mercoledì , 21 febbraio 2018
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Inflazione in picchiata: scenari “non convenzionali” in vista a Francoforte ?

Le ultime decisioni della Banca Centrale Europea riguardo il taglio del tasso di sconto al minimo storico (dallo 0,75% allo 0,5%), la netta riduzione dei tassi overnight (dall’1,5% all’1%) e tre aste di liquidità trimestrali (LTRO) sono state prese principalmente per mettere freno alle dinamiche deflazionistiche ormai dilaganti in tutti gli Stati dell’Unione Europea.

Nel solo mese di aprile 2013, il tasso annuo di inflazione è sceso all’1,2% rispetto al 1,6% di marzo. Poiché ci si stava velocemente allontanando dal target del 2% annuo, era quasi scontato che venisse allentata la politica monetaria. Il tasso di inflazione è il risultato di numerosissimi aspetti, ed è pertanto innegabile che venga enormemente influenzato dal livello dei consumi, dal tasso di cambio con un paniere di riferimento di valute globali e dal prezzo dei beni energetici.

E nessuno di questi elementi gioca oggi a favore di un aumento del tasso di inflazione europea nel mese di maggio. Sebbene la BCE abbia allentato la politica monetaria, il suo livello di intervento non è nulla in confronto con il raddoppio della base monetaria giapponese e l’ingente programma di acquisto titoli (85 miliardi di dollari al mese) della Federal Reserve negli Stati Uniti. La liquidità continua ad affluire nel Vecchio Continente, attirata dai tassi di interesse dei bond sopra la media e nella prospettiva di un rafforzamento dell’euro, ormai stabile intorno al cambio di 1.30 con il dollaro ed in continua crescita nei confronti dello Yen giapponese.

Questo afflusso innegabilmente porta enormi benefici sia al mercato primario europeo che a quello secondario. Dopo due anni di aiuti europei finalmente il Portogallo ha potuto presentarsi sui mercati per un’emissione di titoli decennali emessi al 5,7%. Anche la Slovenia, tanto dibattuta sui giornali finanziari internazionali ed appena declassata a “junk” da Moody’s ha potuto tranquillamente emettere 3,5 miliardi di dollari, venendo subissata da una domanda di mercato di oltre 15 miliardi. La scelta di emettere bond in dollari si basa sempre sulla previsione che l’euro si rafforzi e che in futuro sarà molto meno oneroso rimborsare in valuta statunitense.

Nei mercati globali di materie prime, i principali metalli (oro, argento, rame, platino) hanno collezionato negli ultimi 3 mesi cali compresi tra il 10% ed il 25%. Considerati tutti questi fattori, il prossimo direttivo della BCE potrebbe discutere le strategie da adottare per affrontare un tasso di inflazione europeo pericolosamente sotto l’1%. A quel punto potrebbero venire ulteriormente tagliati i tassi di interesse ma sarebbe ancora ben poca cosa rispetto alle politiche monetarie giapponesi ed americane, dove i tassi sono stabili intorno allo 0% già da molti anni.

A quel punto Draghi potrebbe decidere di giocare la carta dei tassi negativi per le banche che decidono di depositare la liquidità presso la BCE invece di prestarla sui mercati. Tuttavia, come lo stesso governatore dell’Eurotower ha recentemente affermato, è ancora troppo presto per politica monetarie così “non-convenzionali”, i cui effetti vanno prima ben studiati su modelli teorici.

Restano più solo gli acquisti di titoli sul mercato aperto ma anche in questo caso ogni ipotesi è prematura, dato che hanno sempre trovato l’opposizione più o meno velata degli rappresentanti della Bundesbank. Fino a che non si avranno dati precisi sull’inflazione di maggio non è impossibile fare altre stime, tuttavia se questa dovesse nuovamente crollare di quasi mezzo punto come ad aprile, anche gli scenari più impensabili potrebbe essere riaperti. 

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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