domenica , 18 febbraio 2018
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Photo © HM Revenue & Customs, 2012, www.flickr.com

Ecofin, tackle agli evasori: via allo scambio di dati fiscali

Essere Ministro delle Finanze di un Paese dell’Unione Europea a metà ottobre 2014 non deve essere per niente facile. La crescita economica non riparte, i mercati hanno ricominciato a puntare verso il basso e lo spread torna a salire in tutti i Paesi periferici. Ed in questo clima bisogna predisporre le bozze di leggi di stabilità, inviarle a Bruxelles e sperare che la Commissione Europea dia lo sperato via libera. In caso contrario, occorre varare le modifiche prima dell’esame dei Parlamenti nazionali. In Italia l’approvazione di una finanziaria è stata spesso soprannominata “assalto alla diligenza”, per la predisposizione dei parlamentari nostrani a presentare miriadi di emendamenti e sub-emendamenti per drenare misure coperte da tagli alle spese e aumenti delle tasse.

Alla rosa degli impegni istituzionali si è aggiunto, nella giornata di martedì 14 settembre, l’ECOFIN sui temi dello scambio automatico delle informazioni fiscali. Dal 2011 gli Stati UE, l’OCSE e gli USA lavorano parallelamente alla creazione di un sistema informatico che permetta agli Stati di collaborare sul fronte dell’evasione fiscale. Ad esempio, se un lavoratore italiano che percepisce redditi in un altro Paese UE o deposita in un conto corrente estero i proventi illeciti percepiti in Italia, a meno di indagini molto approfondite risulta invisibile agli occhi del fisco italiano. Se non vi sono sospetti sul suo conto è quindi molto probabile che i suoi eventuali comportamenti illegali non vengano mai alla luce.

Un primo passo in avanti per risolvere questa situazione si è compiuto nel mese di marzo quando i Paesi della UE hanno deciso di abolire progressivamente il segreto bancario. L’accordo di ottobre va ben oltre la decisione primaverile. I dati di ogni correntista verranno automaticamente scambiati tra Stati, in modo da aumentare la collaborazione e ridurre le opacità. Le procedure di scambio dei dati verranno progressivamente implementate e nel caso in cui non si dovessero verificare intoppi, la piena interoperabilità dovrebbe avere luogo dal 2017. A prima vista potrebbe sembrare un mero accordo di contrasto all’evasione fiscale, connotato da luci ed ombre sui temi della privacy di ogni cittadino europeo. A lungo termine però, secondo alcuni analisti, tale accordo porrebbe le fondamenta per il futuro “fisco europeo”. Anche se per ora si tratta di utopia, nel momento in cui gli Stati dell’Unione Europea decidessero di varare la tanto dibattuta Unione Fiscale, un database con banche date interoperabili arricchite con i dati di ogni contribuente europeo sarebbe la base naturale da cui partire.

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan ha annunciato soddisfatto che l’accordo è stato raggiunto grazie all’importante mediazione dell’Italia. Nonostante infatti il nostro Paese sia tra i più colpiti dal fenomeno dell’evasione fiscale, è anche uno di quelli che negli ultimi 3 anni ha varato la strategia e la legislazione più repressive contro di essa. L’obiettivo di contrasto al sommerso risulta centrale anche ad assicurare le coperture per la Legge di Stabilità presentata mercoledì 15 ottobre. 3,8 miliardi di Euro aggiuntivi da recuperare nel 2015, da sommare agli 11,2 miliardi già programmati.

Un missione molto difficile ma non impossibile, che potrebbe essere raggiunta con gli ultimi decreti attuativi ed i regolamenti che derivano dal Decreto Salva Italia del dicembre 2011 che aboliva il segreto bancario nel nostro Paese. Con i dati dei conti correnti verranno infatti precompilati i moduli ISEE a partire dal 2015 per ricevere contributi e prestazioni sociali agevolate e condotti controlli mirati sulle dichiarazioni degli anni precedenti. I dati serviranno poi a condurre indagini pilotate su coloro che hanno presentato dichiarazioni dei redditi non veritiere a partire dal 2011.

Gli evasori che hanno depositi non dichiarati all’estero devono quindi iniziare a tremare a seguito dell’inasprimento della legislazione italiana e dell’accordo europeo? Non necessariamente. Presto si aprirà la finestra della voluntary disclosure, che permetterà (fino al mese di settembre 2015) di autodenunciarsi versando le tasse non pagate ed evitando le conseguenze penali. Ultima boccata d’aria per gli evasori, prima di finire sotto la lente del “grande fratello” europeo.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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