lunedì , 19 febbraio 2018
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Draghi all’Europarlamento: economia reale ha bisogno di aiuti

Due italiani si sono dati la parola lunedì per il terzo dialogo monetario di quest’anno, occasione di confronto tra la commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento Europeo e il Presidente della Banca Centrale Europea. I due italiani sono Roberto Gualtieri (PD – PSE), che di quella commissione è il Presidente, e naturalmente Mario Draghi.

Da qualche settimana la BCE è infatti di nuovo al centro della politica economica europea: economica, più che monetaria. Un esempio è il discorso che Draghi ha tenuto a Jackson Hole, ricordando la necessità di accompagnare le riforme strutturali a interventi anche in materia di politica fiscale, in un intervento che a Berlino deve essere suonato come uno sforamento di campo e che infatti ha generato una telefonata di chiarimento da parte di Angela Merkel (sul cui tono si è molto discusso: prima della smentita tedesca, era circolata la voce di una telefonata dai toni piuttosto duri).

E poi c’è la politica monetaria, con gli acquisti di Asset Backed Securities che hanno fatto discutere per il rischio connaturato a questo tipo di prodotti (molto più basso nel caso europeo che in quello Americano però) e l’inizio del programma T-LTRO (pronunciato teltro – dallo stesso Draghi, ci si può dunque fidare) per sostenere il credito delle banche nei confronti dell’economia reale. Il T-LTRO è iniziato giovedì scorso con un’allocazione di 82 miliardi e un centinaio di banche partecipanti: gran parte del finanziamento messo a disposizione dalla BCE è andato a enti creditizi dei Paesi più in difficoltà e in particolare alle tre principali banche italiane, Intesa – Sanpaolo, Unicredit e Montepaschi. La seconda tranche sarà messa a disposizione a dicembre, ma già in molti (ad esempio, il think tank europeo Bruegel) hanno criticato la scarsa partecipazione delle banche in questa prima parte del programma, considerato che le stime iniziali prevedevano un’allocazione di circa 120 miliardi.

Al Parlamento Draghi ha dunque ricordato tutto questo, sottolineando il ruolo svolto dalla BCE finora – “negli ultimi tre anni siamo intervenuti in maniera massiccia e senza precedenti per sostenere l’economia” – e l’attenzione che comunque sarà rivolta agli obiettivi di inflazione nel medio periodo. La guardia della BCE resta insomma alta: soprattutto perché, come ha ribadito Draghi nel suo discorso iniziale, la crescita prevista nell’ultimo trimestre non si è vista e la ripresa, nonostante alcuni segnali positivi provenienti dall’indice della produzione industriale, resta debole.

Insomma, una spiegazione delle manovre BCE degli ultimi mesi, in cui è stata più volte espressa l’intenzione di far arrivare il credito alle imprese e all’economia reale, per cui la banca di Francoforte si aspetta di abbassare i tassi di interesse fino all’80% di quelli attuali, controllando che effettivamente le banche a cui ha fatto credito facciano arrivare il denaro lì dove serve. “Se le banche non presteranno i soldi, dovranno ripagare il finanziamento entro due anni”.

Come in tutti gli interventi precedenti, incluso il discorso a Jackson Hole di cui si parlava sopra, Draghi ha ovviamente ricordato che lo stimolo monetario non è una condizione sufficiente, ma necessita di essere accompagnato da riforme strutturali per ottenere effetti di lungo periodo: “l’economia reale ha bisogno di soldi, ma noi abbiamo bisogno che le imprese si assumano dei rischi e creino lavoro”. Ancora una volta quindi un richiamo a riformare le economie dei Paesi più in difficoltà: il segnale, per i Paesi che su quel cammino sono più incerti, è che la BCE non potrà fare di più di così, per riavviare la domanda. Almeno non nei prossimi mesi.

In foto, Roberto Gualtieri e Mario Draghi (foto European Union – EP 2014)

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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