mercoledì , 21 febbraio 2018
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Elezioni europee: mercati tranquilli, boom a piazza Affari

Dopo il giudizio delle urne, arriva quello dei mercati europei. Il bilancio di questo inizio di giornata di contrattazione non delude. Nessuna tempesta post-elettorale ed occhi puntati verso le prossime mosse della Banca Centrale Europea.

Cominciamo dall’Italia, Paese caratterizzato dal risultato elettorale più indirizzato verso la stabilità di governo e delle riforme. Il Partito Democratico (maggiore azionista dell’esecutivo) spinge il FTSE MIB in apertura ad oltre il 2%, toccando in mattinata picchi del 3% di rialzo. Gli investitori confidano che il governo guidato da Matteo Renzi esca rafforzato dal voto e che possa accelerare il processo di riforme strutturali ancora da compiere. Flussi di capitale imponenti anche sui titoli di Stato italiani e lo spread cala in quota 166 punti base.

Stabile Parigi, poco sopra la parità. L’imponente vittoria del Front National di Marine Le Pen non scatena il panico per la decisione del Presidente Hollande e del premier Valls di “resistere, resistere, resistere”, parafrasando un’espressione che fece discutere l’Italia in tempi che sembrano ormai lontanissimi. Spread francese stabile a 45 punti base.

Madrid sale di mezzo punto in un clima di tenuta relativa dei partiti maggiori. Il Partido Popular ed il PSOE non raggiungono insieme il 49% dei consensi, ma ciò non pare compromettere la stabilità del Paese. Se la Banca Centrale Europea dovesse intervenire con le tanto attese politiche monetarie espansive e dovesse andare in porto la riforma che porta a 100 euro al mese tasse e contributi per chi assume disoccupati, il disastrato mercato del lavoro spagnolo potrebbe tornare a vedere la luce.

Anche a Berlino la borsa sale di quasi un punto percentuale. Il sistema politico tedesco, alla pari di quello economico, è ormai il caposaldo della stabilità europea. Nessuna sorpresa per i Cristiano Democratici, che rimangono il primo partito, ed “effetto Schulz” sui socialdemocratici in avanzata. Vedremo nei prossimi anni se il  “Bund” e la competitività risentiranno di una riforma delle pensioni appena approvata che, in controtendenza rispetto al resto d’Europa, abbassa a 67 anni da 63 l’età pensionabile.

Euforia ad Atene. La netta vittoria di Tsipras in queste elezioni europee galvanizza i mercati nonostante il rischio di instabilità per il governo Samaras, con il leader di Syriza che incontrerà ora il Presidente della Repubblica per chiedere elezioni anticipate. Serenità anche in Portogallo, dove si segnala spread in forte calo a 232 punti base ed una borsa che oscilla intorno allo zero.

Chiusa invece la piazza di Londra per il bank holiday, che ritarda di qualche ora il giudizio della City sulla batosta incredibile per i conservatori al governo e sullo slancio laburista non pervenuto. Le elezioni che si svolgeranno il prossimo anno potrebbero segnare il punto di svolta nei rapporti tra il Regno Unito e l’Europa. A questo punto il premier Cameron potrebbe rendersi conto quanto sia stato deleterio inseguire l’UKIP sui temi in cui è quest’ultimo a farla da padrone, e decidere di cambiare rotta nelle prossime settimane.

Insomma, nonostante tutto l’Europa non si spaventa e rimane fiduciosa. Aiuta molto la prospettiva di un lieve taglio dei tassi da parte della BCE ed un’eventuale manovra per rilanciare il credito privato. Tuttavia l’avanzata degli euroscettici potrebbe rappresentare una sfida di cambiamento per l’intero establishment europeo e per i partiti tradizionali. Una sfida che andrebbe affrontata seguendo l’esempio italiano attraverso riforme, cambiamenti e tanta voglia di sperimentare ed uscire dagli schemi.

Immagine © Rog B – Flickr 2014

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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