mercoledì , 15 agosto 2018
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La BCE rassicura nuovamente i mercati e analizza le prospettive dell’euro

Nessuno può sapere se i membri del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea, riunitosi ieri a Francoforte, abbiano spento i cellulari e tolto la batteria per sicurezza per non farsi intercettare. Come è emerso nella cronaca dei giorni scorsi, l’Eurotower si è dotata di poderose misure di sicurezza e di semplici precauzioni per contrastare le fughe di dati. Tuttavia, dal momento che nella riunione di ieri si è deciso di non mutare di una virgola le strategie di politica monetaria, i telefoni sarebbero potuti benissimo restare accessi. Il tasso europeo di inflazione, passato dall’1,4% annuo di maggio all’1,6% di giugno e sempre più vicino al target del 2%, lasciava poche possibilità di manovra. Ci sono segnali però che il livello dei prezzi possa tornare a scendere, dato che si è registrato un calo nella crescita della massa monetaria, dal 3,2% annuo di aprile al 2,9% di maggio.

L’affermazione che ha però stregato i mercati, lanciandoli nell’orbita dei rialzi è stata: “il Consiglio Direttivo si aspetta di mantenere i tassi di riferimento stabili o a un livello minore per un periodo esteso di tempo”. Niente accenni a politiche non convenzionali quindi, solo un avvertimento al mercato finanziario che l’Europa è ancora lontana anni luce dalla ripresa economica a stelle e strisce. Di conseguenza, se la Federal Reserve (FED) ha iniziato a ipotizzare un’exit strategy dalle politiche monetarie espansive entro la fine dell’anno, per Mario Draghi il momento è ancora lontano.

Pare inoltre che per il Presidente della BCE i mesi estivi siano centrali per la stabilità dei mercati finanziari. Dopo la carneficina finanziaria dell’estate del 2011 che portò Spagna e Italia sull’orlo del default in autunno, lo scorso luglio Draghi pronunciò l’ormai famosa frase “faremo qualsiasi cosa sarà necessaria per salvare l’euro”, evitando ai mercati una nuova debacle estiva. Dopo le ultime uscite di Draghi, sembra dunque essere messa al sicuro anche la stabilità finanziaria per l’estate 2013.

Se non ci sono novità dal punto di vista della politica monetaria, è da segnalare l’ingresso della Banca Centrale Croata nelle quote di capitale della BCE. La piccola banca centrale ha sottoscritto lo 0,59% del capitale dell’Eurotower per un valore totale di 64 milioni e mezzo di euro circa, che dovrà progressivamente versare. Il capitale della BCE delle banche centrali europee esterne alla zona euro scende però sotto il 30%, a causa dell’aumento della quota per gli istituti centrali di Portogallo e Irlanda.

I consiglieri poi avranno senz’altro esaminato la nuova versione dell’ormai annuale pubblicazione sul ruolo internazionale dell’euro. Più ombre che luci nel rapporto, che segnala complessivamente una riduzione delle riserve in euro nel mondo in seguito alla crisi globale. Nel 2011 l’euro rappresentava oltre un quarto (25,1%) delle riserve mondiali di valuta, mentre nel 2012 la sua quota è scesa al 23,9%. Infatti, sono molte le banche centrali che dal 2007 in avanti hanno ridotto in modo molto consistente le quote delle proprie riserve denominate in euro. Innanzitutto gli Stati dell’Unione Europea non appartenenti alla zona euro hanno ridotto le quote di riserve in euro dal 68,6% al 58%. La Turchia ha invece addirittura dimezzato la propria quota di riserve denominate in euro passando dal 55,2% del 2007 al 27,3% del 2012. La strategia della Federal Reserve invece sembra mirare al potenziamento dell’euro come valuta di riserva. Nel 2007 l’euro rappresentava solo il 37,9% delle riserve USA, mentre oggi ne rappresenta ben il 57%. Anche la Russia tra alti e bassi ha leggermente aumentato la quota riservata all’euro, mentre non pervengono i dati relativi alla Cina.

E’ quasi certo che nel 2013 se la BCE continuerà a difendere la stabilità dell’euro nel range 1,25-1,35 sul dollaro, un ritorno all’accumulo potrebbe divenire nuovamente interessante per gli Stati che in passato hanno ridotto la quota riservata alla moneta unica. Ed è forse questo desiderio, oltre ai freni della Bundesbank, ad aver prevenuto la BCE dal intraprendere politiche monetarie eccessivamente aggressive. Per una strategia a lungo termine che ponga l’Europa tra i principali player economici del futuro, è fondamentale una valuta che diventi riferimento del mondo per la sua stabilità, diffusione e liquidità. Le politiche monetarie di Tokyo ed il massiccio disinvestimento in prodotti finanziari denominati in yen daranno la giusta spinta all’euro ancora per qualche anno. Resta l’incognita FED, dal momento che il dollaro è ancora valuta di riferimento globale nelle riserve e nei traffici commerciali. Dalle decisioni che la banca centrale degli Stati Uniti prenderà in autunno, verranno a determinarsi molti degli equilibri globali nelle composizioni dei panieri di valuta.

In foto: il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea in seduta all’Eurotower di Francoforte. (Foto: Europea Central Bank)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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