sabato , 24 febbraio 2018
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Il Vice Presidente Dombrovskis e i Commissari Thyssen e Moscovici in conferenza stampa © European Commission, 2014

Italia, la Commissione promuove con riserva la legge di Stabilità

La legge di Stabilità italiana è stata promossa con riserva dalla Commissione Europea, oggi è ufficiale. L’esecutivo comunitario ha infatti comunicato i risultati delle analisi delle bozze di leggi di Stabilità presentate da 16 membri dell’eurozona (Grecia e Cipro sono esclusi perché ancora sottoposti a programmi di risanamento). Il governo Renzi incassa dunque ufficialmente l’appoggio, sebbene aperto a nuove revisioni entro pochi mesi, da parte della Commissione Juncker, che per la prima volta dalla sua investitura ha analizzato i bilanci dei Paesi dell’eurozona. In concomitanza con l’annuncio di questi risultati, la Commissione ha anche pubblicato l’Annual Growth Survey 2015, che delinea le linee di politica economica per il prossimo anno.

Il programma presentato dal Vice Presidente per l’Euro Valdis Dombrovskis e il Commissario per l’Occupazione Marianne Thyssen  propone tre direttrici principali su cui muoversi per “la creazione sostenibile di lavoro e di crescita economica”: aumento degli investimenti, maggiore impegno nelle riforme strutturali e responsabilità fiscale. Se gli ultimi due punti sono ormai un tratto ricorrente delle proposte europee da anni, l’accento sugli investimenti è una novità politica consistente e definisce l’azione della Commissione Juncker. Solo due giorni fa infatti, Jean-Claude Juncker ha presentato al Parlamento Europeo il suo piano che ambisce a mobilitare fino a 315 miliardi di investimenti pubblici e privati nei prossimi tre anni, senza creare nuovo debito e individuando settori chiave quali infrastrutture, istruzione, ricerca e innovazione.

L’altra mossa squisitamente politica di Juncker sta proprio nel non colpire troppo duramente alcuni Paesi su cui si addensano alcune perplessità, come Italia, Francia e Belgio. Questi sono infatti i Paesi chiamati entro marzo 2015 a mostrare risultati concreti (ecco spiegata l’accelerazione del governo Renzi sul Jobs Act e l’ingorgo parlamentare delle prossime settimane), in attesa di un nuovo giudizio da parte della Commissione, che avrà per allora un “quadro più completo”, ha detto il Commissario per gli Affari Economici e Monetari Pierre Moscovici. Oggi questi Stati sono classificati come ‘potenzialmente non conformi’ con il Patto di Stabilità e a rischio procedura di infrazione.

Ma la procedura non è scattata e questa è una scelta politica di Juncker, che in un’intervista a vari giornali europei ha affermato come abbia preso la decisione di “non colpire Italia e Francia, sarebbe stato troppo facile”: nessuna bocciatura, dunque. I due grandi Paesi europei ottengono così maggiore spazio di manovra, anche se a ben vedere la situazione di Roma e Parigi non è poi così simile.

Il governo di Matteo Renzi incassa infatti il riconoscimento di qualche progresso nel risanamento strutturale, anche se “le promesse non bastano”, come sostenuto sempre da Juncker. Ci si aspettano dunque nuove riforme, soprattutto in direzione di una maggiore efficienza della spesa pubblica, oltre che verso le privatizzazioni “promesse”. Queste misure, oltre che facilitare il ritorno alla crescita, devono intaccare il vero male italiano: il debito pubblico.

Alla Francia invece vengono riconosciuti “progressi limitati”: Parigi inoltre “non ha ancora preso azioni effettive per il 2014”, sottolinea la Commissione, che ha già riconosciuto alla Francia un allungamento dei tempi per il rientro dal deficit eccessivo. Una flessibilità di cui l’Italia non ha usufruito, anche per l’impegno a rispettare i termini sottoscritti con i partner europei.

E gli altri Paesi dell’eurozona? Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Lussemburgo e Slovacchia sono promossi a pieno titolo. Non manca però un richiamo a Berlino perché sfrutti lo spazio fiscale guadagnato in questi anni e i tassi d’interesse ai minimi storici per aumentare gli investimenti, che servono a riequilibrare i rapporti economici nell’eurozona, ma sono indispensabili anche all’economia tedesca: proprio la mancanza di investimenti sarebbe la causa del rallentamento economico di questi mesi e delle prospettive di crescita nel lungo periodo non entusiasmanti.

Estonia, Lettonia, Slovenia e Finlandia sono invece “per lo più conformi” rispetto alle indicazioni europee, mentre altri Paesi che sono a rischio di non rispettare gli impegni sono Spagna, Portogallo, Austria e Malta. Ma a differenza di Italia e Francia non è previsto per loro un nuovo esame a marzo.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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