mercoledì , 21 febbraio 2018
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La BCE non risponde alla politica monetaria del Giappone

Mercoledì 3 aprile l’Europa è andata a dormire terrorizzata dall’escalation delle minacce nucleari del regime di Pyongyang e dal risveglio dell’influenza aviaria in Cina. Quando il giorno dopo è apparso il comunicato della Banca Centrale del Giappone (BoJ), che annunciava una delle manovre monetarie più imponenti della storia dell’economia mondiale, è stato chiaro a tutti quale delle tre fosse la notizia al momento più rilevante.

Con la maxi-manovra annunciata, la BoJ cercherà di aggredire i quattro macigni che da tempo schiacciano il Paese del Sol Levante. In primo luogo un debito pubblico rispetto al Pil tra i più alti al mondo, che continua a salire e punta inesorabilmente verso la soglia del 250%, una bilancia commerciale in passivo, la scarsa crescita ed infine le dinamiche dei prezzi perennemente a rischio deflazione. Per ciascuno di questi aspetti, il neo-governatore Haruhiko Kuroda ed il suo board interverranno con alcuni interventi di politica monetaria convenzionali ed altri estremamente innovativi.

Innanzitutto la base monetaria verrà espansa al ritmo di 60-70 triliardi di yen all’anno, una cifra astronomica che si avvicina al 25% del Pil. Si passerà quindi dagli attuali 138 triliardi di yen circolanti nell’economia giapponese ai 270 triliardi alla fine del 2014. Raddoppiando la base monetaria, Kuroda cercherà di aumentare la liquidità nel sistema e la velocità degli scambi commerciali in modo da raggiungere un target d’inflazione annuo superiore (di poco) al 2%. Inoltre, se l’offerta di yen aumenterà a questi ritmi, la valuta giapponese non potrà che deprezzarsi, rendendo più competitive le merci giapponesi sui mercati internazionali. Si tenta così di riportare in pareggio la bilancia commerciale e dare rilancio al Pil della nazione. Va ricordato che, se le esportazioni e di conseguenza il Pil di uno Stato decollano, il denominatore del rapporto debito/Pil rende contabilmente meno oneroso il peso del debito sulla ricchezza prodotta.

Per raddoppiare la base monetaria la Banca Centrale acquisterà ogni anno 50 trilioni di titoli di Stato giapponesi di tutte le scadenze: verranno addirittura acquistati bond con scadenza nel 2053. In questo modo la curva dei tassi di interesse dovrebbe scendere su tutte le scadenze temporali. Con questa operazione si cerca di rilanciare gli investimenti delle imprese, rendendo meno oneroso il finanziamento presso le banche. Inoltre l’istituto centrale si metterà “in pancia” un’enorme quota di debito pubblico che in caso di emergenza (ad esempio un fantascientifico futuro haircut) è bene che non sia detenuta dagli investitori.

Ormai pare essere scomparsa ogni ortodossia monetaria a Tokyo e non ci sarebbe da stupirsi se la Banca Centrale acquistasse quote enormi di debito in vista di una futura auto-cancellazione. Convenzionalmente, questo tipo di operazione non è praticata dagli Stati perché minerebbe in modo devastante autonomia e autorevolezza degli istituti centrali. In Giappone, tuttavia, la Boj è ormai sotto stretto controllo governativo e la sua autonomia pare dimenticata.

Per far ripartire i prezzi del mercato immobiliare e rimettere in moto l’intero settore delle costruzioni verranno acquistati alcuni triliardi di bond di imprese immobiliari. Infine come ultima mossa verranno acquistati Exchange Traded Fund e di conseguenza verrà creato valore per investitori e fondi pensione. La borsa di Tokyo ha festeggiato l’ondata di liquidità toccando il suo record storico da quando è stata aperta nel 1949 ed il cambio tra yen e dollaro, euro e won ha già iniziato a muoversi pesantemente. Tuttavia, l’intero piano non è privo di possibili conseguenze negative e contraccolpi. La situazione andrà quindi monitorata con attenzione nei prossimi mesi.

In confronto alle notizie che arrivano da Tokyo, il direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) e della Bank of England paiono due eventi abbastanza noiosi. La Banca centrale inglese ha confermato i tassi di interesse allo 0,5% ed il suo personale programma di acquisto di titoli di Stato. L’Eurotower ha confermato che la politica monetaria europea rimarrà accomodante fino a che non si vedranno segnali di ripresa all’orizzonte. La massa monetaria complessiva europea dal Febbraio del 2012 al Febbraio 2013 è cresciuta del 7%.

Mario Draghi tiene ben stretto il timone della nave europea ed è rassicurato dal calo dell’inflazione europea nell’ultimo mese dall’1,8% all’1,7% che gli potrà garantire futuri interventi espansivi senza mettere a rischio il target del 2%. In conferenza stampa il Presidente della BCE ha provato ad ignorare l’argomento Giappone. Quando gli è stato chiesto come influiranno le decisioni di Kuroda sulla BCE, Draghi ha nicchiato e spiegato che non è suo compito intervenire sul mercato dei cambi.

Insomma le linea coraggiosa del rifiuto europeo di partecipare alla guerra delle valute non verrà meno neanche questa volta. Infine, Draghi si è premurato di precisare alla platea dei giornalisti che nonostante la BCE appaia la più immobile tra le banche centrali, nel momento in cui gli spread italiani e spagnoli erano esplosi, operazioni di mercato aperto e massicci Ltro hanno riportato la situazione finanziaria alla normalità. In sostanza, è vero che la BCE si muove poco, ma è vigile ed in caso di emergenza non farà mancare né la liquidità né altri tipi di interventi.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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