domenica , 18 febbraio 2018
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Grandi poteri e grandi responsabilità: Draghi di fronte al PE

Il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha partecipato settimana scorsa alla seduta plenaria del Palamento Europeo: oggetto del dibattito in assemblea era la risoluzione sul Rapporto Annuale delle attività della BCE, che descrive quanto svolto dal Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC) nell’anno precedente. La risoluzione è stata approvata a larga maggioranza, con 265 voti favorevoli, 79 contrari e 37 astenuti. Il dibattito parlamentare dovrebbe costituire uno degli strumenti di controllo democratico sui lavori della BCE, che mai come in questi anni, mentre acquisiva sempre più poteri e influenza, è stata criticata da più parti per la propria scarsa legittimità democratica. Compito del Parlamento Europeo è dunque quello di vigilare sulle attività dell’istituto centrale e garantirne la conformità agli obiettivi generali dell’UE.

È stato proprio Draghi a ricordare in più passaggi l’importanza del Parlamento, sottolineando come dal canto suo la BCE ha assunto un impegno preciso in materia di trasparenza, “andando anche oltre quanto richiesto dai Trattati”, come dimostra la conferenza stampa settimanale con cui la Banca comunica le proprie decisioni. Questa richiesta di trasparenza è ancora più importante oggi, a poche settimane dal 2014, quando la BCE inizierà ad assumere anche i compiti assegnatele dall’intesa sul Meccanismo Unico di Vigilanza in seno all’unione bancaria. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, dunque, e Draghi ne è ben consapevole: ecco perché dal 1 gennaio sarà Danièle Nouy, a capo del nuovo sistema di vigilanza bancaria, la principale referente del Parlamento. Gli stress test a carico delle più importanti banche europee incombono e, date le conseguenze incisive che questi potrebbero avere sul sistema economico continentale, Draghi auspica il grado di trasparenza maggiore possibile.

Il Presidente della BCE ha poi voluto motivare le decisioni dell’istituto in materia di politica monetaria. Dalle sue parole traspare come, mentre è sempre viva la volontà di rimarcare l’impegno della BCE a non superare i limiti del proprio mandato, Draghi sia comunque intenzionato a ribadire il ruolo centrale assunto dalla BCE stessa. Così, ogni misura è stata adottata nell’ambito “del mandato di stabilità dei prezzi assegnatoci dai Trattati”, mentre agire sul tasso di cambio non rientra in tale mandato, come sono invece molti a richiedere, a partire da Gianni Pittella (PSE), relatore del Rapporto in aula. Allo stesso tempo, Draghi ha ricordato l’importanza delle decisioni prese dalla BCE sul taglio dei tassi al loro minimo storico, a causa del clima deflazionistico che caratterizza oggi l’eurozona, e l’introduzione di nuove misure come la forward guidance, la politica degli annunci attraverso la quale la BCE intende rassicurare i mercati sulla stabilità al ribasso dei tassi d’interesse nei prossimi anni.

Grazie a queste misure, convenzionali e non, di politica monetaria, la BCE combatte quotidianamente contro la frammentazione dei mercati finanziari europei, che non ha permesso una trasmissione uniforme del taglio dei tassi in Europa. È questa la vera causa delle difficoltà di accesso al credito per molte imprese, a partire dalla PMI, la vera “spina dorsale” del sistema produttivo. Queste in molti Paesi, come l’Italia, si trovano a pagare tassi superiori rispetto a quelli richiesti a imprese simili in altri Stati. La risoluzione del PE incita la BCE a fare un passo ulteriore, acquistando direttamente prestiti cartolarizzati di alta qualità delle PMI.

Per superare tale frammentazione, il passo decisivo è però l’unione bancaria. Draghi ha comunicato che l’organizzazione interna della BCE è ormai pronta a sobbarcarsi gli ulteriori oneri derivanti dal suo ruolo di vigilanza. Fondamentale sarà però l’approvazione dello Meccanismo Unico di Risoluzione, di cui ha discusso l’ECOFIN questa settimana. Draghi si auspica che tale strumento venga approvato dal Parlamento prima del termine della legislatura, in modo da avere “una cassetta degli attrezzi” adeguata su capitali, liquidità e sistemi di risoluzione delle crisi di istituzioni finanziarie. Questo anche grazie a un rafforzato sistema “nazionale” di garanzie dei depositi. Tutto questo però è necessario, ma non sufficiente a risolvere i problemi economici del continente: il nesso fra debiti delle banche e debiti sovrani sarà superato solo con un’Unione ancora più integrata.

In foto il Presidente della BCE Mario Draghi parla di fronte al Parlamento Europeo (Foto: European Parliament) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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