martedì , 17 ottobre 2017
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Il ministro francese dell'economia Bruno Le Maire (a sinistra) con l'omologo italiano Padoan @MEF_GOV

Fincantieri, Luxottica, Vivendi: il Great Game tra Roma e Parigi

Il vertice bilaterale di Lione tra Italia e Francia sembra aver sciolto tutti gli spinosi nodi che avevano allontanato Roma e Parigi sul dossier Stx-Fincantieri. L’accordo per il rilevamento dei cantieri Saint Nazaire da parte del gruppo cantieristico italiano , dopo il brusco stop imposto da Emmanuel Macron per ragioni di “sovranità economica”, dovrebbe finalmente portare alla luce il colosso, a guida italiana, della cantieristica civile e militare europea.

L’intesa limata dai team facenti capo ai ministri dell’Economia Piercarlo Padoan e Bruno Le Maire porterà infatti a Fincantieri il controllo effettivo del 51% del nuovo soggetto – dunque una quota maggiore del 48% previsto dal precedente accordo stretto con il governo Hollande – e la possibilità di nominare 4 membri del CdA, tra cui Presidente e Vice Presidente.

Dopo i brividi per una possibile chiusura protezionistica da parte del governo Macron, la cooperazione industriale sulla rotta Roma-Parigi torna a respirare: non sfugga che l’accordo giunge a neanche 24 ore dalla presentazione dell’ambiziosa visione europea di Macron, la cui vocazione per un’unione della difesa ben si sposa con i progetti che Fincantieri e Stx vanno delineando sul piano militare.

Commissione UE apre indagine su fusione Luxottica – Essilor

Non accennano tuttavia a spegnersi le spie di allarme per il mercato delle fusioni tra Italia e Francia, ultima in ordine di tempo quella tra i due colossi dell’ottica Essilor e Luxottica su cui la Commissione europea ha aperto un’indagine conoscitiva. Un accordo, questo, da 50 miliardi che dovrebbe portare alla creazione di un gruppo di cui la holding Delfin della famiglia Del Vecchio deterrebbe la quota di maggioranza (38%) esprimendo lo stesso Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, come presidente esecutivo.

Ricevuta la notifica lo scorso 22 agosto, la DG Concorrenza guidata da Margrethe Vestager ha deciso di approfondire i contenuti dell’intesa e verificare gli eventuali effetti per i consumatori di un’integrazione verticale tra la produzione di lenti oftalmiche, di cui Essilor è leader, e quella di occhiali, mercato in cui Luxottica detiene 15 dei marchi più gettonati a livello globale.

Il pericolo esposto dall’arcigna paladina della concorrenza nell’Ue riguarda la possibile messa in pratica di pratiche scorrette di bundling che forzino l’acquisto di determinate lenti Essilor in abbinamento agli occhiali Luxottica, facendo leva sulla posizione dominante dei marchi facenti parte del gruppo italiano e consentendo dunque una manipolazione dei prezzi. La Commissione verificherà inoltre che l’intesa fra due leader di settori complementari non limiti di fatto l’ingresso di nuovi competitor in entrambi i mercati, in particolare in quello della fornitura di lenti oftalmiche.

Vivendi – TIM: ancora nulla di fatto sul golden power

Una decisione della Commissione sul dossier Essilor-Luxottica  è quindi attesa per febbraio 2018, lasciando aperto un altro interrogativo sui rapporti economici a cavallo delle Alpi sui quali già pesa, malgrado la positiva soluzione del dossier Saint Nazaire, il continuo stato di tensione attorno al caso Vivendi – TIM che la stessa Commissione europea aveva avvallato già la scorsa primavera.

Il governo italiano non ha infatti ancora deciso se optare per l’attivazione golden power per tutelare gli interessi strategici rappresentati da TIM nel Paese: al gruppo guidato da Vincent Bolloré è contestato un difetto di notifica delle azioni che avrebbero portato Vivendi, tramite un sistema incrociato di partecipazioni, ad operare un effettivo controllo della società italiana malgrado il possesso di quote pari al 23,94% del capitale.

Nel frattempo Vivendi è in attesa di risolvere il contenzioso aperto con Agcom sulle partecipazioni che il gruppo francese detiene in TIM e Mediaset: il Garante delle Comunicazioni contesta infatti la contemporanea presenza nei due gruppi telco italiani e chiede Vivendi di ridurre le quote in una delle due aziende. Ad oggi, i francesi hanno già fatto pervenire all’Authority una proposta, su cui l’Agcom non si è ancora espressa, che mantiene entrambe le partecipazioni sterilizzando una parte dei diritti di voto di Vivendi in Mediaset.

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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