martedì , 14 agosto 2018
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Gli indicatori sociali della crisi irrompono nel Semestre Europeo

L’obiettivo ‘EU2020’ di ridurre entro la fine del decennio di almeno 20 milioni le persone a rischio o in situazione di povertà e di portare al 75% il tasso di occupazione non è mai sembrato così lontano. Oggi, un quarto della popolazione europea è a rischio di povertà o di esclusione. La crisi economica ha comportato un aumento sostanziale dei livelli di disoccupazione e del numero di persone che necessitano di prestazioni sociali in tutta l’Unione. Nel contempo, nei Paesi con maggiori squilibri macroeconomici, il sostegno a settori come l’istruzione e il welfare è stato ridotto all’osso, sulla base di decisioni relative a tagli di bilancio e riforme strutturali assunte dalla Troika, un organismo non eletto. La crisi ha amplificato e rafforzato la percezione del deficit democratico nell’UE, in particolar modo nei Paesi fortemente indebitati della zona euro.

Il Parlamento europeo esercita un ruolo consultivo nel semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche nazionali. La proposta di relazione “Occupazione e aspetti sociali nell’analisi annuale della crescita 2014”, approvata in commissione Occupazione e Affari sociali lo scorso 23 gennaio, include l’ennesima richiesta di un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali, delle parti sociali e della società civile nel processo di governance economica dell’UE.

Intanto, i primi frutti della consultazione cominciano a maturare. Come ogni fine anno, lo scorso novembre la Commissione Europea ha pubblicato l’Analisi Annuale della Crescita. Per la prima volta è stato introdotto il quadro di valutazione degli indicatori sociali e occupazionali, tra cui il tasso di rischio di povertà e le disuguaglianze di reddito. Questi indicatori forniscono un’analisi più dettagliata della situazione socio-economica nell’UE: il loro utilizzo è quindi fortemente auspicabile, insieme alla contabilità socio-economica standard, per sviluppare misure distributive nel monitoraggio della crescita.

La relazione, di iniziativa del deputato Sergio Gutiérrez Prieto (S&D), chiede di rendere tali indicatori vincolanti per gli Stati membri, al fine di collocarli su un piano di necessaria parità con il quadro di valutazione degli indicatori macroeconomici. Il documento propone inoltre l’adozione di indicatori supplementari in relazione alla povertà infantile, l’assistenza sanitaria e la qualità del lavoro. Già, perché oggi avere un’occupazione non garantisce automaticamente dal rischio di povertà: le riduzioni salariali e il boom di contratti temporanei e atipici, schemi di part-time involontario e lavoro parasubordinato rischiano di fornire una visione poco realistica dello stato di salute del mercato del lavoro. Il documento richiede precisamente l’introduzione di un indice relativo al lavoro dignitoso e un indice del salario minimo di sussistenza europeo.

Il rapporto esprime poi profonda preoccupazione per le sempre più marcate divergenze socioeconomiche tra Stati membri, segno che l’UE sta mancando il suo obiettivo fondamentale di promozione della convergenza economica. In particolare, persistono differenze significative in termini di politiche del lavoro e sistemi di sicurezza sociale. Oltre all’ambiente politico e istituzionale, la diversa tenuta dei mercati del lavoro, soprattutto nella prima fase della crisi, è in gran parte dipesa dall’ingegneria dei sistemi nazionali di welfare. Inoltre, in alcuni Paesi il consolidamento fiscale ha garantito un impatto distributivo di queste misure, mentre in altri ha portato ad un peggioramento delle condizioni di vita delle famiglie con redditi più bassi. Le divergenze sono particolarmente allarmanti nella zona euro, dove si corre il rischio di esacerbare gli squilibri tra Nord e Sud nella crescita e nella creazione di posti di lavoro.

La Commissione Europea è chiamata a fare della politica di coesione un punto focale nello sviluppo dei programmi nazionali nel quadro del Semestre Europeo. Si propone quindi di utilizzare il principio di anticipazione di tutti i fondi per il periodo 2014-2020 per gli Stati con i più alti tassi di disoccupazione e impegnati in profondi risanamenti di bilancio. La priorità verrà riconosciuta a progetti di investimento per le riforme del mercato del lavoro, l’occupazione giovanile e l’accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese, da elaborare ed attuare con la più ampia partecipazione sociale. Il rapporto passa ora alla prossima Plenaria, dove verrà discusso e votato da tutti i deputati.

In foto la locandina di un evento sulla creazione di posti di lavoro organizzato dalla commissione Occupazione del PE (Foto: European Parliament) 

L' Autore - Redazione Europae

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