martedì , 20 febbraio 2018
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Governance finanziaria, il pressing del Parlamento Europeo

Nella partita per la riforma del sistema di governance del sistema finanziario il Parlamento Europeo è pronto a giocare un ruolo da protagonista: questa è l’impressione scaturita da una due giorni di audizioni che tra lunedì e martedì ha portato davanti ai membri della Commissione Problemi Economici e Monetari (ECON) il governatore della BCE Mario Draghi e il direttore del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) Klaus Regling. Incontri che seguono di una settimana quello con Michel Barnier, Commissario per il mercato interno, diretto a sollecitare la Commissione Europea nello stabilimento del Meccanismo Unico di Risoluzione (SRM) nel quadro dell’unione bancaria.

Dopo la recente approvazione del SSM da parte della plenaria del Parlamento, il dibattito si è infatti spostato su tempi e modi di attivazione del fondo di risoluzione che andrebbe a costituire la rete di salvataggio per gli istituti di credito in difficoltà. La definizione di una strategia di risoluzione, promossa a partire dal Consiglio ECOFIN dello scorso giugno con la previsione di strategie di bail-in di azionisti e creditori, fronteggia la necessità di dotare il fondo di salvataggio di una “potenza di fuoco” adeguata. Una volta a regime, entro il 2015 secondo le previsioni, il fondo dovrebbe infatti avvalersi di circa 55 miliardi di euro, pari a circa l’1% dei depositi garantiti delle banche dei Paesi aderenti all’unione bancaria. 

Ma cosa accadrà nel periodo prima del completo finanziamento del fondo? Potrà l’ESM erogare linee di credito nel corso della fase di transizione? E’ su questi punti che i parlamentari della commissione ECON sono andati in pressing sui rappresentanti di Commissione, BCE ed ESM. Senza riuscire, peraltro, a trarne idee chiare.

Se Barnier, incalzato dal deputato tedesco dell’ALDE Wolf Klinz, era parso assolutamente convinto della possibilità da parte dell’ESM di finanziare il fondo di risoluzione anche senza una revisione del trattato internazionale che disciplina il Meccanismo di Stabilità – che pertanto non fa parte dell’architettura istituzionale comunitaria – la replica di Regling al deputato PPE Jean Paul Gauzès e a Elisa Ferreira dei Socialisti e Democratici non lascia spazio a fantasie: «per fungere da backstop al sistema bancario e prevedere linee di credito al SRM, l’ESM dovrebbe modificare il trattato.». Delusione, quindi, per chi tra i banchi del Parlamento sostiene la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del Meccanismo di Stabilità. Ma non una sorpresa.

Come lo stesso Regling ha tenuto a sottolineare, l’ESM dispone di una struttura intergovernativa che richiede l’unanimità dei 17 Paesi membri per l’erogazione di programmi di assistenza: una scelta che rispecchia la forte influenza tedesca sulle strategie di soluzione dell’eurocrisi. Il solo Draghi sembra aprire a forme alternative di finanziamento del fondo, comunque subordinate a stress test e revisione degli attivi che la BCE condurrà entro la metà del 2014. 

Nella confusione istituzionale, il Parlamento pare quindi voler forzare sulla vera debolezza dell’operato europeo: l’assoggettamento delle riforme finanziarie al metodo intergovernativo e alle bizze dei governi nazionali. Ne sia prova la proposta d’iniziativa di regolamento presentata dal relatore Sven Giegold (Verdi) per una revisione del Sistema Europeo di Supervisione Finanziaria. Una mossa prematura, come sottolineato dalla Popolare Astrid Lulling, che anticipa anche il rapporto che la Commissione dovrà presentare entro il 2 gennaio 2014 circa l’operato delle tre Autorithy europee di supervisione (ESA): EBA, EIOPA ed ESMA, le agenzie che si occupano rispettivamente della regolazione del sistema bancario, di quello assicurativo-pensionistico e dei mercati finanziari.

La relazione dello svedese Giegold è piuttosto chiara: oltre a sottolineare la lenta applicazione delle norme prudenziali di Basilea con la direttiva Solvency II, il dito è puntato sulla vischiosità delle procedure di accesso ai dati. «Le autorità dispongono di tutti i poteri di richiesta – afferma Giegold – ma è paradossale che questi non vengano utilizzati per timore che, giunti al livello decisionale, non sia possibile trovare l’unanimità degli Stati membri». La commissione ECON attende così per metà ottobre una relazione tecnica sullo stato dell’arte del sistema delle ESA, ma il messaggio è chiaro: il Parlamento Europeo è pronto a ricoprire a pieno il suo ruolo di vigilante.

In foto il Direttore dell’ESM, Klaus Regling, e la Presidentessa della Commissione ECON del Parlamento Europeo Sharon Bowles (© European Parliament – EP 2013). 

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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