venerdì , 17 agosto 2018
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Deflazione: le mosse di Draghi rilanceranno davvero l’economia?

Climaticamente l’inverno europeo è nettamente più caldo del solito, ma da un punto di vista economico la gelata dei prezzi si fa sentire ormai in quasi tutto il Continente: nel gennaio appena trascorso è arrivata la conferma che anche la Germania è entrata in deflazione, con un calo tendenziale di mezzo punto rispetto allo stesso mese del 2014.

A conferma di due asserzioni fondamentali: la prima è che l’intervento di espansione monetaria deciso recentemente dalla BCE fosse ormai più che urgente, nonostante la strenua opposizione di una cospicua fetta dell’opinione pubblica tedesca, che pare sempre più attratta dal discorso “anti-Draghi” portato avanti da Afd e Pegida. La seconda è che la spirale deflazionistica – nel gennaio scorso i prezzi nell’area euro sono crollati mediamente dello 0,6% rispetto all’anno prima – attanaglia l’Europa esattamente come nei momenti più bui della crisi del 2008-09.

Le ragioni della deflazione

La deflazione è stata rafforzata negli ultimi mesi dall’incredibile crollo del prezzo del petrolio (la quotazione del greggio è crollata del 60% rispetto ai picchi pre-crisi), oltre che dalla frenata della crescita cinese, non più impetuosa come un tempo, che determina un abbassamento generale del listino di molte materie prime.

Tuttavia, se anche si scomputano beni energetici e cibo dal tasso d’inflazione, rilevando quindi solo il tasso core, ne viene fuori che esso si ferma ad uno sconsolante 0,5%, ben al di sotto del target del 2%, indicato dalla BCE come un tasso inflattivo salutare. L’inflazione zoppica nonostante Draghi abbia lanciato durante il 2014 un’altra operazione monetaria non convenzionale – il T-LTRO (Targeted Long Term Refinancing Operation) mirato ad iniettare maggiore liquidità nel sistema produttivo – che aveva tra i propri obiettivi un moderato rialzo dei prezzi da ottenere sul breve periodo, oltre che un sollievo dalla stretta creditizia nei Paesi periferici.

Le mosse di Draghi riporteranno la crescita?

La persistenza della bassa inflazione, pur in presenza di politiche espansive, può far porre una legittima domanda: esiste la possibilità che l’espansione monetaria di Draghi, stimata nell’ordine di un trilione di euro fino a settembre 2016, possa fallire o non essere risolutiva?  La ragione dice che la probabilità non solo esiste, ma è concreta.

I precedenti non sono totalmente incoraggianti: le politiche di QE intraprese dalla Banca del Giappone (BOJ) del governatore Kuroda non sono riuscite a sollevare l’inflazione sino al 2%, nonostante il fatto che la BOJ abbia compiuto degli interventi davvero massicci sui mercati. Gli Stati Uniti, d’altra parte, nonostante i vari round di QE abbiano smosso qualcosa come 4.500 miliardi di dollari, registrano ancora un tasso d’inflazione pari al 1,6%, ben lontano da qualsiasi accenno di emergenza iper-inflattiva – tanto che la FED, non totalmente convinta della qualità della ripresa americana, esita sempre di più a rialzare i tassi di riferimento.

Il trilione di Draghi, spalmato sino al 2016, difficilmente potrà generare un rialzo durevole del tasso d’inflazione, a meno che – come ormai quasi tutti dicono, specie dopo la vittoria di Tsipras in Grecia – non sia accompagnato da politiche continentali a favore della crescita e da una continuazione della politica di “svalutazione competitiva” dell’euro.

Il funzionamento del QE

Il QE è uno strumento straordinario di moltiplicazione della ricchezza per chi – di solito i più facoltosi – già possiede azioni e bond, i cui prezzi saranno “dopati” dagli acquisti massicci effettuati dall’Eurotower. Il QE può aiutare a rilanciare il PIL nominale, in virtù dell’aumento di ricchezza finanziaria detenuta dai più ricchi, con effetti positivi sui rapporti Debito/PIL e Deficit/PIL. Può, inoltre, marginalmente contribuire ad un miglioramento delle condizioni del credito. Ma di certo non cambia molto le condizioni percepite dalla popolazione: per dirla banalmente, le casalinghe al supermarket non comprano bond e azioni, ma carne e uova.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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