giovedì , 16 agosto 2018
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Il Giappone di Shinzo Abe corre ai ripari e cerca l’appoggio di mercati e Paesi europei

Il Giappone è ormai da due decenni nelle sabbie mobili della stagnazione economica e come si sa, se si rimane fermi si sprofonda più lentamente. Tuttavia da buon samurai d’altri tempi il Presidente giapponese Shinzo Abe ha deciso che vale la pena lottare fino alla morte ed ha presentato ieri un nuovo pacchetto di misure da affiancare alle attuali politiche monetarie  espansive. Un colpo di reni disperato, dai tempi e dai modi sbagliati, come pare dimostrare la mancata approvazione dei mercati finanziari. All’annuncio è seguita infatti un’altra giornata di vendite alla borsa di Tokyo, fino a che l’indice non ha chiuso a -3,83%. Un movimento brusco e nelle sabbie mobili si sprofonda molto più velocemente.

Le misure presentate sono estremamente ambiziose, potenzialmente efficaci e in grado di dare una scossa alla sopita economia nipponica. L’unico problema sono i tempi. Molti investitori si chiedono come mai tali misure non siano state presentate prima. Il primo pilastro sarà quello di portare a compimento i negoziati per la firma di alcuni Free Trade Agreements (FTA) con Unione Europea, Stati Uniti e America Latina. L’obiettivo è quello di svincolare dai dazi l’import e l’export giapponese, cercando di portare il valore del commercio estero con i Paesi con i quali saranno firmati gli FTA almeno al 70% del valore totale degli scambi commerciali di Tokyo. Altre misure importanti sono le liberalizzazioni nel settore farmaceutico, dell’energia e delle costruzioni. Verranno inoltre create delle aree speciali in cui attirare gli investimenti esteri con sistemi di tassazione ridotti e vincoli all’attività economica meno stringenti. Infine, vengono rilanciati poderosi investimenti nel settore dell’energia nucleare al fine di rendere energeticamente indipendente il Giappone.

La scommessa giapponese si basa sulla speranza che la crescita economica sia in grado di partire prima dell’inflazione. Se l’indice dei prezzi toccherà il 2% prima che il PIL cresca altrettanto, l’aumento dei tassi sui bond e il mancato aumento del gettito derivante dalla crescita, colpiranno molto duramente il bilancio dello Stato giapponese. Per questo motivo occorreva che le misure economiche partissero prima delle manovre della Bank of Japan. Tuttavia, dato che nel campo economico non si può essere veggenti, è possibile che il miracolo riesca e la locomotiva giapponese torni a correre. L’Unione Europea deve augurarselo, considerando gli impegni del Paese del Sol Levante nella direzione di un’area di libero scambio che porterebbe benefici ad entrambe le controparti. Domani il Presidente francese Francois Hollande si recherà in Giappone per siglare importanti accordi commerciali nel settore nucleare ed in quello aeronautico. Gli analisti prevedono che la All Nippon Airways stia pensando ad un’importante commessa di Airbus 350, prodotti dall’omonima impresa fracese, per rimpiazzare i Boeing 777, di produzione americana. Infine, secondo il “Japan Times“, Hollande sarebbe interessatissimo a farsi illustrare direttamente da Abe le sue strategie economiche.

I segnali dall’economia reale in ogni caso sono contrastanti. Alcuni settori hanno ricominciato ad avanzare mentre altri arretrano profondamente. Ad esempio nei primi 3 mesi del 2013 le importazioni di pannelli solari sono cresciute del 73% rispetto ai tre mesi precedenti. Questo testimonia un’enorme espansione della domanda di energie rinnovabili e un boom di quel settore industriale, che secondo le stime quest’anno dovrebbe superare quello della Germania per gigawatts installati. Gli investimenti totali delle imprese in beni capitali (macchinari, fabbricati) crollano invece del 3,9% nel primo trimestre 2013 rispetto all’anno prima. Le grandi imprese stanno investendo in misura minore, spiega la Financial Services Agency giapponese, e occorre incentivare al massimo il reperimento di capitali delle start-up innovative. Ultimo dato negativo: nello scorso mese le vendite di auto sono crollate del 7,3% e quelle di autobus del 14%.

Il tempo è tiranno per il Giappone e la Bank of Japan sta ormai trattenendo a fatica il tracollo dei bond statali giapponesi. Il presidente Abe volerà quindi a Londra il 17-18 giugno ed in un attesissimo discorso alla City cercherà di rassicurare i mercati e spiegare gli obiettivi concreti della cosiddetta “Abenomics“.

In foto:  la zona industriale sulla costa di Harima, Giappone. (Foto: wikicommons)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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7 comments

  1. mi perdoni qualche errore, ho scritto in fretta

  2. Siccome sul debito pubblico ci sono vari punti di vista, mi piacerebbe (lo dico sinceramente) il suo punto di vista in merito: quando il debito pubblico diventa un reale pericolo per uno stato?

    Mettiamo che il Giappone faccia, nei prossimi anni, ulteriore debito, accrescendolo, in 5 anni, del 30%.

    Quali sono i rischi? Iperinflazione? Banche che falliscono?

    Grazie
    e buon lavoro

    • Fabio Cassanelli

      Guardi, io non sono un partigiano di una qualche teoria economia. Credo solo che le decisioni economiche vadano prese con un certo buon senso. Fosse per me sfrutterei i benefici di una politica monetaria espansiva per liberare il mio Paese da un pesante fardello che erediteranno le generazioni future. Ed inoltre preferirei amministrare uno Stato che paga oneri sul debito non eccessivi, per dedicare più fondi agli investimenti.

      Per quanto riguarda cosa provochi l’alto debito non esiste una teoria assoluta. L’economia, come lei sa, non è una scienza esatta ed occorre valutare caso per caso. Fino a ieri il Giappone poteve sostenere un alto debito perchè la stabilità della sua valuta ed una popolazione (patriotticamente direi) in campo finanziario comprava essenzialmente titoli giapponesi.
      La politica monetaria attuale non dico che in altri Stati non potrebbe funzionare, ma in Giappone rischia di far crollare un castello di carte molto precario. E anche oggi la borsa giapponese a -6,35%.

      • Grazie per le risposte che mi ha dato, ho molta voglia di imparare e ascolto un po’ tutti i pareri provenienti dal mondo scientifico.

        Il fatto di non essere il partigiano di nessuna teoria economica, come dice lei, le fa onore, perchè vuol dire che ha la mente aperta a modellare le sue convinzioni.

        Anche la pacatezza e l’educazione con cui mi ha risposto sono il segno di un certo equilibrio.

        Buona giornata

        • Fabio Cassanelli

          Grazie a lei per aver domandato.
          Non si finisce mai di imparare ed il mondo economico odierno è talmente complesso ed interconnesso, che osservarlo da tutti i punti di vista può senz’altro aiutare. Continui a seguirci se le va. A fine giugno cercheremo di descrivere in modo semplice ed efficace cosa accadrà al Consiglio Europeo e man mano che ci si avvicina alle elezione europee del 2014, cercheremo di analizzare anche i programmi economici dei vari partiti europei in lizza.

          Le linko inoltre il nostro numero sulla Cina.
          http://www.rivistaeuropae.eu/riviste/numero-2-maggio-2013-ulisse-e-zheng-he/
          Un mensile gratuito di 35 pagine dove potrà trovare articolo molto interessanti.

          Cordiali Saluti

  3. A me sembra che una politica monetaria come quella di Abe, nella storia, abbia funzionato piuttosto bene.

    La strategia europea è un fallimento e non c’è nemmeno bisogno di dirlo.

    E’ meglio un po’ d’inflazione ma un paese in crescita, gente occupata, che può mangiare, crearsi un futuro,

    o una bassa inflazione e masse ridotte alla povertà?

    L’euro confligge con l’abc dell’economia, è una cretinata già additata al publico ludibrio da economisti di fama come Stglitz e Krugman.

    Il Giappone è un paese che spende il denaro per il benessere del proprio popolo. L’Europa invece è nelle mani di una finanza che gli vieta di battere moneta per finanziare la propria prosperità e impone tasse per dare il ricavato alle banche.

    Non mi addentro a spiegare tecnicamente il perchè sono a favore della Abenomics, perchè l’evidenza dei fatti è schiacciante.

    • Fabio Cassanelli

      Caro Andrea, nessuno mette in dubbio i buoni propositi dell Abenomics.
      L’inflazione è salutare anche al 3-4% in situazioni normali. Tuttavia secondo il mio modesto parere, conveniva affiancare alla politica monetaria espansiva una politica fiscale volta al risanamento dei conti pubblici.
      In Europa c’è recessione perchè purtroppo abbiamo avuto politiche fiscali restrittive e politiche monetarie molto stabili. Il Giappone dovrebbe approfittare della spinta monetaria per iniziare a ridurre l’enorme debito pubblico (arrivato ormai quasi al 250%). Se l’inflazione in queste condizioni salisse al 2%, salirebbero di conseguenza anche i tassi di interesse (nonostante gli acquisti della BOJ) mettendo a serio rischio il bilancio dello Stato.

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