mercoledì , 15 agosto 2018
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Inflazione in lieve crescita e tapering alle porte, BCE in standby

Si è svolta ieri a Francoforte la consueta riunione di inizio mese del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) per il coordinamento delle politiche monetarie. Nello scorso incontro, il crollo dell’inflazione annua dell’eurozona allo 0,7% riscontrato ad ottobre aveva spinto il Direttivo ad un taglio del tasso di riferimento dallo 0,5% allo 0,25%, e del tasso per i prestiti overnight alle banche (MLF) dall’1% allo 0,75%. Oltre a queste misure, Mario Draghi aveva annunciato che la BCE era tecnicamente pronta per tassi overnight negativi che avrebbero penalizzato le banche con liquidità in eccesso depositata presso l’Eurotower. Dal momento che l’obiettivo primario della BCE è assicurare un tasso di inflazione annuo minore, ma vicino al 2%, ci si poteva aspettare nel Direttivo di ieri l’annuncio di nuove misure nel caso l’indice dei prezzi fosse sceso ulteriormente sotto lo 0,7%.

Ad inizio mese, tuttavia, l’Eurostat ha certificato un leggere aumento del suddetto indice allo 0,9% e di conseguenza all’Eurotower si è preferito temporeggiare e mantenere invariate le politiche monetarie. Nessuna nuova misura è stata quindi annunciata e si attenderanno nuovi elementi per valutare le future strategie. In ogni caso sono due gli elementi che legano le mani a Draghi ed insidiano le sue strategie di medio-lungo periodo.

La prima insidia riguarda l’incertezza riguardo al tapering americano. Sono mesi ormai che si attende l’annuncio da parte della Banca centrale degli Stati Uniti (FED) che rallenterà il ritmo nel suo programma di acquisto di 85 miliardi di dollari di titoli ogni mese. La fase di rallentamento (tapering) si fermerà quando il tasso di disoccupazione americano avrà raggiunto il 6,5% ed a quel punto gli acquisti si fermeranno del tutto. A novembre il tasso di disoccupazione è sceso al 7% dal 7,3% di ottobre, alimentando le speculazioni di un avvio sempre più vicino del tapering.

Per la BCE è fondamentale capire quando cominceranno tali operazioni dal momento che avranno un impatto enorme sul sistema finanziario globale. In particolare l’offerta di dollari finirà gradualmente di espandersi rafforzando la valuta statunitense ed attirando capitali verso gli States da tutto il mondo. Draghi non può permettersi di premere troppo il piede sull’acceleratore delle politiche monetarie espansive dal momento che, quando la FED comincerà con il tapering, l’euro sarà costretto a deprezzarsi. Ed un euro più debole significa maggiori pressioni sui prezzi ed aumento dell’inflazione. La BCE per ora non può far altro che attendere, perché sa bene che se oggi si spinge troppo oltre, domani correrebbe il rischio di spiacevoli e repentine retromarce. In ogni caso per ora le stime sull’inflazione della BCE (1,4% nel 2013, 1,1% nel 2014 ed 1,3% nel 2015) lasciano grandi spazi di manovra ma potrebbero essere viste rapidamente al rialzo nei prossimi mesi.

Il secondo problema della BCE è un onore ed un onere allo stesso tempo. Dopo il varo dell’unione bancaria, l’Eurotower assumerà nel 2014 il ruolo di vigilante unico sulle banche europee e nello stesso anno dovrà effettuare gli stress tests per analizzare la robustezza degli stessi istituti di credito. Anche se le aree “politiche monetarie” e “vigilanza bancaria” sono state divise in compartimenti stagni per evitare spiacevoli conflitti di interessi, Draghi sa bene che fino a quando non si avrà un’idea chiara dello stato di salute delle banche europee sarà difficile lanciare nuovi prestiti triennali (LTRO) agli istituti di credito. Inondare di liquidità illimitata a medio-lungo termine le banche ad un tasso dello 0,25% vorrebbe dire migliorare artificialmente le passività e perdere di vista in un colpo solo quali di essere necessitino di riforme strutturali e ricapitalizzazioni.

Durante la conferenza stampa Draghi ha trovato anche il tempo per una piccola autocritica sui precedenti due round di LTRO triennali. Il presidente dell’Eurotower ha infatti spiegato che in quelle occasioni i fondi della BCE furono usati quasi completamente dalle banche per fare “carry trade” (speculazioni sui prezzi bassi) sui titoli di Stato e ben poco di quella liquidità entrò in circolo nell’economia reale.

Un messaggio ricco di significato per le strategie future della BCE e, forse, per il principio della forward guidance si tratta di un messaggio esplicito ai mercati che gli LTRO verranno profondamente modificati e riformati.

In foto, il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi (© European Parliament 2013 – Flickr)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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