mercoledì , 21 febbraio 2018
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ECOFIN: equity-debito e “si” a Lituania in Eurozona

Venerdì 20 giugno si è riunito il Consiglio ECOFIN, composto dai Ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Unione Europea. Per l’Italia ha presenziato il Ministro Pier Carlo Padoan, che ha lasciato ai Ministri Maria Elena Boschi e Marianna Madia il compito di presentare in conferenza stampa le prime misure di semplificazione del fisco previste dalla delega fiscale. Anche all’ECOFIN si è parlato di fisco, ma le decisioni più importanti hanno riguardato il via libera all’ingresso della Lituania nell’eurozona dal 1 gennaio 2015 e la chiusura della procedura di deficit eccessivo per alcuni Paesi dell’Unione Europea.

Partendo dalla Lituania, va osservato che quella dell’ECOFIN non è una promozione definitiva, che avverrà per mano del Consiglio Europeo di fine giugno e successivamente dovrà essere ratificata anche dal Parlamento Europeo. Il Paese però rispetta totalmente i criteri di convergenza previsti dai Trattati, pertanto si può già dare per certa l’approvazione di Consiglio e Parlamento.

Per quanto riguarda il lento percorso di riduzione del deficit intrapreso dai Paesi europei, esplosi a seguito delle crisi finanziarie degli ultimi anni, già ad aprile si era osservato che per l’anno 2013 ben 11 Paesi su 18 dell’eurozona rispettavano il parametro del 3% del rapporto deficit/PILNel 2009 erano solo 2 su 16. L’ECOFIN di ieri ha osservato non solo i progressi dei Paesi che hanno adottato l’euro, ma di tutta l’Unione Europea. Ben sei Paesi sono stati promossi, tra cui Belgio, Olanda, Austria e Slovacchia (eurozona), Repubblica Ceca e Danimarca (UE). Un’altra misura “d’ufficio” per il Consiglio Economia e Finanze è stata l’approvazione delle CRS, le cosiddette raccomandazioni dell’Unione Europea. Anche per queste, la palla passa al Consiglio del 26 e 27 giugno per il via libera finale.

Spazio importante anche per l’accordo anti-elusione fiscale, raggiunto dopo anni di negoziato. L’accordo consiste in pratica nel regolamentare meglio l’applicazione della tassazione sugli strumenti finanziari ibridi dell’equity-debito. Si tratta di obbligazioni (debito) emesse dalle società, che possono prevedere delle forme di controllo da parte del creditore verso la società che li ha emessi, ma allo stesso tempo comportarsi come azioni (equity).

Tali titoli ibridi possono a volte scatenare delle elusioni fiscali, poiché le imprese possono beneficiare delle deduzioni previste per le obbligazioni ed allo stesso tempo gli investitori (o creditori) possono essere sottoposti ad una minore tassazione. L’accordo è molto tecnico e si applica principalmente alle multinazionali, che usano alcune pieghe del diritto per ridurre la tassazione a carico delle società sussidiarie, concentrando i costi fiscali sulla sede legale centrale della multinazionale, molto spesso localizzata in Paesi in cui la tassazione è molto bassa (come l’Irlanda). Gli Stati membri avranno tempo fino al 31 dicembre 2015 per recepire la nuova normativa all’interno delle legislazioni nazionali.

Nell’immagine, da sinistra a destra, il Commissario Algirdas Semeta, il Ministro delle Finanze greco Gikas Hardouvelis, e il vice Presidente della Commissione Europea Olli REHN (Photo © Il Consiglio dell’Unione Europea, www.consilium.europa.eu)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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