martedì , 14 agosto 2018
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Shanghai Stock Exchange © ariwriter / Flickr 2006

Borse cinesi in caduta libera: una nuova bolla finanziaria?

Se la situazione greca in questo momento spaventa, quello che sta accadendo in Cina potrebbe anche avere effetti peggiori. Se infatti nel caso greco si parla di un debito di “solamente” 330 miliardi di dollari, la borsa di Shanghai ha bruciato dal 12 giugno quasi 3.000 miliardi di dollari, pari una caduta del 30%.

Però è vero anche che, dal 12 giugno 2014, la borsa di Shanghai era cresciuta del 150%: in media, il valore di un’azione in un anno era più che raddoppiato. Poi, però, il vento è cambiato.

Le misure adottate da Pechino

Secondo l’agenzia Bloomberg quasi 1.400 società sono state sospese dalle negoziazioni nel tentativo di contenere le perdite. Altri 710 titoli sono stati congelati dopo la chiusura di lunedì. Sabato scorso, poi, ventotto aziende hanno sospeso l’iter per la quotazione.

Il governo cinese ha adottato una serie di misure a sostegno dei mercati, senza troppo successo. Inizialmente sono state vietate le quotazioni in borsa di nuove aziende e sono stati autorizzati nuovi metodi di indebitamento per permettere agli investitori di avere una maggiore liquidità da immettere nel mercato finanziario. Allo stesso tempo, le società statali cinesi hanno ricevuto l’ordine di comprare azioni, aumentando la quantità di titoli che queste imprese possono acquistare sul mercato. Inoltre, la Banca Centrale Cinese ha iniziato a pompare liquidità cercando di frenare il crollo del mercato e prevenire l’innescarsi di rischi sistemici.

Una nuova bolla finanziaria?

Ad essere stata coinvolta non è solamente la piazza finanziaria di Shanghai, ma anche le altre borse cinesi (Shenzhen e Hong Kong), mostrando tutte le caratteristiche di quella che generalmente viene indicata come una bolla finanziaria: i prezzi delle azioni salgono in maniera repentina e non rispecchiano una reale crescita delle aziende.

La situazione attuale ha radici molto profonde. Come sottolineato da David Cui, Head of China equity strategy presso Bank of America Merrill Lynch, esiste una certa somiglianza tra la crisi cinese e quella giapponese degli anni ’90. Cui descrive l’economia cinese come “un’economia da Giappone anni ‘70, ma con  un sistema finanziario dissestato da Giappone anni ‘90” dove l’insufficienza della domanda interna rispetto agli asset produttivi rende l’economia eccessivamente dipendente da investimenti ed export. Cui ritiene che la Cina, con un rapporto tra gli investimenti ed il PIL pari al 50%, abbia già superato il livello raggiunto dal Giappone negli anni ‘90. Anche l’aumento delle riserve di valuta estera sarebbe un ulteriore sintomo della debolezza del sistema cinese.

La bolla immobiliare e il sistema bancario ombra

Prima dell’attuale crisi, la politica monetaria cinese è stata accomodante e ha cercato di sostenere la domanda, ma recentemente ha conosciuto una stretta per cercare di disinnescare l’emergente bolla del mercato immobiliare.

Un altro problema che la Repubblica Popolare Cinese si trova oggi ad affrontare è la crescita incontrollata del debito del cosiddetto “sistema bancario ombra”, che, operando con nuovi strumenti finanziari in un contesto di deregolamentazione del mercato, riesce a sfuggire al controllo da parte della banca centrale, facendo aumentare in modo esponenziale l’esposizione debitoria di questi istituti secondari che potrebbero contagiare il normale sistema bancario.

Gli europei possono dormire sonni tranquilli?

Lo scoppio di una bolla finanziaria in una delle maggiori potenze economiche non è mai una buona notizia, ma in questo caso la situazione è profondamente diversa dal solito. La borsa di Shanghai, nonostante i passi avanti degli ultimi anni, non è mai stata molto libera, limitando fortemente la possibilità di realizzare investimenti da parte di investitori stranieri. In più, non va dimenticato che il mercato finanziario cinese ha un valore pari al 40% del PIL (mentre nelle economie occidentali questo rapporto supera il 100%).

Non è però da sottovalutare il significato simbolico e politico di questa crisi, un duro colpo ad una leadership che, ormai svuotata dal contenuto ideologico del passato, basa il suo consenso sul benessere e sulle prospettive di arricchimento del suo popolo.

Deng Xiaoping sintetizzava l’idea alla base del socialismo cinese nel detto “Non importa se il gatto sia nero o bianco, purché acchiappi i topi”. Ma cosa accadrà se il gatto (bianco o nero che sia) dovesse smettere di acchiappare topi?

L' Autore - Daniele Di Cara

Viaggiatore incallito e curioso mi piace vivere il mondo e raccontarlo. Ho esperienze nel settore della cooperazione europea in campo giovanile. In passato ho servito in Ecuador come United Nations Volunteer per l'UNDP e in Bulgaria all'interno del programma europeo SVE. Mi sto specializzando nelle relazioni internazionali dell'Asia orientale.

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