mercoledì , 21 febbraio 2018
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Il caso del Giappone: un monito per UE e Stati Uniti

Oggi si è insediato il nuovo governatore della Banca Centrale Giapponese Haruhiko Kuroda. Sfogliando le opinioni dei giornali finanziari mondiali, pare quasi scontato che il suo mandato sarà improntato verso un iper-interventismo che potrebbe cambiare non solo gli equilibri asiatici, ma anche quelli tra Europa ed Asia.

Per quanto riguarda l’inflazione, il neo governatore ha annunciato che i suoi obiettivi saranno identici a quelli della BCE, ossia il 2% annuo. Target simili per risolvere problemi differenti. In Europa, ad esempio, l’asticella del 2% fu imposta poichè nei decenni precedeti si erano verificati numerosi episodi di iper-inflazione (in Italia talvolta anche a doppia cifra). Il Giappone invece si dibatte dall’inizio degli anni Novanta su come uscire confrontarsi con l’incubo della deflazione, che ha condotto l’economia alla stagnazione. In caso di deflazione, infatti, il prezzo di beni e servizi scende e gli investitori trovano più conveniente risparmiare il denaro, poichè questo acquista automaticamente valore mese dopo mese. E se il denaro non circola e non viene investito, l’economia evidentemente si blocca.

Il nuovo governatore inoltre ha annunciato che non acquisterà asset che non siano denominati in Yen. Un intervento diretto sul mercato europeo, ad esempio acquistando bond, si tradurrebbe in effetti in un apprezzamento dell’Euro. In quel caso la BCE difficilmente potrebbe sopportare una nuova svalutazione competitiva da parte dei giapponesi.

Alla fine del luglio 2012, con un euro si potevano acquistare circa 96 yen mentre oggi se ne possono comprare addirittura 125. Si è trattato di un trend impressionante che potrebbe continuare, seppure più lentamente, anche nei prossimi mesi. Nonostante ciò, è da 8 mesi che la bilancia commerciale giapponese segna profondo rosso, lo stesso colore che caratterizza un deficit statale ormai fuori controllo ed un debito pubblico estremamente elevato, pari al 236% del PIL, il valore più alto del mondo. Il Paese del Sol Levante, quindi, non può far altro che aggrapparsi alla sua banca centrale, l’unica entità che può tenerlo in vita.

Il declino sempre più rapido dell’ex superpotenza economica non può che preoccupare l’Unione Europea e gli Stati Uniti. L’instabilità nella regione asiatica è destinata ad aumentare tra l’esponenziale crescita dell’influenza cinese, una Corea del Nord sempre più minacciosa ed aggressiva ed un contraltare insufficiente seppur vigoroso come la Corea del Sud. Occorre in tempi rapidi aprire un tavolo d’intesa tra Stati Uniti, Europa e Giappone, magari invitando quest’ultimo a partecipare alle riunione per la nuova ed ipotetica area di libero scambio transatlantica. Il successo di una simile iniziativa potrebbe far crollare le barriere commerciali tra gli Stati, aprendo a sempre maggiori investimenti nelle reciproche economie e creando un nuovo grande mercato transcontinentale capace di favorire la ripresa economica, creando ricchezza e sinergie. Si spera che nel prossimo vertice UE-Giappone, previsto per il 25 marzo, si possa procedere sulla strada di una maggiore integrazione economica, che possa mobilitare nuovi investimenti e rilanciare la crescita.

Bisogna ricominciare a parlare di economia reale per porre le basi di una vera crescita economica che non sia artificiosa e pianificata dai monitor delle banche centrali. Queste ultime sono state fondamentali per evitare il collasso economico in questi ultimi anni e le più pronte ad agire durante le emergenze. Ma affidarsi completamente a loro e dimenticarsi di politiche economiche, industriali, occupazionali e tecnologiche di ampio respiro, coordinate tra imprese e governi, sarebbe miope e rischioso. Il caso giapponese ci sta insegnando molto, sta a tutti comprenderne la portata.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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