giovedì , 16 agosto 2018
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Germania e Stati Uniti: il vero scontro è sulla politica economica

Chi pensa che lo scandalo spionaggio sia il vero motivo di attrito tra Germania e Stati Uniti commette un errore grossolano. L’economia resta infatti la prima preoccupazione dei governi occidentali e le divisioni più rilevanti nelle relazioni euro-americane sono legate alle politiche economiche e monetarie. Su questo terreno Berlino e Washington non sono mai state più lontane.

Fin dal 2008 la Germania di Angela Merkel si è fatta paladina delle politiche di rigore, riuscendo a imporre a tutta l’Unione Europea una governance economica incentrata sulla ricerca della competitività, il contenimento della spesa pubblica e una politica monetaria prudente. Gli Stati Uniti di Barack Obama hanno invece puntato su ingenti stimoli fiscali e monetari che hanno contribuito a costruire il debito pubblico più esplosivo della storia: oltre 17.000 miliardi di dollari. La Casa Bianca non ha mai smesso di fare pressioni sul governo tedesco perché imprimesse un cambiamento di politica economica tale da favorire la ripresa dell’economia (e della domanda) europea.

Il 3° Rapporto semestrale sulla manipolazione delle valute, pubblicato in settimana dal Tesoro americano, costituisce una cesura rispetto al passato. Le severe critiche degli USA alla politica economica tedesca sono state rese pubbliche con una durezza senza precedenti: la politica economica di Berlino viene ora indicata esplicitamente come la principale responsabile della debolezza dell’Eurozona. Gli ingenti surplus commerciali tedeschi sono, secondo il governo americano, un fattore di grave squilibrio e dipendono da decisioni politiche mirate a favorire l’export deprimendo la domanda interna, in particolare evitando gli aumenti salariali. Nelle conclusioni del rapporto la Germania figura al primo posto tra i Paesi ritenuti problematici dal governo americano e gli squilibri causati dalla politica economica tedesca vengono presentati come una minaccia per la ripresa economica mondiale.

I numeri dell’avanzo commerciale tedesco sono in effetti impressionanti. Negli ultimi tre anni la differenza tra esportazioni e importazioni è stata seconda solo a quella della Cina, attestandosi in media al 6,5% del PIL (7,1% nel 2012). Si tratta di un valore nettamente superiore al limite del 6% individuato dalla Commissione Europea e al di sopra del quale, per evitare squilibri commerciali eccessivi, gli Stati membri dovrebbero adottare misure per riequilibrare il proprio saldo commerciale. Meno noto rispetto al parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL, il rispetto del limite di surplus costituisce anche secondo molte capitali europee un fattore altrettanto importante per ridurre le divergenze macroeconomiche e la debolezza della ripresa in Europa.

Il duro attacco americano alla politica economica tedesca arriva in un contesto particolare. Le rivelazioni del “Datagate” hanno rivelato che la NSA ha spiato i cellulari di Merkel fin dal 2002 e la reazione di Berlino è stata molto dura. Non sorprende pertanto che le risposte alle critiche sulla politica economica lo siano state altrettanto. Il Ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble ha definito gli attacchi americani «incomprensibili», aggiungendo che l’attuale avanzo commerciale «è espressione della forte competitività tedesca e della domanda internazionale di prodotti di alta qualità realizzati in Germania» e che la crescita dei salari tedeschi è «robusta». Di altro avviso la SPD. Secondo Hubertus Hell, esponente di spicco del partito, la Germania dovrebbe «fare di più per la domanda interna attraverso aumenti retributivi». Il partito della Cancelliera, la CDU, ha contrattaccato affermando che «i governi che si lamentano per gli squilibri dovrebbero fare di più per la propria competitività e contribuire maggiormente allo sviluppo dell’economia mondiale».

Sembra passata un’eternità da quando nel 2008 Obama si recò a Berlino per ricevere l’investitura di una Germania esasperata dagli anni di Bush. In attesa di conoscere il terzo governo Merkel, la Germania conferma la convinzione di aver messo l’Europa sulla strada giusta: quella del risanamento fiscale, della stabilità finanziaria e di una maggiore competitività sui mercati internazionali. Che questa politica economica non aiuti la domanda interna, di cui Washington avrebbe bisogno per rilanciare le proprie esportazioni, è una preoccupazione che non tocca Berlino. Né, si direbbe, la Commissione Europea, che ha risposto alle critiche americane ribadendo il sostegno alla «locomotiva d’Europa».

In foto, Barack Obama e Angela Merkel nel corso della visita del Presidente USA a Berlino quest’anno (© Bundesregierung 2013)

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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