martedì , 20 febbraio 2018
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I dubbi della Commissione sulla Legge di Stabilità

Brutte notizie da Bruxelles per l’Italia. La Commissione Europea ha infatti comunicato in mattinata i suoi dubbi sulla politica economica del Paese. In ballo c’è la Legge di Stabilità, che sta venendo riformulata con estrema fatica in Parlamento: la Commissione ha esaminato nel frattempo la proposta del governo di qualche settimana fa e il responso è particolarmente duro. Non solo ricorrono le solite perplessità circa la sostenibilità delle finanze italiane, ma si prospetta la necessaria rinuncia per l’Italia di preziose risorse aggiuntive che vengono riconosciute ai Paesi virtuosi. Le notizie che provengono da Bruxelles sono un duro colpo per l’esecutivo guidato da Enrico Letta.

La Commissione ha infatti emesso oggi un pacchetto di pareri sulla sorveglianza dei bilanci, che si inseriscono nelle prime fasi del Semestre Europeo. Questa lunga procedura di controllo dei conti pubblici degli Stati membri inizia infatti ogni anno a novembre con i pareri della Commissione sulle proposte di bilancio per gli anni successivi, sottoposte dai Paesi dell’eurozona entro il 15 ottobre. Si tratta, nel caso italiano, della Legge di Stabilità. Oggi la Commissione ha così presentato l’analisi per 13 Paesi dell’eurozona, esclusi i quattro Stati sottoposti a programmi di salvataggio (Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro), e per 3 Paesi che ancora non utilizzano l’euro (Croazia, Lituania e Polonia).

Le opinioni della Commissione giudicano la sostenibilità delle proposte di bilancio e le pesano anche rispetto alle raccomandazioni emesse dal Consiglio al termine del ciclo precedente, nella primavera scorsa. Per quanto riguarda l’Italia, la prima annotazione riguarda il rischio del mancato rispetto del Patto di Stabilità nel 2014. In particolare, si nota che gli obiettivi riguardanti la riduzione del debito pubblico potrebbero non essere rispettati. Secondo il Patto, il debito dovrebbe attestarsi al 60% del PIL. Le ultime stime danno lo stock di debito italiano al 133%.

L’Italia inoltre ha mostrato scarsi progressi nell’applicazione delle proposte avanzate dal Consiglio alcuni mesi fa in materia di riforme strutturali, anche se la modesta riduzione del carico fiscale sul lavoro proposta dal governo è considerato un “piccolo passo” nella giusta direzione. Troppo poco dettagliate, invece, le previsioni sulle privatizzazioni. Infine, giunge il colpo più duro: a fronte di questi rischi, la Commissione ritiene che l’Italia non possa aver accesso ai 3 miliardi aggiuntivi previsti dalla ‘clausola di investimento’. Tale clausola permette ai Paesi virtuosi, con un rapporto deficit/PIL inferiore al 3%, di avere un margine di manovra superiore nella stesura delle proprie previsioni di bilancio in materia di investimenti. Non sarà così per l’Italia, a meno di ulteriori modifiche della Legge di Stabilità. La Commissione infatti sottolinea che non è consigliabile riconoscere a Roma questa opportunità, data l’assenza di un aggiustamento strutturale minimo che ponga il debito pubblico su un trend discendente: in particolare si richiede una riduzione del debito dello 0,5% su PIL nel 2014, in luogo dello 0,2% prospettato dal governo.

La Commissione invita quindi le autorità nazionali a provvedere alle doverose correzioni, affinché il bilancio del 2014 rispetti il Patto di Stabilità. Più facile a dirsi che a farsi. Le nuove raccomandazioni da Bruxelles giungono in un momento tesissimo, in cui l’insofferenza per quelli che vengono percepiti come ordini dall’alto sta raggiungendo livelli preoccupanti, anche in vista delle elezioni europee della prossima primavera. In Italia è sempre più palpabile il risentimento per i ‘compiti a casa’, nell’opinione pubblica e all’interno delle principali forze politiche. Anche nelle principali forze di governo si levano sempre più alte le voci contrarie ai “diktat” della Commissione o comunque favorevoli alla rivisitazione dei parametri a cui l’Italia si è volontariamente sottoposta nel corso degli anni.

È questo un punto che va sottolineato: il meccanismo del Semestre Europeo è frutto di accordi a cui il governo italiano ha dato il proprio benestare. La Commissione agisce sulla base di un mandato preciso. I 3 miliardi in meno sono un colpo durissimo soprattutto per l’inadeguatezza del dibattito pubblico italiano: pare non esserci il coraggio o la capacità di presentare in Europa piani credibili di medio-lungo termine, che diano una prospettiva reale di rilancio del Paese. Le cronache sono invece dominate dagli screzi fra i partiti su interventi marginali e di breve periodo. L’intransigenza della Commissione nasce dal fallimento della politica italiana.

In foto il Commissario Olli Rehn nel corso della conferenza stampa di questa mattina (Foto: European Commission)

 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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