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Il Ministro greco Yanis Varoufakis dopo l'Eurogruppo © Council of the European Union, 2015

Grecia-UE: è muro contro muro dopo l’Eurogruppo

L’Eurogruppo svoltosi ieri a Bruxelles ha sancito la rottura fra la Grecia e i partner dell’eurozona: la riunione dei Ministri delle Finanze dei Paesi euro è infatti durata meno del previsto e non è stato trovato alcun accordo sulle richieste del governo guidato da Alexis Tsipras, rappresentato dal Ministro Yanis Varoufakis. Lo stesso Varoufakis ha definito “assurda e inaccettabile” la bozza di dichiarazione congiunta proposta dal Presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jreon Dijsselbloem, facendo così saltare il tavolo. Si sta dunque consumando un negoziato in cui entrambe le parti sembrano intenzionate a non fare passi indietro. Una testardaggine che non aiuta la Grecia, né l’Europa.

La rottura

Ufficialmente le parti hanno interrotto le trattative quando l’Eurogruppo ha proposto a Varoufakis proprio quello che il governo greco va rifiutando fin dalla sua entrata in carica: un’estensione dell’attuale programma di salvataggio che scade il 28 febbraio. Nella bozza di dichiarazione che sarebbe stata presentata a Varoufakis, l’unica concessione alle posizioni greche consisteva nel tenere in considerazione, nell’ambito dell’estensione del programma, “dei piani del nuovo governo”. Formula troppo vaga per l’esecutivo Tsipras, che finora ha ottenuto solamente l’eliminazione del termine “troika” dal lessico dei negoziati.

La bozza circolata prima dell’Eurogruppo non avrebbe potuto essere accettata dalla Grecia. Chiedendo un’estensione semestrale del programma di salvataggio, Tsipras avrebbe accantonato la propria agenda politica e sarebbe nei ranghi del quadro offerto dalle istituzioni finanziarie internazionali (la troika non esiste più solo nel nome). Difficile che il governo greco potesse accettare un accordo in cui si impegnava su nuove privatizzazioni, che Tsipras ha bloccato il giorno dopo essere stato eletto.

Unico tentativo di venire incontro alle richieste greche era la possibilità di sfruttare la flessibilità già insita negli accordi attuali, ma, di nuovo, si sarebbe trattato di una formula troppo vaga che avrebbe semplicemente riportato Grecia e UE alla situazione pre-elezioni. Il Ministro delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan ha specificato che l’estensione del salvataggio attuale servirebbe a concedere tempo alla Grecia per la predisposizione di un nuovo programma strategico. Ma a quali condizioni?

La palla passa ad Atene

L’Eurogruppo mette così all’angolo la Grecia: spetta al governo Tsipras dare ora una risposta, con la possibilità di un nuovo Eurogruppo venerdì. In caso contrario, Atene incontrerebbe problemi immediati di finanziamento, ha sottolineato lo stesso Padoan. La realtà è che l’esecutivo Tsipras non ha ottenuto quello che chiedeva: non tanto una revisione immediata degli accordi con la Troika, ma più tempo per iniziare a governare e introdurre riforme più eque.

Ecco dunque l’apprezzamento di Varoufakis per la bozza di accordo propostagli dal Commissario agli Affari Economici e Monetari Pierre Moscovici, che non parlava di un’estensione dell’attuale programma di salvataggio, ma di un accordo per l’estensione dei prestiti, pur nel rispetto degli impegni assunti dai governi precedenti e senza adottare misure unilaterali. Una bozza mai arrivata sul tavolo dell’Eurogruppo.

Gli scenari possibili e gli errori di comunicazione

Cosa accadrà ora? Ad oggi, le posizioni sembrano bloccate. Non hanno di certo giovato alle trattative le parole nella mattina di ieri del Ministro tedesco Wolgang Schaeuble, che si era dispiaciuto che i greci avessero eletto un governo Tsipras definito “irresponsabile”. Simili dichiarazioni (non le prime di questo tenore) manifestano una testarda miopia di fronte alla realtà: la Grecia non è più quella di Samaras e qualcosa dovrà cambiare. Guardare solamente all’elettorato tedesco è un vizio legittimo, ma fallimentare, per Berlino.

D’altro canto, Tsipras e il suo governo devono anch’essi scendere a patti con il fatto che gli accordi assunti precedentemente dalla Grecia non possono essere semplicemente stracciati. Questa scelta verrebbe attaccata non solo dalla Germania, ma anche dagli altri Stati membri, compresi quelli che hanno assaggiato la medesima, amara medicina dell’austerità.

In incontri bilaterali successivi all’Eurogruppo, fonti UE parlano dei tentativi di convincere la Grecia ad accettare l’estensione, per poi far ripartire i negoziati, seguendo la linea descritta da Padoan. Varoufakis ha detto però che Atene non accetterà nuovi ultimatum. Gli elettorati in Grecia e Germania saranno anche soddisfatti, ma presto potrebbero scoprire il peso degli errori dei propri governi.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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