprile a metà maggio è stata caratterizzata da pesanti acquisti di titoli di Stato giapponesi della Boj.

Dopo l’annuncio della Banca Centrale degli obiettivi di raddoppio della base monetaria ed inflazione al 2% gli investitori istituzionali (banche, assicurazioni e fondi pensione) giapponesi hanno dovuto modificare le proprie strategie di investimento. Per difendere i propri attivi dall’inflazione di conseguenza hanno ritenuto conveniente vendere titoli di Stato alla propria banca centrale. Un tasso di inflazione programmato al 2% infatti, rende estremamente controproducente detenere titoli decennali che rendono circa lo 0,30 % l’anno. Tali investitori si sarebbero esposti ad una perdita secca annua dell’1,7%.

Quindi hanno spostato la loro liquidità dal mercato obbligazionario a quello azionario, gonfiandolo quasi del 70% in pochissimo tempo e riportandolo sui livelli dei massimi storici. Per difendersi da una valuta (yen) in picchiata  nei confronti di tutte le principali monete mondiali, hanno invece deciso di diversificare parte dei propri investimenti inondando di liquidità i mercati obbligazionari europei. Come avevamo visto, anche l’Italia è stata enormemente avvantaggiata da tali investimenti e lo spread btp-bund era calato sensibilmente fino ai 250 punti.

La seconda fase, la più instabile e pericolosa, è iniziata a metà maggio ed è ancora in corso. La vendita di titoli obbligazionari giapponesi da parte degli investitori ad un certo punto ha iniziato a superare la capacità di acquisto della Boj. Di conseguenza in meno di 10 sedute il tasso di interesse sui decennali è passato dallo 0,30% all’1% di stamattina. Un enorme colpo per le finanze giapponesi se consideriamo l’altissimo debito pubblico (ormai sopra il 250%). Un tasso di interesse triplicato è molto pericoloso perchè aumenta sensibilmente le uscite statali per interessi. E se dovesse conformarsi alle previsioni sull’inflazione dovrebbe aumentare addirittura sopra il 2%.

Il trasferimento di fondi verso il mercato azionario ed il boom dei valori di praticamente tutti i titoli ha creato invece una pericolosa conseguenza. Occorre infatti sempre monitorare il rapporto dividendo/prezzi delle azioni. Il recente rally verso l’alto del mercato giapponese ha impennato il denominatore, senza dare il tempo alle società di adeguare il numeratore. La rapidità della finanza che surclassa la lentezza dell’economia reale. Quindi, man mano che i valori azionari crescevano, diveniva sempre più marginale il rendimento dato dai dividendi. Questo ha dato il via alle vendite, nella speranza di mettere a frutto i guadagni realizzati nell’ultimo mese.

Ora la strada si fa molto ripida e i rischi aumentano: se il raddoppio della base monetaria e la debolezza dello Yen dovessero alimentare il tasso di inflazione oltre il livello di controllo del 2% si innescherebbero di conseguenza nuovi crolli nel mercato obbligazionario, nuovi oneri per il finanziamento del debito giapponese e nuove fughe di capitali per proteggerli dalla svalutazione. Un circolo vizioso che potrebbe trascinare verso l’abisso l’economia giapponese ed inaugurare una nuova fase recessiva per l’intera economia globale. Occorre quindi che il governo giapponese approfitti della politica monetaria accomodante per cominciare a tagliare deficit e debito pubblico e monitori attentamente i dati della bilancia commerciale che, nonostante lo Yen debole, continua ad essere in rosso cronico.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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3 comments

  1. Fabio Cassanelli

    *ringrazio

  2. Michele Uberti

    E’ interessante notare che se il rendimento del decennale giapponese dovesse semplicemente raddoppiare passando da un misero 0,85% YTM attuale ad un (pur basso diciamo) 1,8% per un periodo di tempo sufficientemente lungo da raddoppiare il costo medio del funding, al Giappone (che ha un rapporto Debito/PIL oltre il 230%) non basterebbe la metà del suo bilancio pubblico annuale per servire il suo debito monstre. Già ora quasi un quarto delle sue uscite fiscali se ne va in oneri finanziari se non erro. Se quindi l’inflazione andasse fuori controllo (anche di poco) in seguito al super-QE della Bank of Japan, il paese probabilmente andrebbe in default tecnico in poche settimane.

    Per chi fosse interessato ad approfondire il tema, nella seconda parte (da pag. 16) di questo paper prodotto da Hayman Capital:
    http://www.surlytrader.com/wp-content/uploads/downloads/2012/11/Hayman_Capital_Management_LP-_Market_Commentary__Nov_2012_.pdf
    c’è un’interessante approfondimento (in English) sulla situazione macro del Sol Levante. La pubblicazione è datata al 15 Dicembre 2012, ma il tema è attualissimo: incrocia dati demografici, industriali e di finanza pubblica per produrre un’analisi (abbastanza spietata) del baratro su cui ora si affaccia il Giappone. Leggendolo si comprendono bene le premesse e le “ragioni” della spericolata politica monetaria in cui si è imbarcato il giappone di Abe.
    Insomma con un debito del genere e il peggioramento nella sua bilancia dei pagamenti il Giappone mi pare proprio una bomba ad orologeria ben più grande di quella europea o americana.

    • Fabio Cassanelli

      Caro Michele,
      condivido pienamente ogni punto dei tuo commento e ti ringrazione per l’approfondimento che alleghi.
      Credo che il Giappone abbia imboccato una strada pericolosissima. Se da una parte si fermasse la politica monetaria si rischierebbe un tracollo finanziario lampo su tutti i mercati che avrebbe conseguenze enormemente rapide e nefaste. Dall’altra parte l’inflazione al 2% e l’aumento dei tassi sulle obbligazioni nipponiche è un enorme rischio nel medio periodo per lo Stato giapponese.

      Sono sicuro tuttavia che un asso nella manica sia rimasto a governo e banca centrale giapponese. Una mossa disperata che cambierebbe per sempre gli scenari nella politica monetaria globale. Intravedo che poco prima del collasso la BOJ potrebbe “cancellare” il credito nei confronti dello Stato, incassando innumerevoli perdite che verrebbero compensate con la creazione di nuova liquidità (ben oltre il raddoppio della base monetaria).
      A quel punto un taglio netto del debito nipponico non cambierebbe tuttavia il trend del “sol calante”.
      Al declino demografico infatti va presto trovato un rimedio con la rimozione dei vincoli all’immigrazione.

      Vada come vada, in ogni caso nei prossimi mesi ed anni per spirito di autosopravvivenza il Giappone come lo conosciamo ora non sarà più lo stesso. Se prevarrà lo spirito di Harakiri ne pagheremo anche noi le conseguenze! 🙂

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