domenica , 25 febbraio 2018
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Draghi: la forza dell’euro preoccupa la BCE

Sono passati quasi sei mesi dall’ultima variazione della politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea (BCE). Era il 13 novembre 2013 quando i tassi di riferimento furono tagliati al minimo storico dello 0,25% e da quel giorno il tasso di inflazione è rimasto ben lontano dal target del 2%. Anzi, ha continuato a scendere fino allo 0,5% a marzo del 2014 per poi risalire leggermente allo 0,7% nel mese di aprile.

Il Consiglio Direttivo dell’Eurotower riunitosi oggi ha deciso di aspettare i dati di giugno prima di intraprendere nuove mosse. Il lieve incremento di aprile era già stato previsto, come anche le stime di medio-lungo periodo fino alla fine del 2016. Draghi ha infatti annunciato attraverso la forward guidance che i tassi di interesse non saliranno fino ad allora.

Tuttavia, c’è ancora un enorme punto interrogativo sulle stime di breve termine. Stiamo parlando del caldo trimestre che va da giugno ad agosto di quest’anno. L’indicatore da tenere sotto controllo è il cambio euro/dollaro. Anche se lo Statuto della BCE non prevede interventi diretti sul tasso di cambio, il Presidente dell’Eurotower ha spiegato nella conferenza stampa di oggi che la forza dell’euro preoccupa molto il Consiglio Direttivo.

E non preoccupa perché sta mettendo a repentaglio la forza delle esportazioni della zona euro, visto che l’avanzo della bilancia commerciale continua ad essere ai massimi storici. L’euro forte minaccia l’indice dei prezzi perché sta riducendo drasticamente il prezzo delle importazioni (dalle materie prime, ai semilavorati e all’energia). E questo si ripercuote indirettamente sui prezzi dei beni, spingendoli al ribasso. Non per nulla, il prezzo dei servizi è costantemente sopra la media nell’indice dei prezzi: in particolare, quest’ultimo ha mostrato una crescita annua dell’1,6%, mentre il prezzo dell’energia è calato dell’1,2%.

Al di là di cosa accadrà a giugno, Mario Draghi ha riservato una stoccata alla Francia, liquidando gli appelli del nuovo premier Manuel Valls in cui chiedeva alla BCE di fare di più contro la crisi, ovvero stampare più moneta, tagliare i tassi e comprare più titoli di Stato. Il Presidente della BCE ha rivendicato in modo fermo l’autonomia dell’istituto centrale dalla politica, osservando che se quest’ultima cerca di indebolire l’indipendenza dell’Eurotower, la stessa BCE e l’Euro perderanno ogni credibilità sui mercati internazionali.

Gli stessi mercati hanno brindato alle parole di Mario Draghi alla decisione della BCE di mantenere stabili le politiche monetarie. A Piazza Affari il FTSE MIB è salito del 2,30%, l’indice di Madrid ha chiuso a +1,70% e Francoforte a +0,90%. Ottime notizie anche sul fronte dello spread Btp-Bund, che ha chiuso a 149 punti base. Ancora meglio lo spread tra Bonos spagnoli e Bund tedesco, che è sceso a 141 punti.

Sul fronte valutario, l’euro si è leggermente svalutato, toccando quota 1,3867 dollari. Sul futuro prossimo del tasso di cambio peseranno sicuramente le mosse della Federal Reserve (Fed) che potrebbe sospendere le operazioni di tapering (progressiva riduzione dell’offerta di moneta) se la crescita americana dovesse deludere ancora. Il PIL è cresciuto nel primo trimestre di un misero 0,1%, trasformando quasi tutte le previsioni degli analisti in carta straccia. Tra gli USA in stallo, la fuga dal rublo a causa della crisi ucraina, una Banca Centrale Giapponese che continua a stampare moneta a ritmi folli ed una Cina sempre meno brillante negli indicatori macroeconomici, è evidente che anche nei prossimi mesi i capitali degli investitori globali continueranno ad inondare la zona euro.

La crescente domanda di investimenti in euro (che rafforza il cambio) ed un indice dei prezzi in picchiata verso il basso, probabilmente spingeranno la BCE ad adottare in giugno qualche timida mossa interlocutoria. Sarebbe da illusi aspettarsi un Quantitative Easing in salsa europea, almeno finché non saranno completati gli stress test sulle banche europee. Quello che si può immaginare è un leggero taglio dei tassi dallo 0,25% allo 0,15% sul tasso di riferimento principale, e dallo 0,75% al 0,5% sui prestiti di breve termine che le banche chiederanno alla BCE. Non sarebbe strano neanche aspettarsi una leggera rivoluzione sui tassi sui depositi degli istituti di credito presso la BCE. Attualmente a zero, potrebbero scendere per la prima volta nella storia ad un -0,10%. Accadrà a quali condizioni? Molto probabilmente nel caso in cui l’indice dei prezzi dovesse scendere nuovamente sotto lo 0,7%.

 In foto, una moneta da un euro (© Dennis Skley / Flickr – 2013)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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