mercoledì , 21 febbraio 2018
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Sergio Marchionne @ Giuseppe Nicoloro - www.flickr.com, 2007

FCA Srbija decide il ridimensionamento della produzione

Desta timori la decisione di Sergio Marchionne, CEO del gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA), di ridimensionare la capacità produttiva dello stabilimento serbo di Kragujevac: timori rilevanti per il governo serbo e per i circa 900 lavoratori in esubero.

Lo stabilimento era stato acquisito dalla Fiat nel 2008 tramite l’acquisto della quota di maggioranza, il 67% per la precisione, della storica ditta automobilistica serba Zastava. Tale impresa, fondata negli anni ’50 per produrre veicoli basati sulla produzione Fiat, era rimasta di proprietà dello Stato serbo che, ancora adesso, detiene il restante della partecipazione azionaria dell’odierna FCA Srbija.

Ragioni, interessi, preoccupazioni

La notizia, diffusa da Automotive News il 16 giugno, riporterebbe la decisione di ridurre il numero dei turni da tre a due, ridimensionando di conseguenza la produzione di 500L prodotte nello stabilimento e, proporzionalmente, anche l’organico. A tale riduzione del personale, attuata attraverso un piano di dimissioni volontarie, i portatori d’interesse non hanno ancora preso una posizione definita, sebbene stiano contrattando con la dirigenza del gruppo. Sia per il governo serbo, in particolare per il neo-eletto premier Vučić, che per i sindacati, si tratta di bilanciare l’interesse di mantenere la competitività dello stabilimento e la preoccupazione per il numero di esuberi  e per lo stesso indotto colpito dalla diminuzione della produzione.

Europa e resto del mondo: risultati discordanti per FCA

La decisione sembra essere stata dettata da una situazione non positiva delle vendite per quanto riguarda il mercato sia nell’area NAFTA, sia nell’Est Europa. Questo sembra essere anche confermato dal parallelo downgrade emesso dall’importante gruppo finanziario Citigroup. Le azioni di FCA, secondo la classificazione e le raccomandazioni dell’organizzazione, passano dall’essere considerate “neutral” a “sell”, quindi vendibili. Secondo l’azienda, infatti, i dati positivi nell’area della Comunità Europea non bilanciano, almeno del tutto, i risultati e, soprattutto, le prospettive negative nei mercati extra UE.

Nei primi Paesi il gruppo registra un incremento positivo delle vendite nel mese di maggio di Fiat/Abarth, per il 26,8%, di Lancia/Chrisler, per il 31,9% e di Jeep, per 30%; solo l’Alfa Romeo ha registrato un dato negativo del -1,1%. Questo risentirebbe, per altro, di un rialzo del mercato automobilistico generale in Italia, per il 27,3%, in Francia, per il 22,3%, in Spagna, per il 20,9%, e, infine, in Germania, per l’11,9%.

D’altra parte pesano sulla performance di FCA i risultati negativi, ottenuti in Russia, con un calo delle vendite del 17,2%, e negli altri Paesi europei non compresi nell’Unione, con un -8,9. Si devono poi aggiungere, inoltre, sia l’incremento delle vendite pari allo 0,8% nell’area Nafta,non troppo confortante, considerato l’aumento stimato futuro della concorrenza, sia una diminuzione degli ordini in Asia, del 9,8%, e in America Latina, del 20,6%.

Un’arena sempre più competitiva

Certo per un gruppo nazionale esteso su quattro continenti è normale che vi siano andamenti di mercato differenti, anche negativi, a seconda dell’area geografica e degli shock, politici e economici, a cui le diverse regioni sono sottoposti. Nonostante ciò, quello che sembra preoccupare è la competizione sempre più serrata fra i principali produttori di autoveicoli in un mercato globale, certamente maturo e, potenzialmente, messo in pericolo da nuovi prodotti, come le auto elettriche, o servizi, come il car-sharing. Risultati non eccellenti come nel continente americano o difficoltà di penetrazione in un mercato, come quello russo, non facile culturalmente e in crisi economica, assottigliano i margini di manovra e di profitto di un gruppo che deve anche far fronte ad alti livelli d’investimento.

Ciò spiegherebbe, infine, l’assidua ricerca del CEO, Sergio Marchionne, di nuovi partner e nuove acquisizioni per consolidare la quota di mercato di FCA e per rimanere fra i maggiori top-player, ma anche la costante opera di riorganizzazione, dismantellamento e di riassemblamento delle strutture e dell’apparato organizzativo del gruppo. E di quest’ultima tendenza lo stesso stabilimento di Kragujevac ne è testimone.

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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