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Grecia: sul debito la partita a scacchi continua

Mercoledì 11 febbraio era una data cerchiata di rosso nelle cancellerie di mezzo continente: per la prima volta dall’esito del voto greco si è riunito in un’unica stanza l’Eurogruppo – cioè l’insieme dei 18 Ministri delle Finanze dell’area euro – per discutere una via d’uscita all’impasse legata alla gestione del debito greco. Come nelle migliori telenevolas, i contendenti sono sempre gli stessi: da una parte la martoriata Grecia, dall’altra l’ispida Germania merkeliana assistita dai suoi alleati nordici e dagli altri Paesi oggetto di austerity – Irlanda e Spagna in primis – contrari a qualsiasi ipotesi di debt forgiveness in base al principio “non permettete ad altri ciò che non è stato permesso a me”.

Una trattativa complicata

L’Eurogruppo, nonostante la fervida attesa, non è stato risolutivo. Del resto, pochi si sarebbero aspettati il contrario: troppe le divergenze e gli interessi contrapposti per firmare subito un’intesa. Tanto il governo greco quanto quello tedesco devono dare l’impressione di non traccheggiare, di essere risoluti fino all’ultimo anche a costo di una rottura – che in realtà ben pochi desiderano.

Cionondimeno, un punto fermo sembra potersi desumere già da ora: tutte le istituzioni internazionali, a partire dal Fondo Monetario di Christine Lagarde, sono in campo e vogliono evitare a tutti i costi una Grexit (cioè un’uscita della Grecia dall’euro). In queste ore è emersa con forza, inoltre, la determinazione dell’OCSE: l’organizzazione dei Paesi sviluppati, guidata dal messicano Gurria, ha gettato un ponte importante verso le istanze di Atene. L’OCSE si è impegnata a scrivere un impianto di riforme, in collaborazione con l’esecutivo Tsipras, che possa emendare e parzialmente sostituire le “riforme-capestro” suggerite dai creditori internazionali riuniti sotto la Troika. La liaison OCSE-Grecia sembra confermare l’intenzione espressa dall’eccentrico Ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, di non abbandonare l’eurozona, ma di voler lavorare a stretto contatto con tutte le parti in causa.

La carta russa sullo sfondo

Proprio mentre Varoufakis era impegnato nei delicati colloqui dell’Eurogruppo, il Ministro greco agli Affari Esteri del governo Tsipras, Nikos Kotzias, volava a Mosca per incontrare il suo omologo Sergei Lavrov. Negli ultimi giorni la Russia ha più volte chiarito – come del resto aveva già fatto durante la crisi cipriota del 2012 – di essere pronta a fornire aiuti finanziari, nel caso le trattative con l’Europa fallissero. Inoltre, nel pieno della crisi ucraina, il Ministro greco ha ribadito la sostanziale contrarietà di Atene a un rafforzamento delle sanzioni verso Mosca.

L’esecutivo greco potrebbe essere accusato di fare il doppio gioco, ma più che altro si sta assistendo a un piccolo capolavoro di teoria dei giochi, di cui il ministro Varoufakis è un accanito studioso. La Grecia sta, infatti, saggiamente usando tutte le carte a disposizione per intimorire le controparti, con lo scopo di minimizzare le probabilità di uscita dall’euro. La carta russa è funzionale al disegno di “tirare la giacchetta” agli Stati Uniti di Obama, che di certo sarebbero terrorizzati da una Grecia alleata di Mosca, in un momento in cui peraltro la popolarità di Putin in Grecia e in altri Paesi europei sta crescendo.

Questo gioco è un capolavoro tattico, ma è anche pericoloso: la Germania potrebbe essere tentata di “andare a vedere il bluff”, e paradossalmente ciò potrebbe spingere Atene nelle braccia della Russia. Restano ancora poco più di due settimane per risolvere il puzzle greco: ormai non più solo un dramma economico-sociale, ma anche strategico e militare, in cui sono in gioco i destini dell’Europa politica.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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