giovedì , 16 agosto 2018
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I Ministri delle Finanze alle prese con le perplessità tedesche

Lunedì si è riunito a Bruxelles l’Eurogruppo, e il giorno successivo, l’ECOFIN. Alla prima riunione partecipano i Ministri dell’Economia e delle Finanze dei Paesi dell’area euro, mentre nella seconda riunione il tavolo si allarga a tutti i Ministri economici dell’Unione Europea.

Quello dell’Eurogruppo è stato un incontro abbastanza interlocutorio. In una prima fase si è svolto un follow-up dei casi Irlanda e Cipro, mentre in un secondo momento è stata stilata la programmazione degli impegni per il primo semestre del 2014. Per quanto riguarda Irlanda e Cipro, l’Eurogruppo ha lodato i programmi di risanamento e di riforme strutturali in corso. Nei prossimi giorni l’Irlanda dovrebbe ricevere l’ultima tranche di aiuti da 1,4 miliardi di euro dall’EFSM (il primo fondo salva Stati, costituito nel 2010) e dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Per quanto riguarda i fondi dell’EFSM, il via libera dovrà però essere dato dalla Commissione Europea. A Cipro dovrebbero invece venire versati complessivamente 186 milioni di Euro dall’ESM (seconda versione del fondo Salva Stati, dotato di board autonomo dalla Commissione) e dal FMI.

Per la programmazione 2014, l’Eurogruppo ha fissato l’agenda provvisoria degli incontri che si svolgeranno da gennaio a giugno. Nel primo incontro del 2014 si darà il benvenuto ufficiale alla Lettonia, che entrerà nell’eurozona a partire dal 1 gennaio. Tra febbraio e aprile l’Eurogruppo prevede invece di portare a termine la procedura di aiuti finanziari al Portogallo, cominciata come per l’Irlanda durante l’imperversare della crisi del debito sovrano.

L’incontro dell’ECOFIN di martedì era molto atteso per l’accordo sulla seconda “colonna” dell’unione bancaria, ossia il Meccanismo Unico di Risoluzione in caso di fallimento bancario. La prima colonna dell’unione bancaria è invece l’assunzione da parte della BCE del ruolo di vigilante unico sulle banche europee (si veda il Focus n. 3 di Europae). Il dossier però non è stato chiuso a causa di alcuni “dettagli tecnici” da chiarire. Di conseguenza, verranno convocati nuovamente Eurogruppo ed ECOFIN rispettivamente lunedì 16 e martedì 17 dicembre.

Si parla eufemisticamente di questioni di poco conto, ma in realtà c’è di mezzo una questione centrale. In caso di crisi bancaria, dovrà essere infatti attivata la cosiddetta procedura di bail-in, che prevede l’assorbimento delle perdite anche da parte di azionisti ed obbligazionisti. Secondo l’attuale bozza, a questi ultimi verrebbero inflitte perdite pari all’8% delle passività bancarie e, se non fosse sufficiente, verrebbero attivati fondi nazionali di risoluzione pari ad un ulteriore 5%.

Cosa accadrebbe se le perdite da coprire superassero il valore del 13% delle passività? E’ proprio su questo terreno che si svolge la disputa tra Germania e gli altri Paesi. Se consideriamo come quasi sicuro che non verranno toccati i depositi fino a 100.000 euro, occorre trovare nuove risorse da utilizzare nelle procedure di bail-in. La maggior parte degli Stati vorrebbe una soluzione “europea”, con un fondo unico europeo (ad esempio l’ESM), dotato di risorse proprie da erogare in caso di necessità. La Germania teme invece che la bolletta delle disastrate banche del Sud Europa verrebbe pagata anche con fondi di Paesi virtuosi e cerca di estendere il confine delle perdite da infliggere ad azionisti ed obbligazionisti.

Il ragionamento tedesco nasce dal timore che le autorità nazionali decidano di amplificare l’entità delle perdite, in modo da utilizzare fondi europei per sanare i propri istituti di credito. Ad esempio la Spagna, nel caso in cui Madrid si rendesse conto che la propria banca X dovrebbe essere risanata per un valore pari al 14% delle sue passività. Dopo aver reperito fondi pari al 13% da azionisti, obbligazionisti e fondo nazionale, l’autorità nazionale potrebbe avere un grande incentivo a dichiarare che le perdite in realtà sono pari al 18% delle passività, dal momento che tanto oltre la soglia del 13% “paga l’Europa” e quindi in gran parte la Germania. Quest’ultima teme di dover pagare un conto salatissimo e trasferire ingiustamente risorse alla disastrate banche del Sud.

Ma dal momento che sarà la BCE ad esercitare l’attività di vigilanza, molte delle preoccupazioni della Germania vengono viste dai Ministri delle Finanze degli altri Stati come prive di fondamento. Il punto centrale è uno soltanto: quanto si fida la Germania della BCE?

In foto la riunione dell’ECOFIN (Foto: Council of the European Union) 

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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