martedì , 14 agosto 2018
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La BCE taglia i tassi e agita i mercati

Oggi si è riunito il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea nella consueta riunione di inizio mese per delineare le strategie di politica monetaria. Dal momento che l’inflazione europea è crollata ad ottobre allo 0,7% dall’1,1% di settembre, era inevitabile attendersi nuovi interventi da parte dell’Eurotower. Il target principale della BCE è infatti mantenere il livello di inflazione nel medio-lungo termine appena al di sotto del 2%.

Come avevamo visto nell’analisi della scorsa settimana, a metà novembre inizieranno gli stress test per le banche europee e se Draghi avesse lanciato nuovi LTRO triennali (prestiti alle banche a lungo termine) avrebbe rischiato di inquinare pesantemente i risultati. Anche iniziare un nuovo programma di acquisto titoli sarebbe stato molto complesso, considerate le resistenze di alcuni membri del Direttivo, contrari ad una BCE iper-interventista. Questi ultimi, come dichiarato dallo stesso Draghi in conferenza stampa, si sono espressi nel Direttivo di oggi contrari a qualsiasi intervento prima del mese di dicembre. Tuttavia, la maggioranza ha deciso che il clima deflazionista andava fermato e di conseguenza ha votato a favore di un doppio taglio dei tassi.

Il tasso di sconto è stato tagliato quindi dallo 0,5% allo 0,25%, mentre il tasso per i prestiti alle banche overnight (MLF) è stato ridotto dall’1% allo 0,75%. Rimane inalterato allo 0% il tasso attivo per le banche che depositano somme di denaro presso la BCE. Oltre al taglio dei tassi, il Presidente Draghi ha deciso di giocare ancora una volta la carta della forward guidance. Si tratta del meccanismo introdotto a luglio che consente di influenzare i mercati rilasciando dichiarazioni sulle mosse future della BCE. In particolare Draghi ha affermato che l’istituto centrale manterrà i tassi a questi livelli o ad un livello addirittura inferiore per ancora molto tempo.

Poichè il valore del tasso di sconto allo 0,25% rappresenta il minimo storico mai toccato, per molti analisti era difficile aspettarsi un ulteriore taglio dei tassi in futuro. Un altro importante annuncio del Presidente riguarda il fatto che sono terminati gli studi teorici riguardo l’eventuale fissazione di tassi attivi negativi (quelli pagati alle banche che depositano somme presso la BCE sotto lo 0%). Draghi ha letteralmente affermato che la BCE è “tecnicamente pronta” e i tassi negativi sono ormai da considerarsi un’arma della sua “artiglieria”. Un altro elemento da considerare è il proseguimento delle operazioni di LTRO trimestrali almeno fino alla fine del 2015. Insomma, per le banche europee rubinetti di liquidità aperti ancora a lungo a costi bassissimi.

Le prospettive di una maggiore offerta di euro hanno scosso profondamente i mercati, innescando già nel tardo pomeriggio un grosso spostamento di capitali dall’eurozona verso il resto del mondo. Gli investitori internazionali negli ultimi sei mesi avevano guardato all’Europa come a un porto sicuro per salvaguardare i propri investimenti dalla svalutazione nipponica e dal caos politico americano. Valuta forte e rendimenti sopra la media erano lo scenario ideale per qualsiasi allocatore di capitali. Tale attenzione aveva portato l’euro a toccare la quota di 1,38 sul dollaro, condotto i listini europei ai massimi e donato tranquillità al settore obbligazionario.

Ora, le mosse della BCE, in aggiunta alle prospettive di una maggiore stabilità negli Stati Uniti con l’inizio del tapering (il rallentamento delle iniezioni di liquidità ad opera della FED) e la crescita del PIL al 2,8%, hanno portato i capitali sulla via del ritorno. L’euro è crollato a quota 1,335 e le vendite hanno fatto sprofondare le borse europee ad eccezione di Francoforte.

Dopo gli ultimi mesi di pax aurea regalata da USA e Giappone, potrebbero presto ricominciare periodi turbolenti per l’eurozona. Se, nonostante il taglio dei tassi, il trend deflazionistico dovesse continuare, la BCE sarebbe costretta a nuovi interventi. Questi ultimi però potrebbero accelerare la fuga di capitali, danneggiando maggiormente i deboli Paesi periferici, tra cui l’Italia. E purtroppo potremmo non vedere gli effetti positivi di tali interventi dal momento che anche l’eccesso di liquidità a basso costo stenta a far ripartire il credito delle banche verso le imprese. Nonostante Draghi parli di artiglieria, la BCE si trova su un sentiero strettissimo insidiata da deflazione, scarso credito ed esito degli stress test delle banche incerto. Questo è il primo scoglio da affrontare all’orizzonte per la nave Europa, ma anche la prima occasione per mettere in campo il nuovo meccanismo di risoluzione unica in caso di crisi bancaria.

In foto Mario Draghi (Foto: European Central Bank) 

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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