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Eurostat: l’Europa torna a crescere, l’Italia ancora no. Restano i rischi dell’instabilità

L’Europa sta lentamente uscendo dalla recessione, per quanto a fatica e in modo disomogeneo. I timidi segnali di ripresa più volte annunciati da istituzioni europee e governi nazionali iniziano infatti a vedersi anche nei dati macroeconomici. Secondo le rilevazioni Eurostat pubblicate oggi, nel secondo trimestre del 2013 il PIL dell’UE è cresciuto dello 0,4% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Nell’eurozona la crescita si è attestata intorno allo 0,3%. I consumi delle famiglie sono tornati a crescere (+0,2%) e si è confermato l’andamento positivo dell’export europeo, +1,6% quello dell’eurozona, +1,7% quello dell’UE a 28. Si tratta di segnali incoraggianti che aprono spiragli di ottimismo in un contesto economico che resta comunque molto difficile.

Su base annua, il PIL europeo resta infatti in contrazione. Rispetto allo stesso periodo del 2012 il PIL dell’Unione si è ridotto dello 0,1%, quello dell’eurozona dello 0,2%. I dati destano preoccupazione se confrontati con quelli degli Stati Uniti. Sempre secondo l’Eurostat, il PIL statunitense è cresciuto dello 0,6% rispetto ai primi mesi del 2013 e dell’1,6% su base annua. Mentre la ripresa in America sembra quindi essersi consolidata, quella europea resta fragile. L’Europa corre il rischio di dolorose ricadute qualora il contesto internazionale mostrasse segni di instabilità finanziaria o anche politica e militare, per esempio in Medio Oriente. La dipendenza dell’UE dalle importazioni energetiche costituisce un grande fattore di rischio che oggi, per l’economia a stelle e strisce, è assai meno rilevante.

La situazione economica all’interno dell’UE resta inoltre molto diversificata. La Germania prosegue il suo cammino di crescita, sebbene a un ritmo non proprio entusiasmante (+0,7% rispetto al primo trimestre, +0,5% su base annua). In Italia e Spagna, invece, il PIL continua a contrarsi. Il dato italiano (-0,2% rispetto al primo trimestre, -2% su base annua) è l’unico negativo tra i Paesi del G7. L’instabilità politica interna, sempre dietro l’angolo, e l’incapacità di attuare riforme economiche incisive continua a sfavorire la ripresa degli investimenti e l’abbassamento dei tassi d’interesse.

La situazione è ancora più grave nei Paesi più colpiti dalla crisi finanziaria. A Cipro il reddito nazionale lordo si è contratto ulteriormente (-1,4%), segnando un significativo -5,2% su base annua. In Grecia ancora non si vedono segnali di ripresa e la disoccupazione ha raggiunto lo scorso maggio il 27,6% toccando, per i giovani under-25, addirittura il 62,9%. Il dramma occupazionale perdura anche in Spagna, dove il 56,1% dei giovani non trova lavoro e il livello generale di disoccupazione non scende al di sotto del 26,3% registrato in primavera.

La geografia della crisi europea sembra poi complicarsi ulteriormente in uno scenario che da bipolare (Nord-Sud), sembra diventare a macchia di leopardo. La contrazione del PIL nei Paesi Bassi (-0,2% rispetto al primo trimestre, -1,8% su base annua) ha già avuto significativi effetti occupazionali. In un solo anno la disoccupazione olandese è passata dal 5,3% al 7%. Al contrario, in Portogallo l’attuazione di significative riforme strutturali sembra dare i risultati sperati. Il reddito lordo portoghese è stato quello con la crescita trimestrale maggiore dell’UE (+1,1%), sebbene su base annua il PIL continui a segnare un pesante -2%.

I dati macroeconomici sembrano quindi indicare, in un contesto generale ancora lontano da una piena ripresa economica, che l’Europa ha di fronte a sé spazi interessanti per tornare alla crescita. Là dove il consolidamento fiscale e l’applicazione di riforme strutturali è stato portato avanti in modo sistematico e graduale, come in Germania, Danimarca e Finlandia, la crescita è solida e la disoccupazione contenuta (quella tedesca, per esempio, resta stabile al 5,3%). In diversi Paesi dell’Europa meridionale, come in Grecia e a Cipro, la recessione resta invece profonda.

In Italia e Spagna, dove si intravvedono maggiori possibilità di uscire dalla recessione nel corso del 2013, un peso determinante sarà giocato dalla capacità del quadro politico interno di evitare bruschi ritorni all’instabilità. Proprio la stabilità, all’interno degli Stati membri come al di fuori dei confini dell’UE, potrebbe rappresentare per l’Europa intera il fattore determinante per capire se, di fronte al bivio, l’Europa saprà prendere la strada della crescita o quella della stagnazione.

In foto una nave mercantile nel porto di Rotterdam (© Frans de Wit, Flickr).

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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