lunedì , 19 febbraio 2018
18comix

Il ritardo degli Stati europei nella lotta alla disoccupazione giovanile

Si è svolta martedì a Parigi la seconda conferenza europea sulla disoccupazione giovanile, presieduta questa volta dal Presidente francese François Hollande, dopo che il primo appuntamento aveva avuto luogo a Berlino agli inizi di luglio. Vi hanno partecipato più di venti fra capi di Stato e di governo degli Stati membri dell’UE e i più alti rappresentanti delle istituzioni europee, fra cui il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz.

I numeri sono impietosi: in Europa ci sono circa 5,5 milioni di giovani senza lavoro. In Paesi come Grecia e Spagna il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge il 60%. In Italia, la situazione è solo leggermente migliore: il tasso è ai massimi dal gennaio 2004, avendo sfiorato a ottobre il 40,4%. Pur ricordando che tale tasso segnala la percentuale di giovani inoccupati fra i 15 e i 24 anni rispetto a quelli occupati o in cerca di lavoro, e non sul totale della popolazione giovanile, la situazione rimane critica. Sommandosi a una disoccupazione generalizzata sempre più incisiva, il fenomeno fra i giovani segnala come l’anemica ripresa dell’eurozona iniziata nel corso del 2013 fatichi a prendere fiato e creare nuovi posti di lavoro. Van Rompuy ha affermato che l’occupazione dovrebbe iniziare a crescere di un punto percentuale fra il 2014 e 2015. In Paesi come la Grecia o l’Italia, dove la ripresa economica rimane ancora un miraggio, la realtà è anche più difficile.

Per questo motivo, uno dei messaggi più forti che il governo italiano ha voluto trasmettere in questi mesi riguarda l’impegno contro la disoccupazione giovanile. Sebbene gli oppositori interni abbiano accusato la Merkel di aver appoggiato questa linea solo per il proprio ritorno elettorale, la prima conferenza di Berlino andava nella direzione promossa da Enrico Letta. L’incontro di Parigi si pone nel solco del precedente, ma come in quell’occasione non ci sono risultati concreti da segnalare, se non l’impegno condiviso ad applicare quanto previsto al Consiglio Europeo di fine giugno, quando vennero impegnati 8 miliardi di euro (Youth Employment Initiative, YEI).

Il punto in questione sono i piani nazionali che devono essere presentati entro il 2014. Proprio in concomitanza del vertice intergovernativo di Parigi, la Commissione, rappresentata da László Andor, responsabile per l’occupazione e gli affari sociali, ha sollecitato gli Stati nazionali a presentare i propri programmi per l’utilizzo delle risorse europee e l’implementazione di iniziative come la Youth Guarantee, l’assicurazione che ogni giovane riceverà un’offerta di lavoro entro 4 mesi dalla conclusione degli studi o dell’occupazione precedente. Ad oggi solo sei Paesi hanno già sottoposto alla Commissione i propri piani: Repubblica Ceca, Croazia, Lituania,Lussemburgo, Polonia e Slovacchia. Per gli altri, il tempo stringe.

La Commissione ricorda che per molti Paesi, la Youth Guarantee implicherà delle importanti riforme strutturali, a partire da un rilancio del ruolo dei centri per l’impiego: questi sono lo strumento principale attraverso cui la Garanzia andrà applicata, ma in Italia, ad esempio, il loro ruolo nella ricerca di lavoro da parte dei giovani è inadeguato. Un’altra riforma strutturale necessaria deve essere quella della formazione professionale, fattore portante del modello tedesco, ma meno sviluppata in Italia e altri Paesi. Da queste poche indicazioni, emerge come il nostro Paese, oltre che impegnarsi retoricamente contro la disoccupazione giovanile, dovrebbe forse agire sui problemi concreti, invece che perdersi in inconcludenti polemiche politiche.

La Commissione propone poi che i fondi della YEI possano finanziare anche programmi che gli Stati abbiano promosso da settembre 2013, da rimborsare poi retroattivamente. Ma, come detto, molti Paesi sono ancora indietro. Il piano italiano ad esempio è ancora in preparazione e dovrebbe prevedere un forte coordinamento con le regioni, con un impegno finanziario in seno alla YEI di 530 milioni di euro. La Gran Bretagna invece ha segnalato che non sottoporrà alcun piano.

Mentre i media nazionali riprendono la notizia che il prossimo vertice si svolgerà a Roma in primavera, il punto nodale è il ritardo di molti Paesi nel dar seguito concretamente agli impegni retorici. Gli incontri periodici di alto livello non possono bastare.

In foto la conferenza stampa al termine della conferenza con Martin Schulz, Herman Van Rompuy,  Dalia Grybauskaitė, François Hollande e Angela Merkel (Foto: Council of the European Union

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

Check Also

Criptomania: ascesa e declino dei Bitcoin? 

“All’angolo ci sono un co-working e un hacking space, lì puoi prendere da bere, ma …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *