martedì , 14 agosto 2018
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Eureka, il progetto europeo per l’innovazione e la competitività

Il progetto di una collaborazione in ambito ricerca e sviluppo (R&S) non solo pubblico, ma anche aziendale, è da sempre stata una delle sfide principali per lo sviluppo e la competitività dell’Unione Europea. Il progetto Eureka nasce proprio con questa missione: formare cluster produttivi tra Paesi dell’Unione e non solo, per lo sviluppo in ambito scientifico e tecnologico.

La spinta iniziale proviene dalla Francia, all’inizio degli anni ’80, come una risposta europea finalmente competitiva rispetto ai progetti statunitensi e nipponici. Il primo incontro istituzionale in merito si tenne a Parigi nel 1985. Nello stesso anno, ad Hannover, il progetto fu ufficialmente lanciato in 17 Paesi, tra cui, oltre ai membri dell’allora CEE, la Turchia. Da allora, Eureka è attivo, con una partecipazione in crescita, che coinvolge oggi 34 Stati, inclusi la Svizzera, la Federazione Russa e Israele. In aggiunta, 4 Stati detengono status di “associati” particolari.

Il programma Eureka mira dunque ad incrementare la competitività delle industrie dei Paesi membri attraverso progetti di R&S in stretta collaborazione tra Stati e in conformità con norme europee standard. I progetti proposti devono rispondere a determinate caratteristiche, tra cui la partecipazione congiunta di almeno due Stati membri del programma, mentre le aziende partecipanti, che devono dimostrarsi sufficientemente qualificate, devono collaborare per lo sviluppo di un progresso tecnologico significativo nel proprio settore e di un prodotto o servizio per uso civile, orientato al mercato.

I progetti vengono esaminati e approvati da Coordinatori Nazionali di Progetto (NPC) e portati all’attenzione di tutti gli Stati membri, nel caso questi volessero proporre la loro collaborazione. Una volta che la proposta è ratificata dal “Gruppo ad Alto Livello Eureka” (HLG), il programma non prevede un finanziamento diretto da parte dell’Organizzazione. Il “marchio di qualità”, tuttavia, rappresenta un passepartout importante per l’accesso a prestiti e agevolazioni statali. Inoltre, il programma presenta il supporto, oltre che dell’Unione Europea, di Organizzazioni sovrastatali per la ricerca e lo sviluppo quali il CERN e l’Agenzia Spaziale Europea.

Il modello di sviluppo e la proposta dei programmi “bottom-up”, che prevede che ogni progetto si autogestisca in termini di competenze, divisione dei ruoli, periodo di sviluppo e utilizzo dei prodotti o servizi ottenuti, permette grande elasticità. Da un lato, le aziende possono con più facilità seguire le tendenze di mercato, dall’altro i vari membri possono sfruttare in modo vantaggioso le proprie specifiche competenze e peculiarità

Attualmente sono 12 le aree di attività dei progetti approvati da Eureka, tra cui particolarmente rilevanti risultano quelle delle biotecnologie e dell’industria farmaceutica, delle telecomunicazioni, della robotica e dell’aeronautica. Una menzione a parte merita il progetto “Eurostar”. Si tratta di un progetto supportato formalmente sia da Eureka che dall’Unione Europea, che si propone di sviluppare l’ambito della ricerca e dell’innovazione tecnologica per le piccole e medie imprese (SMEs). La selezione e la valutazione delle proposte è affidata direttamente all’Eureka. Anche in questo caso, si tratta di un programma transnazionale, in cui devono essere coinvolti almeno 2 Stati membri per progetto. In questo caso, però, è previsto un finanziamento diretto grazie ad un budget iniziale di 1.14 miliardi di euro. In cambio, i progetti hanno una durata massima di 3 anni e devono garantire che i prodotti vengano messi sul entro 2 anni dal termine dello sviluppo.

Grazie ad Eureka e alle sue iniziative, l’Unione Europea e i suoi partner cercano ancora una volta di raggiungere una collaborazione proficua e competitiva sul piano internazionale, che permetta al Vecchio Continente di ritagliarsi un posto di rispetto sulla scena mondiale anche nel campo dell’innovazione e dello sviluppo. Come già Altiero Spinelli commentava in merito al Progetto nell’anno della sua nascita, “l’Europa deve avere una sua ricerca nel campo delle alte tecnologie. Ha mezzi, tradizioni, soldi, uomini e cultura per averla”.

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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