martedì , 14 agosto 2018
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Draghi a Jackson Hole: la ricetta BCE per l’Europa (e per Renzi)

Il Governatore della Federal Reserve Janet Yellen e della Banca Centrale Europea Mario Draghi hanno partecipato, venerdì 22 agosto, all’incontro annuale promosso dalla Banca Centrale di Kansas City a Jackson Hole. Tema dell’incontro quest’anno, l’occupazione.

Tra gli altri, sono stati presenti anche il Governatore della Bank of Japan e il Vice-governatore della Bank of England. Dei quattro citati, tre guidano banche centrali con un elemento in comune: una forte politica monetaria espansiva. Si tratta ovviamente di americani, inglesi e giapponesi.

La crescita europea post – crisi, già ritenuta incerta nel corso del 2013 e nei primi mesi di quest’anno, non c’è. I dati di luglio confermano non solo il trend negativo nei paesi più colpiti (in particolare l’Italia, ma anche la Francia) ma hanno segnalato per la prima volta un rallentamento anche dell’economia tedesca, finora ritenuta locomotiva d’Europa.

Il dato è significativo: a sette anni dall’inizio della crisi il PIL complessivo dei 28 paesi UE risulta ancora più basso del valore pre – crisi. La ripresa non c’è stata, nonostante un tempo molto lungo (si parla di double dip recession, ovvero di una doppia caduta che in Europa si è verificata in seguito alla crisi del debito sovrano in Grecia e al suo contagio in altri paesi nel corso del 2011). I dati italiani descrivono poi un’economia estremamente provata. Dal 2007 l’Italia ha perso quasi nove punti di PIL, portandosi al livello del 2000 e mangiandosi di fatto un decennio intero di crescita economica. La produzione industriale è calata del 24% (quasi un quarto) e la disoccupazione giovanile si attesta sopra il 40%. Ma soprattutto, nel nostro caso si può ormai parlare di triple dip recession: a luglio è stato confermato che la crescita è più bassa anche di quella greca e spagnola, leggermente positiva.

Il giornalista Matt O’Brien sul suo blog sul Washington Post ha definito l’area euro una catastrofe economica, spiegando che una ripresa così incerta dopo la crisi è paragonabile solo a quella delle economie che, durante la Grande Depressione degli anni ’30, hanno deciso di mantenere le proprie valute ancorate al sistema aureo (in particolare la Francia, ma anche l’Italia), privandosi così di quegli strumenti di flessibilità monetaria che hanno permesso la ripresa di Stati Uniti e Regno Unito.

Cosa possono fare allora le banche centrali per supportare l’economia? Sia Janet Yellen che Mario Draghi hanno tenuto un discorso di apertura dei lavori, chiedendosi proprio questo ma partendo, necessariamente, da due prospettive diverse. Se per l’americana la questione è quando e in che misura interrompere il prolungato intervento di Quantitative Easing, Draghi deve chiedersi se e quando iniziarlo. Tra le righe del lungo intervento del governatore della BCE diversi esperti hanno anche colto consigli sostanziali per le economie europee più in difficoltà (come quella italiana).

Soprattutto, riformare il mercato del lavoro, rendendolo meno rigido. Draghi ha citato l’esempio irlandese, dove una riforma in questo senso ha avuto effetti positivi in termini di crescita, e quello spagnolo: dopo le riforme del 2012 la Spagna è tornata a crescere (ma con alti costi in termini di disoccupazione complessiva). Qualche apertura però è arrivata sul fronte degli investimenti, che più sta a cuore di Renzi e Hollande, entrambi in cerca di una maggiore flessibilità sul lato della spesa pubblica. Il Governatore della BCE ha infatti concesso che la ripresa in Europa può solo derivare dalla combinazione di politiche sul lato della domanda aggregata (leggere, investimenti e politica monetaria) accompagnate dalle necessarie riforme strutturali (leggere, mercato del lavoro e spesa pubblica). Queste riforme “non possono essere ulteriormente ritardate”.

Se questi due aspetti non riusciranno a conciliarsi, le mani della Banca Centrale rimarranno legate? Finora è stato così, per non scontentare troppo i tedeschi. Ma, come rilevato dal sito di informazione economica Bloomberg, Draghi questa volta non ha condizionato ulteriori misure a uno stato di necessità, lasciando intendere che potrebbero essere prese comunque.

Foto © ECB – Flickr 2014

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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