martedì , 14 agosto 2018
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Dalla Commissione il nuovo regolamento per il credito alle imprese

Mercoledì 15 gennaio, Joaquin Almunia, Vice Presidente della Commissione Europea, ha presentato il nuovo regolamento sul cosiddetto “Risk Finance o finanziamento del rischio. Questa decisione è stata presa a fronte dell’eccessiva dipendenza delle piccole-medie imprese dell’Unione Europea nei confronti del settore bancario. Le conseguenze di tale legame molto strette sono tristemente note.

In primo piano si trovano le start-up, dotate di un’enorme potenziale di crescita e nello stesso tempo assetate di capitali nella fase iniziale della loro esistenza. Se il settore bancario è l’unica porta alla quale bussare, in caso di diniego, molte idee di business innovative e geniale vengono stroncate sul nascere. Un altro problema dell’enorme dipendenza delle piccole-medie imprese verso le banche si manifesta nei momenti di crisi, quando la stretta del credito si ripercuote a catena sull’intero sistema economico.

In risposta a queste difficoltà, come prima mossa, la Commissione allarga la possibilità da parte di uno Stato di finanziare direttamente le piccole imprese, le imprese a media capitalizzazione e le medie imprese ad alto potenziale innovativo, ammorbidendo la disciplina GBER (General Block Exemption Regulation) sugli aiuti di Stato, ma fissando a 15 milioni di euro l’aiuto massimo erogabile. Se da una parte gli Stati sostituiscono il settore bancario, dall’altra si cerca di spingere le imprese a cercare canali di finanziamento alternativi al classico prestito dell’intermediario finanziario. Sarà cura di quest’ultimo proporre nuove forme di funding, come ad esempio l’emissione di nuove azioni e di strumenti ‘quasi-equity’, uno strumento finanziario il cui rimborso è collegato con i flussi di cassa generati dall’impresa che riceve i fondi.

Un’ulteriore direttrice del nuovo regolamento incentiva la partecipazione dei privati in quelle aziende che ricevono aiuti di Stato. In particolare, si parla di aziende che sono ricapitalizzate attraverso l’acquisto di quote da parte dello Stato. La Commissione prevede che in questo caso le quote private della società dovranno comunque oscillare tra il 10% ed il 60% del capitale ed i privati dovranno partecipare allo sviluppo ed al rischio dell’attività di impresa. Occorre dimenticarsi scenari in cui medie imprese strategiche vengono nazionalizzate per evitare pesanti ricadute sociali sul territorio e il privato si defila di fronte all’intervento pubblico. Anche le nuove start-up, avviate con partecipazione pubblica, dovranno avere sottoscrittori privati per almeno il 10% del capitale totale.

Fra gli ultimi punti si trovano la liberalizzazione della nascita di nuovi portali per l’acquisto delle azioni delle piccole medie-imprese e la previsione di incentivi fiscali agli investitori che decidono di sottoscrivere quote di capitale di tali società. Quest’ultima parte di regolamento è fortemente ispirata a quella parte del Decreto Cresci Italia del governo Monti dedicata al lancio dei portali basati sull’equity crowdfunding. Su questi ultimi le start-up possono presentarsi per raccogliere il capitale d’avvio dagli investitori privati.

Questo regolamento – che entrerà in vigore il 1 luglio 2014 e gli Stati membri avranno 6 mesi di tempo per recepirlo nelle legislazioni nazionali – è importantissimo non solo perché ha come obiettivo principale la cesura dei pesanti legacci che limitano oggi le imprese dal reperire nuovi finanziamenti, ma anche perché potrebbe risultare da parziale rimedio alla disoccupazione giovanile che affligge l’Europa. Sono principalmente giovani infatti i fondatori di start-up ed imprese innovative che molto spesso sono costretti a rinunciare al proprio sogno di business a causa di un settore bancario poco propenso a rischiare. Sono gli stessi giovani che poi rimangono senza lavoro o sono costretti a lasciare l’Europa in cerca di condizioni economiche più favorevoli all’imprenditorialità. D’altra parte bisogna anche considerare che i nuovi vincoli di Basilea III, il pacchetto CRD IV e gli approfonditi stress test della BCE spingono le banche ad essere più prudenti possibili. Quindi ben vengano strumenti innovativi che aprano le porte allo sviluppo di nuove imprese e nuovi modelli di business.

In foto il Commissario europeo Joaquin Almunia durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo regolamento (foto: European Commission-2013) 

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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