sabato , 24 febbraio 2018
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La BCE conferma i tassi ai minimi storici. Draghi si prepara al “tapering” americano

Ieri, giovedì 5 settembre, si è riunito il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea per discutere di politica monetaria. Non c’è dubbio però che gli economisti di tutto il mondo ricorderanno l’estate 2013 per l’annuncio del Presidente Mario Draghi sull’avvio dei meccanismi di “forward guidance” da parte della BCE. D’ora in avanti, in pratica, ci si dovrà abituare a leggere tra le righe delle dichiarazioni di Draghi, dal momento che parte della politica monetaria verrà guidata attraverso gli annunci del suo stesso Presidente.

L’Eurotower cerca dunque di creare stabilità finanziaria in modo che gli operatori non si interroghino ogni mese sul futuro della politica monetaria. Di conseguenza anche nelle conclusioni del Direttivo di settembre campeggia la dichiarazione fondamentale per cui “la politica monetaria rimarrà accomodante fino a quando sarà necessario”. Il Consiglio Direttivo ha quindi mantenuto i tassi ai minimi storici sia per far fede alle promesse di forward guidance che per prepararsi alla svolta in arrivo dalla Federal Reserve americana. Per semplificare: per il primo motivo li ha tenuti stabili, per il secondo non ha potuto abbassarli ulteriormente.

Fra qualche mese, infatti, la Fed inizierà le operazioni di tapering, ossia la riduzione graduale delle politiche monetarie espansive attraverso le quali, ogni mese, la banca centrale americana immette sui mercati 80 miliardi di dollari attraverso l’acquisto di titoli di Stato e altri bond. Quando inizierà questa operazione, l’offerta di dollari sui mercati si ridurrà gradualmente e il dollaro inizierà ad apprezzarsi su quasi tutte le altre valute. Questa dinamica potrebbe spingere gli investitori di tutto il mondo ad aumentare le quote di strumenti titolati in dollari nel proprio portafogli. A quel punto la diminuzione dell’offerta e l’aumento della domanda potrebbero spingere il dollaro verso ulteriori rialzi. Le prospettive del tapering stanno già oggi terremotando le politiche monetarie di India e Brasile.

La BCE , nonostante un tasso di inflazione nell’eurozona crollato all’1,3% ad agosto e ben lontano dal target del 2%, non può quindi permettersi di ampliare le sue politiche monetarie espansive. Draghi non può fare altro che attendere che il previsto deprezzamento dell’euro sul dollaro riporti dolcemente il tasso di inflazione verso il 2%. Premere troppo il piede sull’acceleratore oggi potrebbe obbligare ad adottare correttivi troppo bruschi in futuro.  L’eurozona non può permettersi altri shock.

Oltre alle prospettive valutarie, Draghi ha comunicato che la BCE ha rivisto le stime di crescita per il 2013 e il 2014. Per l’anno in corso il PIL della Zona Euro potrebbe calare solamente dello 0,4%, invece dello 0,6% previsto precedentemente. Per il 2014 le stime sono state portate al ribasso dall’1,1% all’1%. Anche le prospettive di inflazione per il 2013, a causa dell’imminente tapering, sono state alzate dall’1,5% all’1,6%.

Anche la crescita della massa monetaria è ulteriormente calata, passando dal 2,4% di giugno al 2,2% di luglio. Considerando che la Banca Centrale Giapponese ha come obiettivo il raddoppio della base monetaria, un aumento del 2,2% annuo non può che rassicurare i falchi sulla stabilità dell’euro. C’è da registrare purtroppo ancora un pessimo dato che riguarda i prestiti del sistema bancario verso le imprese. Il calo si è fatto a luglio più vistoso toccando il -2,8% rispetto al -2,3% di giugno.

I mercati europei hanno reagito alle parole di Draghi in modo abbastanza contrastante. Sono andati molto bene i mercati azionari e contemporaneamente sono aumentati i rendimenti dei titoli di Stato di quasi ogni Paese e per quasi ogni scadenza. In particolare, attira l’attenzione il rendimento del bund tedesco che ha superato la soglia psicologica del 2%. Tali movimenti possono essere spiegati con le prospettive degli operatori di un’inflazione in netto aumento a causa del deprezzamento dell’Euro (oggi crollato ad 1,31 sul dollaro) per le dinamiche spiegate in precedenza.

Nonostante i rischi da contraccolpi da tapering, l’eurozona potrebbe però beneficiare di un aumento dell’export in grado di migliorare le prospettive di crescita per l’anno in corso. In ogni caso non è l’Euro a temere eccessivamente in vista del tapering ma soprattutto lo Yen, già spinto verso il ribasso dall’Abenomics. L’importantissima questione irrisolta rimane una: quando inizierà il tapering?

In foto l’Eurotower, sede della Banca Centrale Europea a Francoforte, Germania (©MPD01605, Flickr).

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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