martedì , 14 agosto 2018
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Il momento delle scelte è arrivato, la BCE non basta più

Per l’eurozona la strada si fa sempre più dissestata. Gli ultimi dati Eurostat certificano un ennesimo incremento della disoccupazione, che ha infatti toccato il 12,2% ad aprile del 2013, in aumento dello 0,1% rispetto a marzo. Un trend inarrestabile che pare non avere fine e ha la conseguenza diretta di peggiorare ancora di più la situazione economica generale, rimandando le prospettive di ripresa. Meno posti di lavoro pesano sulle finanze pubbliche con aumenti della spesa per ammortizzatori sociali (ad esempio la cassa integrazione) e diminuzione delle entrate fiscali dai redditi da lavoro. Poi, un tasso di disoccupazione più alto incide negativamente sui consumi, determinando un peggioramento dei bilanci delle aziende e un’ulteriore diminuzione delle entrate fiscali (Iva).

Se questo circolo vizioso non viene fermato, è inevitabile che aumenti ancora la disoccupazione e che i deficit dei Paesi dell’eurozona subiscano fortissimi contraccolpi. A questa emergenza sociale, economica e finanziaria vanno trovate delle soluzioni rapide e incisive, principalmente di natura politica, il che vuol dire intervenire in ambito fiscale. Una politica monetaria accomodante ha certamente contribuito a salvare l’Europa dal tracollo durante i momenti più duri della crisi finanziaria, tuttavia i margini di manovra sono rimasti ormai pochissimi.

Alla Banca Centrale Europea, con il taglio dei tassi al minimo storico (0,5%) del mese scorso, pare siano rimaste pochissimi cartucce, alcune delle quali sono difficilmente utilizzabili e gravide di controindicazioni. La mossa più semplice e scontata potrebbe essere un ulteriore taglio dei tassi fino ad un nuovo minimo storico dello 0,25%, ma poichè il trend inflazionistico pare essere ripartito con un aumento dell’inflazione europea all’1,4% a maggio, rispetto all’1,2% di aprile, tale misura espansiva potrebbe rimanere nel cassetto ancora per un po’ di tempo.

E’ molto probabile infatti che il Consiglio Direttivo dell’Eurotower la prossima settimana decida di mantenere dritta la barra del timone e attendere nuovi sviluppi riguardo l’indice dei prezzi. Se l’inflazione raggiungerà autonomamente il target del 2% nei prossimi mesi, la BCE resterà semplicemente immobile. Di conseguenza, è molto probabile attendersi un futuro apprezzamento dell’euro nei confronti di dollaro e yen, poichè le politiche monetarie espansive già avviate dalla Federal Reserve e dalla Bank of Japan continueranno ad aumentare le rispettive basi monetarie, deprezzando le due valute.

A quel punto si allontanerebbe definitivamente anche il progetto di portare il tasso sui depositi delle banche presso la BCE a livelli negativi e di un nuovo programma di acquisto bond nell’area dell’euro. La prima misura è talmente innovativa che sono tuttora oscuri gli effetti di lungo periodo che potrebbe provocare. Draghi ha affermato in precedenti conferenza stampa che ci vorrà ancora del tempo per terminare gli studi e le analisi. Un nuovo programma di acquisto bond invece creerebbe nuove polemiche con la Bundesbank, la banca centrale tedesca, da sempre restia a politiche monetarie così espansive. Di conseguenza non è possibile attendersi dalla BCE misure sensazionali per far ripartire la crescita.

La via più facilmente percorribile nel breve-medio termine quindi è quasi esclusivamente politica, con interventi urgenti in politica fiscale. Una delle mosse più importanti potrebbe essere lo scorporo della spesa per investimenti dal calcolo dei deficit pubblici degli Stati dell’eurozona. Sarebbe così possibile far ripartire la crescita del Prodotto Interno Lordo, beneficiando dei tassi in calo sulle obbligazioni europee dovuto all’afflusso di capitali e dei tassi BCE al minimo, senza però interrompere il risanamento fiscale dei conti pubblici. Va quindi trovato un connubio tra crescita e austerity. Una sorta di via mediana che possa produrre sul medio-lungo periodo i migliori aspetti delle politiche di spesa e investimenti senza cancellare i progressi sul fronte del risanamento fiscale ottenuti negli ultimi anni di sacrifici.

I tagli alla spesa nei settori improduttivi vanno quindi portati avanti, reinvestendo però i proventi in progetti ed iniziative che possano fare ripartire l’occupazione e la crescita economica. Il Consiglio Europeo di giugno dovrà rappresentare la svolta, con l’avvio dell’iniziativa contro la disoccupazione giovanile con i fondi della BEI (Banca Europea degli Investimenti). Inoltre andranno trovati dei margini per la riduzione delle imposte sul lavoro, in modo da rendere meno gravosa per le imprese la spesa per le nuove assunzioni. Il tempo delle scelte è arrivato per l’Europa ed il tempo delle attese e degli indugi forse sta per terminare.

In foto il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi. (Foto: European Parliament)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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