giovedì , 16 agosto 2018
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Il Ministro Pier Carlo Padoan all'ECOFIN © Council of the European Union, 2014

Economia, il bilancio del semestre di Presidenza italiana

Il semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea sta giungendo al termine: cosa è cambiato dal 1 luglio, quando il Presidente del Consiglio Matteo Renzi dichiarava che con la Presidenza italiana si sarebbe avviato un cantiere europeo per  maggiore flessibilità nei conti pubblici, una nuova stagione di investimenti e di riforme economiche?

Cominciando dagli investimenti, il tanto discusso piano Juncker per mobilitare 300 miliardi di euro può essere visto come un grande passo in avanti sul tema del rilancio degli investimenti a livello europeo. L’Italia fin dall’inizio del semestre si è battuta per portare questo tema al centro dell’azione politica dell’Unione Europea. Non ci sono risorse fresche da investire? E allora? La liquidità sui mercati a buon mercato sarà praticamente illimitata nei prossimi due anni, grazie all’azione della Banca Centrale Europea, e realizzare l’effetto leva non sarà troppo difficile.

La chiave di volta sarà trovare progetti efficaci e strategici con un alto moltiplicatore degli investimenti sulla crescita. Gli Stati europei hanno presentato alla Commissione una rosa di 2.000 progetti di investimenti per un totale di 1.300 miliardi di euro. Un comitato indipendente ora dovrà selezionare i progetti meritevoli in modo che il piano Juncker riesca a partire per metà 2015.

Per quanto riguarda i conti pubblici, il mantra del governo italiano sul rispetto delle regole sul deficit al 3% del PIL (perché i Trattati si rispettano) e sull’utilizzo delle formule di flessibilità del Patto di Stabilità e Crescita è ormai celebre. Questo atteggiamento ha influenzato molto la nuova Commissione Juncker, dal momento che le bozze di manovre finanziarie di fine anno di alcuni Paesi (tra cui Francia e Italia) sono state giudicate in modo assai clemente a Bruxelles, nonostante gli scostamenti dai deficit programmati.

Tuttavia, l’azione italiana ha sortito i suoi risultati solamente in un campo del tutto informale. Non è stato avviato nessun grande progetto per riformare la governance economica europea e le regole dei Trattati non sono state messe in discussione sul piano sostanziale. In ogni caso, era assolutamente ingenuo pensare che in sei mesi si sarebbe rivoluzionato completamente tutto, dopo i decenni impiegati a costruire tutta l’impalcatura. La vittoria di Tsipras alla prossime elezioni in Grecia, l’avvicinarsi delle elezioni in Francia con lo spettro di Le Pen o una nuova recessione nel 2015 potrebbero essere più persuasivi della mediazione italiana.

All’ultimo ECOFIN presieduto dal Ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan, sono stati poi messi a punto gli ultimi dettagli del Fondo Unico di Risoluzione, pilastro dell’Unione Bancaria. Verrà capitalizzato nei prossimi 8 anni, “tassando” le banche europee per un somma pari all’1% dei depositi. Dal 1 gennaio 2015 ogni Paese dovrà costituire un Fondo di Risoluzione nazionale e dal 1 gennaio 2016 i fondi confluiranno in quello unico europeo. Nell’ultima riunione sono stati fissati i criteri di contribuzione delle banche durante la transizione dal fondo nazionale a quello europeo. Il primo anno il 60% del contributo verrà calcolato secondo i criteri nazionali e il 40% secondo quelli europei. Progressivamente, si arriverà al 2023 con il contributo calcolato secondo i criteri europei al 100%.

Infine, il capitolo su elusione ed evasione fiscale. Molti dossier sull’argomento sono stati portati avanti con successo durante il semestre italiano. Dalla direttiva che regola l’imposizione fiscale sulla casa madre di una compagnia e le sue filiali in Paesi differenti allo scambio automatico di informazioni fiscali, sono stati fatti moltissimi passi avanti negli ultimi sei mesi. Anche Paesi restii su questi punti come Austria e Lussemburgo hanno rinunciato al segreto bancario e agli accordi fiscali con le multinazionali. Questo forse è il campo in cui l’Italia è riuscita meglio a giocare il suo ruolo di mediazione per alcune delle riforme strutturali che a lungo termine chiuderanno i buchi nelle finanze europee e aiuteranno a trovare risorse per la crescita senza aumentare le tasse.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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2 comments

  1. Per l’occupazione un semestre che ha visto la piu’ totale assenza di interventi a sostegno dei lavoratori dipendenti. Un fallimento totale

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