mercoledì , 21 febbraio 2018
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ECOFIN, Padoan: regole europee sostengano riforme

Martedì scorso si è tenuta la prima riunione dell’ECOFIN (la riunione dei Ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Unione Europea) del semestre di Presidenza dell’Italia dell’Unione Europea. Spetta infatti a Pier Carlo Padoan, Ministro italiano dell’Economia e delle Finanze, il compito di presiedere i vertici ECOFIN per i prossimi sei mesi.

Padoan ha deciso di giocare a carte scoperte fin dall’inizio, facendo presente agli altri Ministri che l’obiettivo di deficit strutturale allo 0,5% all’anno come previsto dal Fiscal Compact sarà finanziariamente difficile da raggiungere e comporterà enormi costi sociali, se non è accompagnato da politiche che rilancino la crescita economica. L’obiettivo dell’Italia è concedere flessibilità temporanea di bilancio a quei Paesi che mettano in campo le riforme strutturali. Molte di esse, infatti, possono avere effetti recessivi nel breve termine, ma portare a vantaggi competitivi nel medio-lungo termine. Come ha ricordato il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, durante la Presidenza italiana del 2003 furono concesse delle deroghe a Francia e Germania. Uno di questi due Paesi usò molto bene i margini di flessibilità ed i frutti di quelle scelte si riverberano ancora oggi sulla sua economia nazionale. Non si parla ovviamente della Francia.

Oggi l’Italia vorrebbe seguire l’esempio della Germania dei primi anni 2000 e fare le riforme strutturali in un clima di investimenti pubblici, che rilancino la crescita economica e riducano la disoccupazione. Il problema, però, è che molti Paesi UE (Germania in primis) non si accontentano della promessa italiana di fare le riforme. Di conseguenza, occorrerà trovare una sorta di meccanismo (emendamento ai Trattati? Pieghe legislative già previste che forniscano spazi di flessibilità?) che renda vincolante la promessa di attuare le riforme con la concessione di flessibilità a breve-medio termine. In ogni caso tutto è rimandato a settembre, quando ci sarà il tempo di intavolare riforme di ampio respiro. In buona sostanza, la linea tedesca attendista ha trionfato per ora, con l’avvallo del neo Presidente in pectore della Commissione Europea Jean Claude Juncker, che ha affermato di essere “allergico a deficit e debito”.

Più fortunato l’approccio Padoan nell’Eurogruppo del giorno precedente sul tema del cuneo fiscale. Il piano italiano è molto semplice e ambizioso e prevede di rilanciare la crescita nell’eurozona alleggerendo il carico fiscale sul lavoro. A settembre verrà varato un piano comune di taglio del cuneo fiscale sulla base delle best practices degli Stati della zona euro che hanno già implementato strategie analoghe. Gli 11 Stati su 18 ad avere un carico fiscale molto elevato sul lavoro (Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Spagna), quando presenteranno ad ottobre la loro bozza di manovra finanziaria, verranno supportati a portare avanti riduzioni di tassazione sul lavoro a saldi invariati e senza oneri per la finanza pubblica. Un follow-up di tale operazione verrà portato avanti nella primavera del 2015.

L’idea italiana è molto ambiziosa e se dovesse funzionare, potrebbe aprire ad una stagione di progressivo allineamento fiscale della tassazione all’interno dell’eurozona. Si potrebbe partire dal lavoro ed arrivare progressivamente all’IVA ed alle altre tasse sulle imprese. In questo modo si riuscirebbe ad appianare i vari livelli di tassazione, riducendo le possibilità di dumping fiscale all’interno della zona euro. Se un domani si vorrà compiere davvero l’ambizioso passo verso l’’Unione fiscale, ci si troverebbe così di fronte a stati con maggiore convergenza nelle politiche rispetto alla situazione corrente.

In foto, Pier Carlo Padoan © European Union, 2014

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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