mercoledì , 15 agosto 2018
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Photo © Mispahn - www.flickr.com, 2008

Grecia: l’eterno ritorno dello spread

I tassi d’interesse sul bond decennale emesso dallo Stato greco è schizzato ai livelli più alti dal marzo 2014: si aggira di nuovo attorno alla fatidica cifra del 7% – ritenuta da alcuni osservatori come la “soglia di non sostenibilità” per le casse pubbliche – che tanto fece parlare di sé anche nell’Italia del novembre 2011.

Attorno al Partenone sembrano addensarsi nuovamente nuvole nere come la patina di smog che attanaglia Atene a partire da metà ottobre – a causa della legna bruciata in casa dagli abitanti senza nemmeno i soldi per pagare le salatissime bollette del gas – e che di solito dura fino a marzo. L’inverno greco si preannuncia, del resto, difficile non solo per i suoi abitanti: i mercati internazionali non sono in fibrillazione per le condizioni comatose del ceto medio greco, che ha perso il 30% del salario in termini reali negli ultimi quattro anni, ma per la precaria situazione politica che si è formata in Parlamento.

Sui 300 deputati seduti all’interno del noto palazzo di Piazza Syntagma, il governo Samaras dispone di una maggioranza traballante di appena 152-153 seggi: un numero sufficiente per approvare le leggi fondamentali, ma non certo adatto ad eleggere il Presidente della Repubblica. Infatti, nel febbraio prossimo, è in programma la sostituzione del vecchio Presidente Karolos Papoulias: essendo quasi nulle le possibilità di un accordo bipartisan con le sinistre, Samaras potrebbe non riuscire ad eleggere un Presidente condiviso, tanto più che la sua maggioranza si basa su singoli deputati incerti e/o fuoriusciti dalla sinistra.

Tutto questo deve far riflettere su un dato: il governo greco ha gestito il timone del Paese con una maggioranza flebile, simile a quella che aveva Berlusconi negli ultimi mesi di vita del suo quarto governo. Nonostante nei giornali europei si dia spesso una versione edulcorata dei fatti, in Grecia non c’è alcun segno di una ripresa concreta: certo, dopo un calo del PIL del 23%, c’è una ripresina di qualche punto percentuale prevista per il 2015 – per altro ancora tutta da verificare, vista la situazione internazionale – ma il sottofondo di precariato, disoccupazione ed emigrazione di massa non è cambiato. I progressi registratisi sul versante dello spread interessano fino ad un certo punto i cittadini comuni.

Questo significa che il processo di radicalizzazione politica delle masse prosegue: il Pasok (il Pd greco, per intenderci) è frantumato, ed è stato cannibalizzato non solo dall’astro nascente di Tsipras, ma anche dal KKE – il partito comunista – e dal neonato “Potamos” (il Fiume), una formazione ecologista e anti-austerity che sta raccogliendo molti consensi. La destra governativa di Nea Dimokratia è in grave difficoltà: per la prima volta è ampiamente dietro nei sondaggi alla coalizione Syriza di Alexis Tsipras. La formazione di estrema destra, Alba Dorata, non sembra più in grado di avanzare, ma mantiene una forte presa in alcune aree depresse della capitale e del Paese.

Anche se queste tempesta di inizio ottobre sullo spread dovesse svanire, rimane sul tavolo una questione: se si votasse domani, molto probabilmente le sinistre anti-austerity trionferebbero grazie al sostanziale fallimento delle politiche di FMI, BCE e Commissione Europea avallate dall’esecutivo di centrodestra e, parzialmente, anche dal centrosinistra. Il tentativo di normalizzare il Paese, di presentare una narrazione secondo cui “non c’è un’alternativa ai sacrifici” non sembra stia funzionando: era prevedibile, dato che a buona parte dei greci questi anni di austerity sono sembrati una resa senza condizione alla Troika, senza ricevere in cambio nessun miglioramento concreto sul fronte occupazionale e sociale.

In un’Europa che dà ormai chiari segni d’insofferenza verso le politiche di contenimento fiscale, l’eventuale affermazione di forze anti-austerity sotto al Partenone potrebbe essere un altro segnale di netta volontà di mettere fine a un ciclo di politiche economiche sbagliate.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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