lunedì , 19 febbraio 2018
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Euro: solo la Lituania è pronta all’ingresso

Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania, Svezia e Regno Unito. Questi i Paesi dell’UE che non hanno ancora adottato l’euro. Due di essi, la Danimarca e il Regno Unito, hanno negoziato ai tempi della creazione della moneta unica una clausola di opting-out permanente. Sugli altri, invece, la Commissione e la Banca Centrale Europea (BCE) hanno presentato questo mercoledì la Relazione sulla Convergenza 2014, documento biennale che valuta se uno Stato membro soddisfa o meno le condizioni necessarie per l’adozione dell’euro.

Solo uno di essi ha superato il severo test dei criteri di Maastricht e l’analisi della compatibilità della legislazione nazionale con il diritto europeo, in particolare per quanto riguarda l’indipendenza della banca centrale: la Lituania. Si aprono quindi per Vilnius le porte della moneta unica: dal gennaio 2015, se gli altri Stati membri dell’UE daranno il loro assenso formale nei mesi di giugno e luglio, anche l’ultima delle Repubbliche Baltiche entrerà nell’euro, con tutto quello che questo comporta. Nel corso della crisi, infatti, il complesso meccanismo della governance dell’Unione Economica e Monetaria si è fatto sempre più incisivo: dal Fiscal Compact al Two-Pack, dall’Unione bancaria allo European Stability Mecanism, la Lituania sarà ora parte integrante di numerose istituzioni e trattati che condizioneranno in maniera decisiva la sua politica economica.

Il rovescio della medaglia, per le autorità di Vilnius, è che finalmente avranno un posto al consiglio direttivo della BCE e nell’Eurogruppo, la riunione dei Ministri delle Finanze dei Paesi dell’eurozona. Se si considera che da ben dodici anni la Lita, la valuta lituana, è legata a un tasso di cambio fisso nei confronti della moneta unica, si comprende che la Lituania non perderà margini di manovra, ma avrà la possibilità di concorrere alla formazione della politica monetaria europea. E nel farlo, giocherà un curioso scherzo alla Bundesbank tedesca, la matrigna della BCE: una volta ogni cinque mesi questa non avrà diritto di voto alle riunioni operative dell’Eurotower. Per effetto dell’aumento del numero di Stati a 19 e per ovviare alla difficoltà decisionale in un gruppo così vasto, i Paesi saranno divisi in due fasce sulla base della popolazione. Germania, Francia, Italia, Spagna e Olanda saranno in “serie A”, e avranno 4 voti a disposizione (gli altri Paesi affronteranno un turnover più severo). A turno, pertanto, la Germania non potrà esercitare il diritto di veto cui è ricorsa spesso e volentieri in questi anni per bloccare azioni che riteneva contrarie ai suoi interessi.

Nell’attesa di vedere se questo cambiamento porterà a decisioni diverse da parte di quella che rimane, nonostante le decisioni di Draghi di giovedì, la banca centrale più conservatrice tra i grandi Paesi industrializzati, l’ingresso di un nuovo Stato nell’eurozona ha un significato politico importante. Come gli ingressi dell’Estonia nel 2011 e della Lettonia nel 2014, quello della Lituania rappresenta un altro tassello nel mosaico di un’Unione Europea dotata di un’unica valuta, proprio negli anni in cui questa si è trovata sotto attacco prima da parte dei mercati finanziari e adesso da parte di partiti e movimenti euroscettici.

Ma la strada è ancora lunga e accidentata. Gli altri otto Stati esaminati dalla Commissione non hanno ancora preso una chiara decisione politica di entrare nell’euro. Stabilità dei prezzi, solidità delle finanze pubbliche, stabilità dei tassi di cambio, convergenza dei tassi d’interesse a lungo termine, indipendenza della banca centrale: tra questi criteri, l’unico sistematicamente disatteso è quello riferito ai tassi di cambio. L’adozione dell’euro passa, infatti, necessariamente attraverso due anni di permanenza tranquilla della valuta nazionale nell’Exchange Rate Mechanism II. Al momento, non vi sono altri Paesi in questo sistema che prevede una stretta banda di oscillazioni rispetto a un determinato tasso di cambio. Se nei prossimi anni la ripresa in Europa si consoliderà e i mercati finanziari e del debito sovrano si stabilizzeranno, è probabile che altri Paesi prenderanno il biglietto per entrare nell’eurozona, ora che la tentazione di uscirne sembra essere scemata.

(Foto: Public Domain Photos – www.flickr.com)

 

L' Autore - Shannon Little

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One comment

  1. Comunque si dice “il litas”.

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