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© Alan Cleaver / Flickr 2009

Fisco e multinazionali, UE punta sulla trasparenza

L’accordo politico raggiunto nel corso dell’Ecofin del 6 ottobre sulla trasparenza nei regimi fiscali accordati dai singoli Paesi alle imprese multinazionali ha radici lontane.

Il caso Luxleaks

Dobbiamo infatti tornare indietro al novembre 2014 quando un’inchiesta portata avanti da varie testate coordinate dal Consorzio Internazionale del Giornalismo Investigativo fa esplodere il cosiddetto “Luxleaks”, indagando sulle presunte agevolazioni fiscali che il Lussemburgo avrebbe concesso a diverse multinazionali tra il 2002 e il 2010. Il caso, oltre a evidenziare un trattamento preferenziale verso molte compagnie internazionali, ha gettato un’ombra sullo stesso Jean-Claude Juncker, attuale Presidente della Commissione Europea e allora Primo Ministro del Lussemburgo.

In realtà, tale inchiesta non fa altro che affiancarsi a un’iniziativa della stessa Commissione Europea che nell’estate dello stesso anno aveva avviato un’indagine sui trattamenti fiscali di Irlanda, Olanda e dello stesso Lussemburgo. In particolare, oggetto di entrambe le azioni, giornalistica e istituzionale, è l’uso improprio che sarebbe stato fatto del Tax ruling” da parte di tali stati.

Una pratica discussa

Il Tax ruling non è di per sé una pratica irregolare. Stando alla definizione dell’OCSE, si tratta di una “dichiarazione scritta, accordata al soggetto contribuente da parte dell’autorità fiscale, che interpreta e applica una regolamento riguardante una specifica situazione in materia fiscale”. Rappresenta però è uno strumento che, a seconda di come venga usato, può conferire a una determinata impresa un vantaggio fiscale e competitivo rispetto ai concorrenti, internazionali o domestici, configurandosi dunque come aiuto di stato.

Il rischio maggiore di distorsione si trova nel calcolo dei “transfer pricing”, ovvero la pratica di calcolo del prezzo di trasferimento di un input fra due filiali della stessa multinazionale, ma collocate in Paesi diversi, senza che esso risponda a criteri di mercato. Maggiore è la discrepanza fra il prezzo da trasferimento e prezzo di mercato, maggiore è la possibilità che ci siano delle sperequazioni nella distribuzione del valore aggiunto nelle filiali di paese diverso, determinando la possibilità di concentrare e contabilizzare margine di profitto in Paesi con trattamenti fiscali agevolati.

Si sospetta che questa pratica fosse accordata in via preferenziale tramite l’uso del Tax ruling, richiesta per conto dei propri clienti da importanti società di consulenza legale e fiscale, tra cui PwC che, tra l’altro, faceva parte dell’EU Joint Transfer Pricing Forum, un organo consultivo che assiste la Commissione europea nelle questioni legate al transfer pricing.

Le misure dell’Unione Europea

Per ovviare al problema della mancanza di trasparenza da parte di imprese e delle stesse autorità fiscali nazionali, all’interno del Parlamento Europeo è nata la Commissione TAXE che, dopo aver studiato in maniera approfondita il tax ruling, ha proposto una raccomandazione che dovrebbe essere approvata dal Parlamento a fine ottobre. L’obiettivo è coniugare la competizione in maniera fiscale con una tassazione che non sia distorsiva e che, soprattutto, non crei discriminazione tra alcune specifiche imprese e le loro rispettive concorrenti.

Nella stessa ottica, a marzo dell’anno scorso su proposta della Commissione Europea era stato previsto un superamento della direttiva 2011/16/EU sugli scambi spontanei di informazioni fra stati in modo da eliminare le aree di discrezionalità, introducendo un meccanismo di regolare e reciproca rendicontazione.

Rispetto all’accordo raggiunto il 6 ottobre differenze evidenti si trovano nel regime di irretroattività e, soprattutto, nell’entrata in vigore dello stesso, posticipata ora dal 2016 al 2017. Comune è invece l’intento di dare, oltre a un segnale forte riguardo alle distorsioni, all’elusione e all’erosione della base fiscale, una regolamentazione in linea a quella OCSE.

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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