giovedì , 16 agosto 2018
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Eurozona: rapporto deficit/PIL al 3%, l’Euro è salvo

Chi negli anni della crisi del debito sovrano ha gridato alla probabile fine dell’Euro, o all’uscita di uno degli Stati dalla sua Area, dovrà ricredersi. La tempesta è passata ormai da tempo ed ora è possibile godersi il progressivo ritorno alla normalità. La tanto vituperata austerità ha certamente depresso la crescita, ma ha permesso un cammino di risanamento veramente considerevole. Basti pensare che nel 2009 tra crollo dell’economia e fallimenti bancari, il rapporto deficit/PIL della Zona Euro toccò il 6,3% (più del doppio di quanto consentito dal Trattato di Maastricht). In quell’anno solamente Finlandia e Lussemburgo riuscirono ad indebitarsi sotto la soglia del 3%.

Nel 2010, nel pieno della crisi greca, il deficit si ridusse leggermente al 6,2%, ma le condizioni dei mercati divennero insostenibili per alcuni Paesi del Sud Europa e furono lanciati programmi di salvataggio per Grecia, Irlanda e Portogallo. L’anno successivo, il 2011, con la cosiddetta “crisi dello spread”, toccò a Spagna e Italia intraprendere le azioni di risanamento più pesanti. A fine anno il deficit della zona euro scese ad un più ragionevole 4,1%. Nel 2011 centrarono gli obiettivi di deficit ben sei Paesi: Germania, Estonia, Lussemburgo, Malta, Austria e Finlandia. L’anno dopo, con l’inizio dell’era Draghi alla BCE, gli LTRO da mille miliardi di euro e la famosa frase “faremo ogni cose per salvare l’Euro”, le condizioni di indebitamento continuarono a migliorare, in un ciclo favorevole che dura fino ad oggi. Il deficit dell’eurozona scese ancora, fino al 3,7%.

Ed eccoci al 2013, l’anno in cui la zona dell’euro è tornata sotto il limite del 3% di indebitamento annuo. L’anno della forward guidance della BCE (che continua a rassicurare i mercati) e dell’avvio della maxi-svalutazione giapponese nel contesto della cosiddetta “Abenomics”, che ha innescato una vera e propria fuga di capitali dal Giappone verso l’Europa. Ora sono addirittura 11 Stati su 18 a rispettare i parametri europei sul deficit. Si tratta di Belgio, Germania, Estonia, Italia, Lettonia (entrata nell’eurozona il 1 gennaio 2014), Lussemburgo, Malta, Olanda, Austria, Slovacchia e Finlandia. Si notano però le assenze di grandi Paesi come Francia (4,3%) e Spagna (7,1%), ancora in forte difficoltà a ridurre la forbice tra entrate e uscite. In netto sprint troviamo Irlanda (7,2%) e Portogallo (4,9%), tornati recentemente a finanziarsi sui mercati. Il deficit della Grecia rimane invece al disastroso livello del 12,7% sul PIL e si parla sempre più spesso di un nuovo haircut sul debito greco.

Si può essere però ottimisti sui piani di rientro dell’eurozona. Spezzettando il dato del 3% relativo al 2013, si scopre che nel primo trimestre era al 3,2%, passato poi al 3,3% nel secondo, al 3,1% nel terzo ed addirittura sceso al 2,6% nel quarto. È  quest’ultimo il dato su cui dovremmo concentrarci e che potrà essere ancora migliorato nel corso 2014, con la ripresa economica generale e i tassi ai minimi storici. L’Euro (tornato oggi al livello di 1,40 sul Dollaro) ha visto una netta ripresa di fiducia da parte degli investitori e degli osservatori di tutto il mondo.

La chiave di volta dell’intero piano di rientro dal deficit e rilancio dell’economia passa ora dalla lotta alla disoccupazione. Sulla bilancia commerciale e dei pagamenti l’attivo ha raggiunto livelli storici. Per quanto riguarda il lavoro, invece, la disoccupazione nell’eurozona è ferma da mesi all’11,9% (troppo vicina al massimo storico del 12% del febbraio 2013). Se il tasso di disoccupati inizierà a scendere, l’effetto sulle entrate sarà poderoso considerando l’incremento del gettito di tasse e contributi sociali ed indirettamente dalla crescita dei consumi. Dall’altra parte calerebbero le uscite per sussidi di disoccupazione ed altre forme di welfare sociale. Se si tornasse sotto il 10%, mantenendo gli sforzi di contenimento del deficit, è quasi certo che anche l’incoraggiante 2,6% attuale resterebbe un lontano ricordo.

In foto l’Eurotower di Francoforte, sede della BCE (Foto: Flickr)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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2 comments

  1. Io mi salvo la pagina…
    …poi ne riparliamo. 🙂

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