domenica , 25 febbraio 2018
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La riunione del Consiglio Direttivo BCE: parola d’ordine “stabilità”.

Sarà marzo il mese decisivo, per il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea (BCE), per impostare le nuove strategie per il 2014. Nulla di fatto nella riunione di giovedì 6 febbraio insomma: tassi fermi e nessun annuncio di politiche monetarie non convenzionaliIl tasso di inflazione dell’area dell’euro è nuovamente sceso, nel mese di gennaio 2014, allo 0,7% annuo, ben distante dal target del 2% dell’Eurotower, ma non abbastanza per innescare l’”emergenza deflazione”.

Come visto a gennaio infatti, è assai probabile che la BCE non intervenga finché non dovesse verificarsi un calo dell’indice dei prezzi sotto la soglia psicologica dello 0,5% o uno stazionamento, fino a metà anno, nella forchetta 0,6%-1,0%. Per quanto riguarda l’analisi monetaria, l’aggregato M3 (che comprende liquidità, ma anche depositi e titoli a breve termine) segna un brusco calo dal +1,5% del novembre 2013 al +1,0% del mese di dicembre dello stesso anno. Ciò dimostra che la politica monetaria dell’Eurotower, nonostante il taglio dei tassi di questo autunno, continua ad essere improntata verso la stabilità e la moderazione.

In particolare i prestiti erogati tramite i LTRO triennali (prestiti a lungo termine a favore delle banche) a cavallo del 2011 e del 2012 stanno venendo progressivamente ripagati dagli istituti di credito europei e per non influenzare il tasso di cambio, la BCE sterilizza periodicamente la liquidità in eccesso, facendo depositare alle banche fondi presso i propri conti.

Durante la conferenza stampa a seguito della riunione del Consiglio Direttivo, il Presidente Mario Draghi ha analizzato la situazione del credito verso le imprese. Nel mese di dicembre la variazione annua dei prestiti verso le imprese europee ha toccato il -2,9%, in leggero miglioramento rispetto al -3,1% di novembre, ma si tratta pur sempre di dati sconfortanti. Draghi ha però osservato, durante il dialogo con i giornalisti, che le imprese che hanno deciso di finanziarsi tramite obbligazioni sono riuscite ad ottenere più fondi, ed a tassi minori. Questa osservazione ha profonde implicazioni per almeno due motivi.

Il primo è la perfetta linearità con l’analisi della Commissione Europea e con gli obiettivi della nuova Direttiva sul Risk Finance, che mira a sviluppare canali di finanziamento per le imprese alternativi al credito bancario. Si tratta di quei famosi “mini-mond” per le piccole-medie imprese che non sono mai veramente decollati. Il secondo motivo, confermato dallo stesso Draghi, è la possibilità, vista la situazione, di attivare nuove politiche monetarie per incentivare le banche a creare “pacchetti di prestiti” (ABS), acquistabili dalla BCE per spingere le banche ad erogare credito verso le imprese.

Il messaggio è molto chiaro: la liquidità è abbondante, ma non si trasmette adeguatamente dai mercati finanziari all’economia reale. Ergo, avviciniamo alla finanza quei settori che negli ultimi anni ne sono stati danneggiati invece che usufruirne adeguatamente.

Draghi ha poi analizzato la situazione sui mercati emergenti, pesantemente colpiti dalla fuga di capitali verso il mercato americano grazie al dollaro ed ai suoi rialzi causati del tapering (progressiva riduzione degli acquisti di titoli da parte della Federal Reserve). Per ora lo scenario non è preoccupante per l’eurozona, ma potrebbe presto influenzarne la ripresa economica. Mantenere le politiche monetarie invariate ha un profondo significato anche su questo fronte.

Comunica, agli investitori in crisi e spaventati dal crollo degli emergenti, che il dollaro non è l’unico porto sicuro in cui rifugiarsi e che l’euro presenta una stabilità assai maggiore. Non per nulla dopo le decisioni della BCE il tasso di cambio è tornato a viaggiare intorno alla quota di 1,36 sul dollaro, sono partiti massicci acquisti di titoli di Stato europei e le borse sono cresciute poderosamente. Gli investimenti in euro sono ancora molto appetibili all’investitore americano che, finché il tapering non terminerà e gli acquisti di titoli non finiranno definitivamente, vedrà comunque crescere la base monetaria in dollari.

Per concludere, la BCE si trova nella posizione privilegiata di poter creare benefici per l’eurozona sia con politiche monetarie stabili che con decisioni leggermente espansive che facciano ripartire il credito alle imprese. Non dimentichiamo che anche se costretta a misure espansive da prezzi in calo, per continuare ad attirare i capitali in fuga, l’Eurotower può sempre agire sulla sterilizzazione della liquidità in eccesso ed ancorare il tasso di cambio nel range 1,30-1,35 con il dollaro.

Nell’immagine, le banconote della nuova serie “Europa” ( © Markus Lutz, da www.ecb.europa.eu/press/pictures).

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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