mercoledì , 21 febbraio 2018
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I benefici economici dell’immigrazione

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Articolo tratto numero mensile di Europae: “Alle porte dell’UE. L’immigrazione e la frontiera meridionale”, n. 6 Ottobre 2013 (pp. 9-11). 

Di fronte ai temi dell’immigrazione, in Europa si assiste a un dibattito pubblico abbastanza assurdo e irrazionale. Invece di parlare di benefici e svantaggi e analizzare seriamente il fenomeno, troppo spesso si affronta la questione attraverso vecchi schemi ideologici buoni per la prima metà del Novecento. La messa a punto di una politica migratoria da parte di uno Stato, invece, dovrebbe essere la risoluzione di un semplice problema di ottimizzazione economica. Se con l’afflusso di immigrati si riesce nello stesso tempo ad aumentare il loro benessere, nonché la crescita e la sostenibilità del sistema economico di cui entrano a far parte, ci si ritrova davanti a una politica migratoria estremamente efficace.

Il problema sorge se si considera l’Unione Europea un unico sistema economico (i flussi interni di persone, beni e capitali sono quasi completamente liberi) che non è in grado di gestire a livello centrale le politiche migratorie e i flussi provenienti dall’esterno del continente. L’enorme frammentazione provoca confusione, incertezza e inefficienza, anche perché vi è un enorme gamma di modalità in cui è possibile acquisire la cittadinanza europea. A Cipro, per esempio, è relativamente facile ottenerla se si è facoltosi e disposti ad investire nell’economia del Paese, mentre in Italia il discorso si fa enormemente più complesso. Questo provoca storture e asimmetrie che non fanno altro che complicare la già difficile gestione dell’integrazione.

Quindi, oltre che auspicare una futura e migliore gestione centralizzata dei flussi migratori e una più efficace programmazione dei processi di integrazione sociale ed economica, occorre analizzare perché, al di là di tutte le polemiche, l’immigrazione è, numeri alla mano, un fenomeno molto positivo per l’Europa.

Partendo dal mero computo demografico, l’immigrazione provoca un’espansione della popolazione residente in Europa. Dal momento che la maggior parte degli immigrati ha un’età molto inferiore rispetto alla media dei cittadini europei, questo non fa altro che migliorare l’armonia della curva demografica europea. Come certificano i dati Eurostat, tra la popolazione immigrata è massima la frequenza di persone tra i 20 ed i 45 anni, mentre gli europei sono mediamente più anziani.

Le conseguenze economiche sono estremamente chiare. Dal momento che gli immigrati sono, nella maggior parte dei casi, adulti in età lavorativa, si ritrovano ad essere contribuenti netti del sistema fiscale e soprattutto del sistema pensionistico del Paese in cui risiedono. La forza lavoro che paga tasse e contributi si allarga e questo rende più sostenibile per bambini (scuola) e anziani (pensioni) beneficiare di un adeguato sistema di welfare. In Italia, ad esempio, i benefici netti portati dagli immigrati allo Stato ammontano nel 2012 a 1,7 miliardi di euro. Nonostante siano solamente il 7,4% della popolazione, rappresentano ben il 10% della forza lavoro nazionale.

Anche a parità di fascia demografica il semplice aumento della popolazione di uno Stato rende inevitabile l’aumento del PIL. Più popolazione significa più lavoratori, consumatori e imprenditori e questo non fa altro che ampliare la dimensione del mercato interno.

Un tasto che a prima vista potrebbe sembrare dolente riguarda le rimesse degli immigrati all’estero. In sostanza queste rappresentano l’insieme del denaro che gli immigrati mandano ai famigliari che ancora risiedono nel proprio Paese di origine. Gli ultimi dati riferiti all’Europa risalgono a uno studio di Eurostat del 2010, che registrò un flusso totale di 22 miliardi e 338 milioni di euro diretti al di fuori dell’Unione. Questo flusso verso l’esterno produce un peggioramento della bilancia dei pagamenti europea, ma allo stesso tempo ha un enorme valore per le prospettive economiche di medio-lungo periodo.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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One comment

  1. Ciao Fabio, complimenti per l’articolo, ottime argomentazioni e ben esposte. Vorrei approfondire l’argomento, hai qualche testo o qualche articolo da consigliarmi?
    Grazie

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