mercoledì , 15 agosto 2018
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La mossa di Karlsruhe: il ricorso alla Corte di Giustizia europea

Ci risiamo. Ancora una volta, come è spesso accaduto negli ultimi anni, la Corte Costituzionale tedesca irrompe sulla scena europea con una decisione che farà discutere e che potrà avere pesanti conseguenze per la governance economica dell’UE. La Corte di Karlsruhe ha infatti deciso di rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, affinché questa giudichi in via preliminare il programma di acquisto di bond della BCE, denominato OMT (Outright Monetary Transactions). Si tratta dell’arma con cui il Presidente della BCE Mario Draghi ha tranquillizzato i mercati finanziari nel luglio del 2012: allora, Draghi promise che l’istituto centrale avrebbe fatto tutto il possibile per salvare l’euro, un’espressione ormai storica. Con quell’uscita pubblica infatti, Draghi assicurava un maggior coinvolgimento della BCE nella tenuta dell’eurozona, promettendo un aiuto concreto e potenzialmente illimitato a quei Paesi in difficoltà che avessero però partecipato ai programmi di salvataggio dello European Stability Mechanism (ESM).

Proprio il famigerato fondo salva-Stati era stato oggetto delle rimostranze della Corte tedesca negli anni scorsi. L’Europa ricorda ancora l’inquietudine dell’estate 2012, in attesa che i giudici costituzionali di Karlsruhe si pronunciassero sulla costituzionalità della partecipazione della Germania proprio al fondo ESM. In quell’occasione, la decisione fu abbastanza favorevole per le sorti della governance europea, permettendo il contributo di Berlino al fondo: un passaggio fondamentale, dato che la Germania ne è il primo contributore.

Le attenzioni di Karlsruhe si sono poi concentrate sull’OMT. Concretamente, si tratta di un programma di acquisto di titoli di Stato con scadenza a tre anni di un Paese in difficoltà con il rifinanziamento del proprio debito. La Corte ne contesta la costituzionalità e il rispetto dei Trattati europei, due questioni che spesso vanno a braccetto nelle valutazioni dei togati: si tratterebbe, secondo i critici di queste misure come la Bundesbank, di una via traversa attraverso cui finanziare altri Stati membri.

Non è stata solo la banca centrale tedesca a mettere in dubbio la legittimità di un simile programma: nel giugno scorso, la Corte Costituzionale aveva tenuto alcune audizioni dopo che più di 35.000 cittadini tedeschi avevano espresso le proprie rimostranze. L’OMT infatti porterebbe la BCE a tradire il proprio mandato, che ha come obiettivo prioritario quello della stabilità dei prezzi, non il salvataggio di Paesi nei guai finanziari. Non solo il mandato della BCE verrebbe violato, ma anche la legge tedesca, che prevede uno stretto controllo del Parlamento nazionale sul budget (una delle condizioni della già citata sentenza sull’ESM). Un utilizzo più o meno libero dei fondi messi a disposizione della BCE sarebbe, sempre secondo i contestatori, una potenziale violazione di tale norma.

La Corte sta lavorando al caso da mesi, ormai. Aveva destato interesse la scelta di non pronunciarsi nell’autunno scorso, quando una sentenza pareva imminente. Questa decisione sarebbe stata assunta dai giudici costituzionali per la complessità del caso, ma anche perché si stavano svolgendo le difficili trattative per la formazione del nuovo governo, che sarebbero state ulteriormente complicate da un verdetto così atteso. Solo nei giorni scorsi, i media internazionali ventilavano la possibilità di una sentenza ad aprile. Oggi è infine giunta la decisione a sorpresa di rivolgersi alla Corte di Giustizia. Nel frattempo, la Corte tedesca ha anche annunciato una nuova sentenza sull’ESM per il 18 marzo, in un procedimento separato da quello sull’OMT. È evidente come però i due percorsi giudiziari si intreccino e mettano sotto pressione la struttura istituzionale europea.

La risposta della BCE è stata molto scarna: l’Eurotower ha semplicemente ribadito quanto detto da tempo, ossia che il programma OMT non viola il mancato della Banca. Più complessa da prevedere la reazione dei mercati: stabilizzata proprio dall’annuncio di Draghi di quasi due anni fa, la crisi dell’eurozona potrebbe improvvisamente riaccendersi in caso di un verdetto che metta in dubbio la legittimità dell’OMT. Un programma ancora potenziale, perché mai utilizzato finora. Tuttavia, già nei giorni scorsi Bank of America aveva sottolineato il rischio “relativamente alto” di un giudizio negativo, con conseguente disimpegno tedesco. Una mossa che priverebbe di qualsiasi credibilità le politiche di salvataggio della BCE. Nella stagnazione della politica europea, tocca di nuovo ai giudici esprimersi.

(Foto: Bundesarchiv, B 145 Bild-F080597-0004 / Reineke, Engelbert / CC-BY-SA – Wikimedia Commons) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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