giovedì , 16 agosto 2018
18comix

I compiti dell’Italia ed il senso del dovere

Nella primavera di quest’anno l’Italia si era rallegrata per la chiusura della procedura di deficit eccessivo della Commissione Europea. Grazie alle pesanti manovre del governo Monti, il rapporto deficit/PIL era stato faticosamente portato sotto la soglia del 3% ed il nostro Paese era entrato a testa alta nel club dei Paesi con i conti in ordine. Lo spread con i bund tedeschi ad agosto aveva addirittura toccato un minimo di 231 punti base. Ma l’illusione è durata pochissimo.

Negli ultimi giorni, sia la Banca Centrale Europea nel suo bollettino mensile che il Commissario europeo per gli Affari Economici e Monetari Olli Rehn, hanno avvertito che l’Italia non è poi in una situazione così rosea. Sia il deficit che il debito sono esplosi in una maniera preoccupante nel corso degli ultimi mesi. Per quanto riguarda il fabbisogno cumulato delle amministrazioni pubbliche, si registra a fine agosto una voragine da 60,1 miliardi di euro. Da gennaio ad agosto, l’Italia si è indebitata di questa enorme cifra per coprire un eccesso di spesa pubblica rispetto alle entrate. Per capire la drammaticità della situazione, occorre considerare che, durante il governo Monti, tra gennaio ed agosto del 2012 l’Italia si era indebitata solamente di 33,9 miliardi di euro. A fine anno, il fabbisogno cumulato aveva toccato i 47,6 miliardi di euro e l’Italia era riuscita a centrare il sacro target europeo del 3%. Basterebbe quindi accumulare un saldo positivo di 12,5 miliardi per sanare la situazione?

Assolutamente no. Anche se così fosse, negli ultimi 4 mesi dell’anno dovremmo in ogni caso registrare surplus medi da più di 3 miliardi di euro al mese. Una cifra enorme, pari ad un punto di IVA e di poco inferiore all’IMU sulla prima casa. Poiché, però, secondo le ultime stime dell’ISTAT il PIL italiano nel 2013 calerà del 2,1%, al calo del denominatore l’Italia dovrà rispondere con tagli più severi del deficit. Quest’ultimo dovrà essere infatti ridotto di un miliardo di euro aggiuntivo rispetto all’anno scorso. Riassumendo, l’Italia ha meno di 4 mesi per reperire 13,5 miliardi.

Cancellando l’IMU e presumendo che l’IVA non verrà aumentata di un punto, da qui a fine anno quell’enorme cifra dovrà essere recuperata con tagli alla spesa e con l’avvio del programma di privatizzazioni annunciato dal premier Enrico Letta. Programmi ambiziosi di tagli alla spesa richiedono una lunga incubazione e le risorse fino alla fine dell’anno sono già state quasi completamente assegnate a Ministeri ed Enti Locali: se l’Italia vuole rispettare i suoi impegni con l’Europa non potrà far altro che affidarsi alle privatizzazioni. Ma anche in questo caso le difficoltà restano enormi: il poco tempo a disposizione lascia margini risicati per nuove IPO (offerte pubbliche iniziali), che porterebbero così a entrate ridotte, e le dismissioni potrebbero ora riguardare solo le società già quotate. Entro metà ottobre l’Italia dovrà comunicare alla Commissione Europea la bozza della sua legge di stabilità, che andrà approvata con celerità e, soprattutto, spirito di collaborazione tra le forze politiche. Se mai si profilasse all’orizzonte una crisi di governo, occorrerà rimandarla a dopo l’approvazione della legge di stabilità perché in questi ultimi mesi si gioca il destino dell’Italia.

Negli ultimi giorni lo spread è tornato a veleggiare verso le rotte dei 270 punti base, superando anche se di poco quello spagnolo. L’Italia sta tornando ad essere l’osservata speciale dei mercati e non c’è più molto tempo da perdere. Il governo deve intraprendere una manovra correttiva rapida ed ambiziosa, evitando quanto più possibile di intervenire sul lato dell’aumento delle imposte. Il tessuto produttivo italiano è al collasso e non potrebbe permettersi nuovi salassi che andrebbero ad ipotecare le prospettive di crescita per il 2014.

L’Italia è al giro di boa finale. Se si gioca bene l’ultima partita sul bilancio dello Stato del 2013, il prossimo anno dovrebbe iniziare a godere della ripresa del PIL e quindi, sul lato del deficit, dell’aumento del denominatore. Il tempo è poco, ma non è ancora impossibile salvare la situazione e rimettere in carreggiata una volta per tutte i conti pubblici italiani. Negli ultimi anni si è abusato dei richiami alla “responsabilità” della classe politica italiana. Davanti ad una chiara situazione di ciò che è “dovere” compiere, ogni altra parola sarebbe superflua.

In foto, Fabrizio Saccomanni, ministro del Tesoro (© European Union 2013)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

Check Also

spagna

Spagna e Italia: le sorti, gli scenari

“Perché sei qui?”. “Perché nel mio Paese non c’e` lavoro”. Nella comunità expat di Bratislava, …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *