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“Guarda come ti riduco il debito”: il caso dei fondi pensione polacchi

Grafico Corrado!
Dati: Bloomberg, Banca Centrale Europea

Al solo sentore di nazionalizzazioni i mercati rispondono in un unico modo: andando giù a picco. Il grafico mostra l’andamento del WIG20, l’indice azionario racchiudente le venti più grandi compagnie quotate nella Borsa di Varsavia, da inizio anno ad ora: i minimi corrispondono indicativamente al 26 giugno e al 4 settembre, date che i gestori dei fondi pensione polacchi ricorderanno per molto tempo.

Nella prima data, infatti, il Ministro delle Finanze polacco Jacek Rostowski pubblicò il proprio piano per ridurre il debito pubblico, con una pesante correzione al sistema previdenziale nazionale, che prevede obbligatoriamente, dal 1999, la presenza di un secondo pilastro gestito privatamente. Il report proponeva due strategie: secondo la prima, l’ente di previdenza statale si sarebbe sostituito gradualmente, a dieci anni dal pensionamento, ai fondi pensione privati; per la seconda – più drastica – sarebbe avvenuta una vera e propria ristrutturazione del debito, sottoforma di cancellazione di 120 miliardi di zloty (pari a circa a 28 miliardi di euro) di obbligazioni governative detenute dai fondi, o di passaggio forzoso (salvo dichiarazione contraria dei clienti polacchi) al sistema statale, con contribuzione ai fondi più alte per coloro che avessero deciso di non affidare i propri soldi allo Stato. L’obiettivo, riconosciuto come a breve termine e non strutturale dall’amministratore delegato del fondo pensione di stanza a Varsavia controllato dalla Nordea Bank AB, Piotr Krolikowski, era quello di diminuire di 11 punti percentuali il rapporto debito/Pil (pari al 55,6%), nonché di allentare il circolo vizioso che impone l’emissione di debito per pagare le pensioni.

Lo scorso 4 settembre dalle intenzioni si è passati ai fatti.

Il governo polacco, guidato dal Primo Ministro Donald Tusk, ha annunciato il takeover del 51,5% degli asset dei fondi pensione polacchi (ossia delle obbligazioni governative), il divieto per i fondi di acquistare in futuro altri titoli di debito nazionale e il graduale assorbimento degli asset dei fondi pensione per coloro che si ritireranno dal mercato del lavoro da qui ai prossimi 10 anni.

Grafico Corrado
Dati: Bloomberg, Banca Centrale Europea

E come già visto, il mercato non ha risposto molto bene. Studiando la Zero Coupon 10 Year Curve (la serie storica del tasso d’interesse per obbligazioni che ripagano tutto a scadenza, in questo caso a 10 anni) della zona euro e della Polonia, si nota come il tasso sia schizzato proprio in prossimità degli annunci, segno del maggior rischio creditizio causato dalla manovra economica stessa. In modo particolare, per la Polonia, Bloomberg ha registrato un aumento di 13 punti base sul tasso del Paese in un solo giorno, il più alto incremento dall’ottobre 2012.

Slegandoci dal dato puntuale e osservando la situazione in un’ottica through the cycle, in ogni caso, si nota come la riforma pensionistica non sia altro che un “esercizio di contabilità che scambia una passività esplicita per una contingente”, come dice Benjamin Young, associato di Standard & Poor’s, su Bloomberg. Inoltre, con il divieto per i pension funds di acquistare altri bond nazionali, il debito polacco sarà maggiormente in mano a investitori stranieri, e quindi in balia degli umori del mercato esterno. Per questo motivo Matteo Napolitano, un direttore di Fitch Ratings, anche a seguito del passaggio dell’outlook da “positivo” a “stabile”, ha dichiarato che “sono in attesa di maggior chiarezza, prima di commentare (la riforma, NdA)”. In altre parole, non è sempre vero che una diminuzione del debito sovrano rende felici le agenzie di rating, specie quando la manovra è decontestualizzata rispetto alla situazione macro locale e globale.

La Polonia non è comunque il primo Paese a nazionalizzare il sistema previdenziale: Argentina e Ungheria lo hanno già fatto, mentre il Kazakhstan sembra prossimo. E l’Italia? Marco lo Conte, in un articolo de Il Sole 24 Ore, riporta che il beneficio per le casse statali sarebbe “solamente” di 30 miliardi di Euro, ben poco se confrontato con il servizio del debito del 2012 (90 miliardi) e le aste di quest’anno in programma (120 miliardi). Il danno reputazionale sarebbe maggiore rispetto al reale guadagno, con conseguente ritorno d’immagine negativo agli occhi delle agenzie di rating: Polonia docet. Forse per questo motivo nel comunicato stampa dello scorso 22 luglio Consob, Banca d’Italia, Ivass e Covip invitano i fondi comuni d’investimento e i fondi pensione ad “adottare adeguati processi interni di valutazione del merito di credito, che consentano loro di non affidarsi in modo esclusivo o meccanico ai giudizi emessi dalle agenzie di rating”.

Che sia alle porte un nuovo provvedimento, dopo il taglio retroattivo alle detrazioni delle polizze vita (da 1291,14€ a 230€, nel 2014) e la patrimoniale dello 0,15% sul capitale investito in fondi comuni e gestioni patrimoniali? Non sarebbe la prima volta, né, tantomeno, l’ultima.

 Il contenuto dell’articolo (fatta eccezione per i commenti dei lettori) rappresenta esclusivamente l’opinione personale dell’autore.

Zero Coupon 10 Year Curve Lo studio di tale curva è fondamentale per capire la percezione che il mercato ha sul rischio di credito dell’emittente dello strumento di debito: per poter sopportare un rischio elevato gli investitori pretendono un alto rendimento, che aumenta il costo del debito stesso e, quindi, l’indebitamento attuale e futuro dello Stato. Più debito, maggiore austerità: tassazione più elevata, tagli alla spesa pubblica, recessione. Proprio quello che, in linea teorica, la manovra sui fondi voleva evitare.

In foto il Primo Ministro della Polonia Donald Tusk (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Corrado Campodonico

Laureato in Fisica dei Sistemi Complessi a Torino, ho ultimato nel giugno 2013 un Master di Secondo Livello in Finanza, presso il Collegio Carlo Alberto. Ho lavorato come stagista per la tesi magistrale a Clermont-Ferrand al centro Irstea, su un nuovo modello sociofisico chiamato "Il Leviatano". Attualmente sono vincitore della borsa di studio "Ciro Beffi" presso Eurizon Capital SGR. Scrivo di Finanza.

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