domenica , 18 febbraio 2018
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Draghi a Strasburgo: fari puntati sulla BCE

Dopo l’avvio della politica monetaria ultra-espansiva in Giappone, l’apprezzamento dell’euro ed il crollo di quasi tutte le materie prime sui mercati internazionali, il governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi osserva apparentemente impassibile il crollo del PIL dell’Eurozona e la crescita della disoccupazione. Non bisogna stupirsi dato che il mandato della BCE parla chiarissimo: controllo della stabilità dei prezzi senza stimoli diretti a crescita economica e lotta contro la disoccupazione. Un mandato stretto, poco condivisibile dai membri più interventisti ma che va rispettato in ogni caso.

Tuttavia, capita che gli obiettivi di controllo dell’inflazione coincidano con quelli di crescita economica. A marzo l’inflazione dell’Eurozona si è attestata all’1,7% annuo e date le dinamiche valutarie e delle commodities (materie prime) si può stimare che le dinamiche dei prezzi punteranno presto verso il basso con maggiore forza. A quel punto la BCE potrà attuare una politica monetaria più espansiva che potrà rilanciare investimenti e crescita.

I margini di manovra sono tuttavia strettissimi e Draghi non può avventurarsi in alchimie finanziarie in salsa giapponese. La base monetaria non può esplodere ed operazioni di mercato aperto in un periodo di relativa calma sui mercati finanziari non verrebbero viste di buon occhio dai falchi del rigore monetario. Un altro taglio dei tassi rischierebbe poi di condurre l’Eurozona nella cosiddetta “trappola della liquidità”, secondo la definizione coniata dall’illustre economista John Maynard Keynes. Se si finisce in trappola, portando i tassi troppo vicini allo zero, la Banca Centrale perde molti margini di manovra per eventuali interventi in periodi di crisi sistemica e creditizia acuta. Anche da quel lato conviene attendere dato che nelle ultime settimane gran parte della liquidità mondiale sta tornando in Eurozona a caccia di alti tassi e di una moneta forte.

Per comprendere quindi la strategia che adotterà Draghi è doveroso analizzare le sue ultime mosse e le sue recenti dichiarazioni.

In quanto membro della Troika, lunedì 15 aprile, la BCE ha approvato la nuova tranche di 2,8 miliardi per il governo greco. Qualcosa si muove ad Atene e la dichiarazione ufficiale dell’Eurotower cerca di sottolinearlo. Le banche sono state ricapitalizzate, la maggior parte dei tagli al bilancio sono stati ormai approvati. Inoltre privatizzazioni, liberalizzazioni, vendite di asset pubblici, riforma del mercato del lavoro e della Pubblica Amministrazione sono state faticosamente approvate. Insomma, poichè la politica ha fatto il proprio dovere, pur dopo tanti lamenti, non mancherà il supporto della BCE. Un messaggio che può essere interpretato come universale da tutti i governi dell’Eurozona.

“E’ grave che le banche non prestino a tassi ragionevoli” afferma Draghi durante il suo intervento all’Università di Amsterdam martedì. Difficile interpretarlo come commento sui tassi di mercato. Molti vedono la dichiarazione come prima mossa della BCE verso la vigilanza bancaria delle banche Ue. Insomma, si inizia lentamente ad entrare nella parte del controllore severo che bacchetta gli istituti finanziari che stanno lucrando sul mare di liquidità mai negato dall’Eurotower.

Eccoci, infine, alla giornata di ieri, all’audizione davanti ad un Parlamento Europeo semideserto – secondo alcuni fonti interne erano accreditati più giornalisti e visitatori dei cento parlamentari in aula – durante la quale Draghi ha spiegato di aver agito durante la crisi sempre nei limiti strettissimi di mandato, ricordando che evidentemente la BCE “non può fare tutto”. Si è detto speranzoso per il traguardo, entro l’estate del 2014, della vigilanza unica europea in modo da riuscire a creare una catena di trasmissione più stretta della politica monetarie e ad un maggiore controllo. Cosa si intraveda nel lungo cammino tra la primavera del 2013 e l’estate del 2014 è poco chiaro.

Si può azzardare che le operazioni straordinarie verranno limitate al minimo se non in caso di emergenza. Se l’inflazione dovesse calare probabilmente verranno lanciati nuovi LTRO o prestiti alle banche a lungo termine al tasso di sconto (0,75%) che potranno riportare i prezzi al target del 2% ed eventualmente far ripartire gli investimenti.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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